Visioni e suggestioni 2009-2010

26/04/2011
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Ciao a tutti,

da oggi, 2 settembre 2009, inizierò a scrivere periodicamente sul blog di Salotto Precario.

Il Salotto Precario è uno spazio di discussione politica – composto da una decina di precari della cultura e del web – all’interno del quale, tra ottobre e novembre del 2008, nacque l’idea della mia candidatura al Quartiere San Vitale del Comune di Bologna. Come sapete, alle elezioni del 6-7 giugno 2009 sono stata eletta nelle liste del PD, sulla base d’un programmaprincipalmente rivolto ai giovani e ai precari. Tale programma, ebbene, non fu frutto di un’elaborazione individuale, bensì collettiva. Infatti, i suoi lineamenti generali erano già presenti nel primo documento redatto dal Salotto Precario e consultabile su http://salottoprecario.splinder.com (titolo:Sicurezza sì, ma di avere un futuro).

Pertanto, da oggi posterò sul blog del Salotto e lo farò utilizzando la firma Francesca & i Rossi. Questo gioco di parole sul mio nome-cognome sta ad indicare che gli articoli saranno spesso scritti in collaborazione con una o più persone, le quali lavorano a stretto fianco con me al fine di realizzare al meglio il mandato che ho ricevuto dai cittadini.

Gli interventi riguarderanno innanzitutto le vicende del Quartiere San Vitale e della città di Bologna. Per quanto riguarda le vicende del lavoro precario a livello nazionale, si cercherà invece di articolare interventi scientifici supportati, tra le altre cose, dalle numerose ricerche sociali che ho avuto modo di svolgere negli anni attraverso PopLab (http://www.poplab.it), lo sportello di consulenza per precari della cultura e del web.

L’attività online, la mia attività di Consigliere di Quartiere nonché il mio impegno politico generale, presenteranno due complementari assi di intervento.

1) Il primo asse è quello della sperimentazione di nuove forme di welfare territoriale. Costruire, cioè, una rete di servizi – generata dalla collaborazione fra pubblica amministrazione ed associazionismo – che non si limiti ai precari giuridicamente intesi come i co.co.pro. et similia (vale a dire solamente il 15% del lavoro flessibile), ma che sia invece fruibile da tutti coloro che devono procacciarsi un reddito senza però disporre d’un impiego fisso. Inoltre, volendo tener conto delle peculiarità del nostro territorio, una particolare attenzione dovrà essere rivolta alle associazioni culturali: una larghissima parte di queste ultime, oramai, è composta da giovani precari che cercano di avvicinarsi, tramite lo strumento associativo, al mercato e all’auto-imprenditorialità.

2) Il secondo asse di intervento consta della sperimentazione di forme di coalizione e mobilitazione dei precari. Questa è un’impresa che potrebbe apparire, per certi aspetti, impossibile. I precari, difatti, ora come ora sono soltanto una classe in sé, vale a dire uno strato sociale i cui componenti si sentono disconnessi gli uni dagli altri. Affinché essi possano diventare una classe per sé – ovvero capace d’individuare problematiche ed obiettivi comuni – dovrebbe esservi quell’elemento indispensabile che è la condivisione del medesimo spazio di lavoro. Ora, dato che tale elemento non c’è, ecco che l’impresa di far uscire i precari dall’attuale stato di passività può apparire a molti come impossibile. Eppure, si tratta di un’impresa necessaria. Innanzitutto, perché c’è una situazione di emergenza: milioni di persone stanno vivendo senza prospettive di futuro, senza possibilità di fare figli, senza aspettativa di pensione. In secondo luogo, la coalizione e la mobilitazione dei precari è necessaria per la stessa azione riformista, la quale – come nel caso dello Statuto dei Lavoratori nel 1970 – ha sempre avuto bisogno di spinte “dal basso” al fine di mettere a fuoco correttamente le questioni sociali. Oggi, per esempio, la stragrande maggioranza della classe politica italiana è convinta che la precarietà riguardi non più di un milione e mezzo di persone. Invece, come recentemente ben dimostrato dal sociologo Luciano Gallino, il numero reale della galassia flessibile oscilla fra le 10 e le 11 milioni di unità. Un processo di coalizione e mobilitazione, dunque, potrebbe far aprire gli occhi al mondo politico su questo ed altri aspetti.

È evidente che, per realizzare questi obiettivi, sarà necessario un apporto più esteso di quello di cui dispongo ora. Pertanto, invito tutti coloro che sono interessati a queste tematiche, tutti coloro che desiderano impegnarsi per cambiare le cose, tutti coloro che sono stufi di lamentarsi senza poi fare nulla, a contattarmi via mail o via telefono. Mi piacerebbe molto poter costituire un gruppo insieme al quale discutere delle cose da fare, elaborare progetti, organizzare iniziative.

Bene, per ora è tutto. Appuntamento, quindi, ai prossimi giorni per il primo articolo di “Francesca & i Rossi” su http://salottoprecario.splinder.com !

Francesca Rossi

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