PROGRAMMA DI MANDATO DI FRANCESCA ROSSI PER IL QUARTIERE SAN VITALE (1° parte – Azioni 2009-2010)

26/04/2011
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OTA: Il seguente programma di mandato non è stato ancora presentato al Consiglio del Quartiere San Vitale. Pubblichiamo le linee d’indirizzo – scritte da Francesca Rossi in collaborazione con Salotto Precario – per discuterne con tutte le persone interessate.

Introduzione

Il mio mandato presso il Consiglio del Quartiere San Vitale consterà, innanzitutto, della delega sul lavoro precario. Quest’ultima si articolerà lungo quattro assi d’intervento: a) la creazione di servizi di consulenza ed orientamento al mercato rivolti ai lavoratori precari; b) la promozione e/o la progettazione di spazi ed eventi che fungano da incubatori per la creatività e l’auto-imprenditorialità dei lavoratori precari; c) una ricerca scientifico-sociale sul territorio, che accompagni ogni azione amministrativa, finalizzata ad una corretta individuazione dei problemi e delle priorità; d) la sperimentazione di nuove forme partecipative che consentano ai giovani precari di prender parte alla vita politica ed amministrativa.   Il secondo aspetto del mio mandato riguarderà la mia delega a prender parte, per conto del Quartiere, alConsiglio delle Elette del Comune di Bologna. In tale contesto, presenterò proposte riguardanti il lavoro precario, con particolare attenzione alle implicazioni sociali della precarietà sul genere femminile e alle problematiche inerenti ai Disturbi del Comportamento Alimentare presso le giovani generazioni.

Destinatari

1) Non mi occuperò di lavoratori precari nel senso strettamente giuridico e sindacale del termine, perché questo rischierebbe di limitare l’intervento al solo lavoro parasubordinato (co.co.pro. ed affini), il quale corrisponde a circa il 15% del lavoro flessibile. Intendo, invece, affrontare la precarietà interpretandola secondo la più estesa valenza di fenomeno sociale. Ciò significa rivolgersi a tutti coloro che lavorano per procacciarsi un reddito ma che, indipendentemente dalla specifica condizione giuridico-lavorativa, hanno in comune fra loro quattro caratteristichea) non hanno un impiego fisso; b) hanno una prospettiva scarsa o nulla di capitalizzare una futura pensione; c) soffrono la difficoltà o l’impossibilità di metter su famiglia e/o di procreare; d) faticano o non riescono affatto ad accedere al credito.

2) In base agli elementi sopra esposti, i destinatari degli interventi saranno, quindi, tanto i lavoratori dipendenti quanto i lavoratori autonomi e i freelance; tanto i precari che svolgono prestazioni d’opera occasionale, quanto coloro che sono costretti a guadagnarsi da vivere entro condizioni di sommerso o semi-sommerso. Inoltre, una forte attenzione dovrà parimenti essere rivolta a tutta quellamicro-impresa che, molto spesso, è composta da lavoratori precari associati fra loro. Per ciò che riguarda la specificità del nostro territorio, occuparsi di lavoro precario significherà infine occuparsi diassociazionismo culturale. La forma associativa – soprattutto per ciò che riguarda le associazioni culturali senza scopo di lucro nate a Bologna dalla metà degli anni ’90 in poi – costituiscono infatti per migliaia di precari l’unico strumento giuridico praticabile per affrontare il mercato.

3) Osservando sia i dati Censis che Unioncamere degli ultimi anni, traspare che i settori in maggiore crescita per quanto riguarda l’assorbimento di nuova forza-lavoro sono quelli della creatività: web, cultura, formazione, marketing, entertainment. Questo comporta allora la necessità di stimolare e promuovere tali settori affinché si determini maggiore mobilità in entrata del mercato del lavoro. Significa, inoltre, creare servizi tarati su quella natura autonoma ed auto-imprenditoriale che – al di là delle variegate e temporanee condizioni giuridiche che un precario si trova ad attraversare durante la propria vita – il lavoro creativo manifesta.

4) Parlare di lavoro flessibile e precario, significa parlare di bar e locali notturni. Nella prima metà del 2009, l’ingresso di nuovi occupati nel mercato del lavoro è sceso in Italia del 29% e le attività produttive che hanno maggiormente contribuito a mitigare tale tendenza sono proprio bar, ristoranti e locali notturni. È dunque fondamentale valorizzare e mettere nelle condizioni di svilupparsi quella grande risorsa del nostro territorio che sono i bar, i disco-pub, gli spazi autogestiti e i circoli. Quanto più questa filiera fiorisce, tanto più possono moltiplicarsi opportunità di lavoro per i giovani bolognesi.

5) Parlare di lavoro flessibile e precario, significa parlare soprattutto di giovani. Infatti, il lavoro a termine interessa la stragrande maggioranza delle generazioni under-40. Generazioni che, però, hanno scarsissima rilevanza nel dibattito politico e sui mass-media. È allora essenziale creare occasioni in cui anche i giovani possano esprimersi sulle problematiche del territorio e, in particolar modo, su quel tema del “degrado” rispetto a cui, non sempre propriamente, tendono ad essere chiamati in causa. Occorre insomma che la pubblica amministrazione promuova il dialogo inter-generazionale, evitando altresì di schierarsi a priori con una fascia d’età o con un’altra. 

6) Il tema del lavoro precario, infine, assume una particolare valenza per ciò che riguarda le donne. La precarietà, oggi, nega alle donne la libertà di scelta sul fatto di fare figli. È importante allora che, fra i servizi per il lavoro precario, vengano potenziati quelli per le attività di cura e conciliazione, sia per le giovani madri che per tutte le donne, in modo che queste ultime possano scegliere liberamente se procreare o meno.

Obiettivi

1) Creare servizi di consulenza per il lavoro precario, gestiti tramite la collaborazione fra pubblica amministrazione ed associazioni di precari.

2) Proporre i servizi sperimentati presso il Quartiere San Vitale agli altri Quartieri, al Comune di Bologna e alla Regione Emilia-Romagna.

3) Attivare collaborazioni istituzionali e reperire finanziamenti finalizzati alla manutenzione dei servizi presso: il Comune di Bologna, la Regione Emilia-Romagna, l’Università, le Fondazioni, le Associazioni di Categoria e i privati.

4) Creare contesti periodici di partecipazione e discussione pubblica attraverso cui i precari possano esprimere il proprio punto di vista in merito alle problematiche del Quartiere e della città.

5) Svolgere una costante attività di ricerca sociale e monitoraggio su quei segmenti sociali che sono destinatari di interventi amministrativi.

6) Realizzare iniziative seminariali ed eventi culturali; promuovere incubatori della creatività e dell’imprenditorialità giovanili; stimolare e creare sinergie di marketing fra associazioni, imprese ed istituzioni. Tutto questo al fine di aumentare la visibilità sul territorio dei network produttivi coinvolti nonchélo scambio mutualistico all’interno della forza-lavoro precaria.

Azioni 2009-2010

I. Sportelli di consulenza

1) Il Quartiere San Vitale ha già ospitato uno sportello di consulenza per lavoratori precari – del quale ho fatto parte – denominato PopLab. Tale sportello (http://www.poplab.it) nacque nel 2002 grazie al sostegno dell’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna ed è stato gestito, negli ultimi anni, da associazioni composte da lavoratori precari. Dal 2005 al 2007 PopLab ha svolto la propria attività in convenzione con e presso le sedi dei Quartieri San Vitale e Santo Stefano. PopLab, a Bologna, ha svolto 700 consulenze in quattro anni – di cui circa 200 al Quartiere San Vitale nell’arco di due anni – e raggiunto poco meno d’un migliaio di iscritti. Dal 2006 al 2007, PopLab ha mantenuto attivi i propri servizi pur in assenza di finanziamenti ma poi, dato l’accumularsi delle spese vive, ha dovuto temporaneamente sospendere l’attività front-office. Oggi, a tre anni dall’ultima campagna promozionale, PopLab riceve ancora decine e decine di chiamate al mese per richiesta di consulenza. Questo perché, una volta sospeso il front-office presso i Quartieri, i lavoratori precari – in particolar modo quelli decisi a cimentarsi sul mercato con una propria idea creativa, con una propria progettualità – si sono ritrovati senza interlocutori. È arrivato il momento, quindi, di riattivare una tipologia di servizio affatto utile nonché richiesta dai cittadini. L’intenzione, pertanto, è di attivare un’attività front-office d’informazione e consulenza presso il Quartiere San Vitale, avvalendosi della collaborazione progettuale e gestionale di tutte le associazioni disponibili, purché composte da lavoratori precari.

2) L’attivazione d’una simile attività di servizio consta del tentativo di concretizzare quattro paradigmi per un nuovo e possibile sistema di welfarea) welfare mix: un nuovo welfare che sorga dalla collaborazione fra pubblica amministrazione e soggetti sociali, in questo caso le associazioni culturali composte da precari; b) welfare territoriale: un’attività di servizio ideata in uno specifico territorio per rispondere alle specifiche necessità di quest’ultimo; c) welfare di outcome: servizi che potenzino l’autonomia dei soggetti, ovvero la loro capacità d’imprendere e mettersi in relazione con il mercato; d)welfare mutualistico: come agli albori del movimento operaio – ai tempi delle Società di Mutuo Soccorso – il principio-guida per innovare il welfare potrebbe essere quello di stimolare il mutuo aiuto e, nel 2009, tale assunto potrebbe tradursi nella maggiore possibilità, per i precari, di scambiarsi consulenze, competenze e prestazioni.

3) Rispetto alla citata sperimentazione del Quartiere San Vitale svoltasi nel periodo 2005-2007, gli sportelli di consulenza dovranno, questa volta, operare entro un raggio d’azione più esteso e, soprattutto, in forma più strutturataa) sarà necessario testare la disponibilità nonché coinvolgere il maggior numero possibile di associazioni composte da precari, al fine di potenziare il know-how complessivo racchiuso nell’offerta di servizi; b) oltre all’ambito della creatività e dell’auto-impresa, sarà necessario potenziare l’offerta di servizi per tutto quel lavoro precario dipendente che non è caratterizzato da modalità “autonome” di relazione col mercato; c) questi sportelli di consulenza dovranno relazionarsi e scambiarsi informazioni con le altre attività front-office del Quartiere; d) d’altro canto, sarà necessario che il Quartiere San Vitale garantisca un’adeguata promozione istituzionale agli sportelli.  

4) I servizi degli sportelli saranno così strutturatia) un Comitato Scientifico, composto da esponenti del Quartiere, da membri delle associazioni di precari preposte all’erogazione dei servizi, nonché da rappresentanti di un eventuale ente erogatore di finanziamenti, supervisionerà e dirigerà l’attività degli sportelli; b) tutti i servizi front-office saranno gratuiti; c) i servizi saranno aperti al pubblico con una periodicità non inferiore alle tre volte a settimana ed entro una fascia oraria d’apertura non inferiore alle tre ore; d) il personale di sportello dovrà essere composto solo ed esclusivamente da lavoratori precari, selezionati dal Comitato Scientifico in base al curriculum vitae e alle specifiche competenze; e) il personale di sportello, prima d’iniziare l’attività front-office, dovrà seguire un iter formativo con professionisti del settore (commercialisti, legali, esponenti della pubblica amministrazione); tale formazione potrà avere la durata di circa un mese per ciò che concerne i servizi di primo livello (di cui più avanti) e la durata di circa due mesi per ciò che concerne i servizi di secondo livello (di cui più avanti); f) ciascun servizio saràpersonalizzato; verrà tarato cioè, sulla specificità e sulla singolarità del percorso formativo – nonché della mission progettuale – d’ogni singolo utente; quest’ultimo potrà, altresì, richiedere più consulenze nel corso di un anno; g) data l’eterogeneità giuridica e sociologica del mondo precario, le consulenze front-office dovranno necessariamente essere svolte in due tempi: un primo incontro comprendente l’esposizione, da parte dell’utente, del proprio progetto e/o delle proprie necessità; poi, a distanza di una settimana, un secondo incontro in cui il personale di sportello proporrà le soluzioni al “caso” dell’utente, tramite informazioni raccolte nel lasso di tempo intercorrente fra i due appuntamenti; h) al momento della consulenza, agli utenti verrà richiesto l’inserimento di alcune informazioni personali all’interno d’un appositodatabase, finalizzato alla raccolta di dati per la ricerca sociale ed alle comunicazione online tramite newsletter.

5) L’offerta di servizi sarà definita e strutturata in collaborazione con le associazioni di precari che si candideranno a gestire gli sportelli. Pur in attesa di aggiunte ed apporti ideativi, è però possibile indicare a grandi linee il seguente elenco di servizi di primo livello, tutti a carattere consulenziale: a) costituzione di associazioni culturali: registrazione, fiscalità, contabilità, compilazione e messa a norma dello statuto; b)apertura partite Iva: informazioni di base sulle tipologie esistenti nonché su registrazione, fiscalità e contabilità; c) costituzione di impresa: informazioni di base sulle tipologie esistenti; d) costituzione di circolo privato: informazioni di base sulle tipologie esistenti nonché su normative, fiscalità e contabilità; e)orientamento sulla tipologia giuridica: in base al progetto che sarà stato esposto, il personale di sportello dovrà indirizzare gli utenti verso la forma giuridica – associazione, impresa, ecc. – ritenuta più appropriata;f) sostegno pratico ed applicativo alla stesura di un progetto; g) definizione del target di un dato progetto, individuazione della domanda, benchmarking ed analisi dei competitori; h) costruzione del business plan di un progetto; i) fund raising per progetti, ovvero le informazioni e le indicazioni per il reperimento di fondi presso gli Enti Locali ed altri finanziatori pubblici o privati; j) informazioni generali per i precari che svolgono lavoro dipendente: tipologie contrattuali, tutele, fiscalità; k) informazioni per il lavoro precario femminile: aggiornamento costante sulle normative, i bandi di concorso, nonché tutte le altre opportunità per l’associazionismo, l’impresa ed il lavoro autonomo femminili; l) servizi di conciliazione: informazioni su voucher od altre forme di sostegno economico per le lavoratrici precarie con figli.

6) All’elenco sopra esposto, si affiancheranno – dopo due-tre mesi dall’inizio delle attività – tre tipologie diservizi di secondo livello. Questi ultimi consteranno di finalità e campi d’intervento più circoscritti e, soprattutto, della collaborazione di professionisti operanti nei settori interessati.

7) Professionisti convenzionati – I singoli e le associazioni che necessiteranno di consulenze legali o commerciali approfondite, potranno disporre delle seguenti opportunità: a) assistenza fiscale e contabile, ovvero gli sportelli saranno convenzionati con uno o più commercialisti che, oltre ad un colloquio preliminare gratuito, potranno fornire – a quelle associazioni o a quei singoli che ne avessero bisogno – prestazioni professionali al prezzo minimo segnalato sul tariffario; b) assistenza legale, ovvero gli sportelli saranno convenzionati con uno o più avvocati che, oltre ad un colloquio preliminare gratuito, potranno fornire – ai precari sia dipendenti che autonomi – prestazioni professionali al prezzo minimo segnalato sul tariffario.

8) Fuoriuscita dal sommerso – Una consistente parte dell’economia sommersa – tanto in Italia quanto nella città di Bologna – non è generata dai ceti benestanti che non dichiarano i propri guadagni reali, bensì da quei milioni di working poors che sono costretti a lavorare in nero e che, molto spesso, ricercano espressamente tale condizione al fine di percepire una retribuzione immediata più consistente da parte del datore/committente. Sarà allora necessario che i servizi di consulenza riescano ad adattarsi ai vari casi di lavoro sommerso che di volta in volta si presenteranno. Si tratterà, in altre parole, di fornire agli utenti suggerimenti finalizzati a regolarizzare la propria situazione giuridica ma che possano apparire, al contempo, percorribili e realistici. Suggerimenti, cioè, non burocratici bensì capaci di tenere nel dovuto conto l’impellenza immediata, per i precari, del reperimento di reddito. Questa tipologia di servizi sarebbe principalmente destinata a quei precari che svolgono – in nero – prestazioni della durata molto breve. Gli operatori dovranno, per lo svolgimento di tali consulenze, avvalersi della possibilità di consultare telefonicamente avvocati del lavoro o giuristi convenzionati con lo sportello: a) nel caso di lavoro dipendente in senso stretto, il personale di sportello potrà indicare all’utente le tipologie di regolarizzazione che quest’ultimo potrebbe proporre al proprio datore, con particolare attenzione alle diverse forme di prestazione d’opera occasionale; b) nel caso d’un lavoro che si dispieghi sul mercato in forma autonoma o comunque auto-imprenditoriale, potranno invece essere suggerite le tipologie di partita Iva semplificata o – per i precari più giovani e svolgenti mestieri creativi – la costituzione di associazione culturale in qualità di strumento con cui regolarizzare, almeno in parte, i rapporti con i propri committenti.  

9) Servizi per nuovi nuclei famigliari – La difficoltà e/o l’impossibilità, per la maggiore parte dei precari, di costituire nuclei famigliari nonché di procreare, rappresenta un‘emergenza sociale su cui è urgente intervenire in maniera decisa e puntuale. Lo sportello deve pertanto rivolgere uno specifico set di servizi alle coppie di precari: sposati, conviventi, oppure intenzionati a sposarsi o convivere. Per progettare ed impostare un sistema di servizi di questo tipo, sarà necessario un ampio ventaglio di apporti consulenziali, vale a dire la consultazione preliminare di legali, sindacalisti, operatori sociali, esponenti della pubblica amministrazione. Questo ambito di servizi dovrà, in ogni caso, essere incentrato su una ben precisamission: incentivare e promuovere la costituzione di nuovi nuclei famigliari nonché consentire la libertà di scelta sulla procreazione presso le giovani generazioni. A grandi linee, i campi d’intervento dovrebbero essere i seguenti: a) informazioni sulle normative e sugli incentivi esistenti – a livello sia nazionale che locale – per la costituzione di nuclei famigliari; b) informazioni sulle normative del lavoro, sugli incentivi e le opportunità economiche per le coppie con figli; c) informazioni sulle graduatorie per l’assegnazione di case popolari; d) informazioni sulle tipologie di mutui per la prima casa e sulle opportunità di accesso al creditopresenti sul territorio.

10) Il finanziamento per gli sportelli di consulenza sarà quindi ricercato presso il Comune di Bologna, la Provincia di Bologna, la Regione Emilia-Romagna, le Associazioni di Categoria, le Fondazioni e i privati.

II. Incubatori dell’imprenditorialità precaria

Nelle attuali condizioni del mercato del lavoro – caratterizzate da scarsa mobilità in entrata e scarse opportunità – una politica efficace sulla precarietà non può esimersi dal promuovere e dal creare eventi e strutture che fungano da incubatori per le nuove professionalità. Contesti che consentano ai giovani precari, cioè, di svolgere formazione professionale, di presentare al pubblico le proprie opere e i propri progetti, di misurarsi con il mercato, di aumentare il numero di scambi professionali e di collaborazioni. L’azione amministrativa, pertanto, dovrà da una parte riguardare la promozione ed il miglioramento degli incubatori esistenti, dall’altra dovrà cimentarsi nella progettazione e nella realizzazione di nuovi eventi e/o strutture. I punti  che seguono non constano tanto di progetti quanto, invece, dell’individuare linee d’indirizzo e criteri di valutazione.

1) Il Quartiere San Vitale è stato per molti anni la sede di due manifestazioni estive divenute punte d’eccellenza per ciò che concerne la creatività e l’imprenditorialità giovanili: Scandellara RockVicolo Bolognetti. Queste due manifestazioni, difatti, hanno assorbito ogni anno una vasta quantità di forza-lavoro giovanile ed hanno consentito all’auto-imprenditorialità del nostro territorio di emergere e pubblicizzarsi sul mercato. Le associazioni culturali, i gruppi musicali e le compagnie teatrali, infatti, sono troppo spesso considerati alla stregua di espressioni giovanili del tempo libero e del divertimento quando, invece, si tratta di aggregazioni imprenditoriali di lavoro precario, strumenti per la produzione autonoma di reddito, percorsi di formazione ed auto-valorizzazione professionali. Scandellara Rock e Vicolo Bolognettihanno rappresentato tutto questo per centinaia di residenti precari della nostra città. Rispetto agli anni passati, però, occorrerà che manifestazioni di questo tipo definiscano in maniera più netta ed esplicita la propria mission: quest’ultima non dovrebbe constare tanto del “diritto allo svago” per l’utenza giovanile, quanto piuttosto – data anche la fase contingente di recessione e disoccupazione – della messa in campo di servizi per la creatività e l’imprenditorialità giovanili. Le associazioni candidate a gestire tali iniziative, in altre parole, non dovrebbero essere selezionate o confermate in base al taglio dell’offerta culturale e, quindi, sulla base dei gusti personali di questo o quel funzionario della pubblica amministrazione: queste, difatti, sono valutazioni che dovrebbero piuttosto competere alla cittadinanza e alle dinamiche del libero mercato. I progetti di gestione per manifestazioni di questo tipo dovrebbero, invece, essere selezionati misurando: a) la quantità di associazioni culturali ospitate; b) il numero di lavoratori precari coinvolti nelle attività di gestione; c) la tipologia di servizi offerta agli abitanti del circondario; d) l’effettiva natura no-profit dei soggetti proponenti.

2) Manifestazioni come Scandellara Rock e Vicolo Bolognetti non hanno potuto, d’altro canto, che assorbire una componente minima della forza-lavoro e dell’imprenditorialità precarie affacciate sul mercato. È necessario, quindi, ideare e realizzare un maggior numero di incubatori. Questo ambito di azione può essere occasione per un percorso amministrativo partecipato, riassumibile in tre step: a)monitoraggio degli spazi pubblici non utilizzati o comunque fruibili – stabilmente o per un certo periodo dell’anno – dalle attività creative ed imprenditoriali dei precari, con particolare attenzione all’ambito delle ex-aree militari dismesseb) consulta pubblica aperta alle associazioni e ai singoli lavoratori precari finalizzata a definire quali servizi siano prioritari e quali caratteristiche debbano possedere i nuovi incubatori; c) bandi pubblici che assegnino gli spazi ad associazioni di associazioni composte da lavoratori precari; tali assegnazioni dovranno essere effettuate non già sulla base del tipo di offerta culturale, bensì valutando la quantità e qualità di servizi offerti e la piena garanzia che questi ultimi possano essere fruibili a rotazione, ovvero da tutti i cittadini precari potenzialmente interessati.

3) Oltre agli spazi, il ruolo di incubatori dell’imprenditorialità precaria può, in parte, essere svolto da singoli eventi culturali. È possibile immaginare, ad esempio, eventi di strada sul modello della Festa di via Broccaindosso che si svolge ogni settembre, oppure sul modello della “Notte Verde” organizzata dall’Ascom il 10 settembre 2009. Si tratta di creare eventi analoghi che, però, vengano ideati e progettati con la precipua finalità di fornire visibilità ed occasione di auto-valorizzazione all’associazionismo e all’imprenditorialità precari. A tale scopo, il Quartiere San Vitale può lanciare un bando di idee per la creazione di eventi di strada, il cui finanziamento potrebbe esser messo assieme grazie alla collaborazione fra Comune di Bologna, Associazioni di Categoria e sponsor privati.

4) Per quanto riguarda i temi sopra elencati – relativi al miglioramento degli incubatori esistenti, la progettazione di nuovi, nonché l’organizzazione di eventi culturali – va sempre tenuta in considerazione la problematica delle difficoltà derivanti dall’impatto ambientale di tali attività nel centro storico. Il progetto amministrativo del Quartiere San Vitale prevedente la riqualificazione delle zone periferiche, pertanto, può essere realizzato anche e soprattutto tramite la creazione e/o lo spostamento di incubatori giovanili. Questo tipo di strategia amministrativa dovrà, però, tenere conto di tre elementi di criticità: a)l’attivazione di incubatori fuori dal centro storico  può determinarsi soltanto se, contemporaneamente, viene avviato un potenziamento del sistema dei trasporti ed una valorizzazione delle attività commerciali nelle zone interessate; tutto ciò, ebbene, richiede tempo e, quindi, sarà fondamentale che in tale intervallo i precari e le associazioni di precari non rimangano sprovvisti di spazi; in altre parole, all’interno del lasso temporale intercorrente fra la definizione della strategia e la sua piena attuazione, potrebbe essere necessaria una fase di passaggio intermedia in cui parte dei vecchi assetti e locazioni coesistano con i nuovi; b) rispetto alle iniziative culturali interne al centro storico, occorrerà comunque distinguere con estrema cautela ed attenzione i casi di reale disagio manifestatisi presso i residenti, rispetto a polemiche che sono invece riconducibili alla dialettica politica cittadina (la contestata rassegna estiva jazz di via Mascarella, ad esempio, potrebbe essere uno dei casi da analizzare in tal senso); c) è necessario che le questioni riguardanti la prosecuzione, lo spostamento o la realizzazione di eventi e manifestazioni nel centro storico – e, più in generale, le questioni inerenti alle strategie demografico-urbanistiche del Comune di Bologna – passino attraverso una consultazione di tutte le tipologie di cittadinanza. Compresi, quindi, i precari, le associazioni culturali ed in generale le fasce giovanili della popolazione.

III. Salotti Precari

I Salotti Precari saranno momenti periodici di incontro e socializzazione, aperti ai lavoratori precari del Quartiere San Vitale. Questi incontri avranno una duplice valenza, ricreativa e seminariale, ed il loro scopo principale consterà dello svolgere una ricerca sociale inerente al rapporto fra precarietà, socialità e dimensione quotidiana. In altre parole, si tratterà di ricercare la risposta ad alcune domande: a) Quali sono le principali problematiche ed istanze che i lavoratori precari – nella loro eterogeneità – percepiscono come comunib) Non sussistendo per i precari la condivisione del medesimo spazio di lavoro, quale tipo di ambito di socializzazione potrebbe permettere ad essi di sviluppare una percezione di sé e/o un senso d’identità collettiva? c) In che modo tale ambito di socializzazione potrebbe collegarsi alla quotidianità precaria e quindi spezzare – al pari delle Case del Popolo per la classe operaia – il senso di solitudine ed atomizzazione che quest’ultima comporta? d) In quale misura la condizione precaria influisce sulla scelta o meno di attivare una convivenza di coppia o un matrimonio e sulla scelta o meno di procreare? Le risposte a queste domande saranno ricercate, dunque, attraverso incontri periodici aventi le seguenti caratteristiche:

1) Si svolgeranno presso la sede del Quartiere San Vitale in Vicolo Bolognetti n° 2, con cadenza in un primo tempo mensile ed intorno alle ore 19.00.

2) L’inizio e la conclusione di ciascun incontro saranno contraddistinti da una situazione di socialità informale comprendente aperitivo e, quando possibile, brevi presentazioni e showcase di opere/progetti scritti, audiovisivi, fotografici, musicali, performativi od online da parte dei partecipanti.

3) La parte seminariale e di ricerca si avvarrà di tre strumenti: a) focus group sui temi generali della precarietà, rapportati ai resoconti autobiografici dei partecipanti; b) somministrazione di questionari sulle medesime tematiche;  d) raccolta di brevi video-interviste autobiografiche.

4) La durata dell’attività di ricerca non dovrà superare i sei mesi e i risultati verranno pubblicati in un libro a cui sarà allegato un dvd contenente un montaggio delle video-interviste realizzate; il tutto verrà presentato in un convegno a cui saranno invitati alcuni dei sociologi che hanno maggiormente indagato, negli ultimi anni, le problematiche del lavoro precario.

5) I risultati della ricerca sociale fungeranno da orientamento ed indirizzo per le azioni 2010-2014 del presente mandato.

6) Se l’entità di finanziamenti o sponsorship ottenuti dovesse consentirlo, alcuni appuntamenti potrebbero prevedere la presenza di figure pubbliche della ricerca sociale, della politica, dello spettacolo o del giornalismo, che si siano di recente contraddistinte nell’aver affrontato il tema del lavoro precario.

7) I Salotti Precari, infine, si porranno l’obiettivo di determinare un maggior dialogo fra i giovani precari e la pubblica amministrazione. Questo si tradurrà nelle seguenti azioni comunicative, realizzate anche per via interpersonale: a) informare direttamente ed informalmente in merito all’azione amministrativa del Quartiere; b) stimolare la partecipazione attiva ai Consigli, alle Commissioni, alle Consulte e a tutte le iniziative pubbliche facenti capo al Quartiere; c) raccogliere dai partecipanti eventuali proposte di incontro e confronto con il Consiglio di Quartiere e/o con i suoi membri.


(1- segue)

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