LINEAMENTI DELLA SOCIETA’ NEO-DISCIPLINARE

26/04/2011
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La società neo-disciplinare, dunque, si sta materializzando sotto i nostri occhi. Eppure, si tratta d’unprocesso appena iniziato. Del quale è difficile, cioè, prevedere gli sviluppi sul lungo termine. Ciò malgrado, alcuni lineamenti appaiono nitidi, distinti, tanto da poter essere riassunti nei punti che seguono.

1) LA TRASVERSALITA’ - Come perfettamente evidenziato dall’elenco di ordinanze promulgate nei Comuni italiani a seguito del varo del Pacchetto Maroni (vedi post precedente), la società neo-disciplinare trascende e sussume gli schieramenti politici. Vi sono infatti coinvolti soggetti politici ed amministrativi di diverso colore e di distante locazione geografica: comuni di centrodestra e comuni di centrosinistra, comuni del Nord Italia e comuni del Sud.

2) LA RAZIONALITA’ DELLE FASI INIZIALI - Risulta facile, oggi, deridere il divieto di baciarsi in macchina emesso dal Comune di Eboli oppure quello di costruire castelli di sabbia vigente sulle spiagge di Eraclea. Eppure, la società neo-disciplinare è un processo lento che, il più delle volte, non prende affatto le mosse da posizioni integraliste. Le fasi iniziali del processo neo-disciplinare, cioè, sono quasi sempre caratterizzate da intenzioni che, sul piano razionale, possono apparire ai più come ineccepibili. Il problema è che, dopo una preliminare messa in atto di suddette intenzioni, viene ad innescarsi una reazione a catena. Un crescendo ove si disvela che lo scopo – la vera ed ultimativa finalità – non è altro che il disciplinamento del corpo sociale. Un esempio lampante del percorso che dalla razionalità conduce all’integralismo, può esserci fornito dalle leggi anti-fumo che, dagli Stati Uniti, sono poi state importate in Europa. Chi mai può affermare che non sia stato corretto, proprio sul piano delle libertà individuali, consentire alle persone di non dover più subire il fumo delle sigarette altrui? Il punto è che subito dopo, nel giro di pochi anni, la popolazione americana è stata sottoposta ad un impetuoso stillicidio: vietato fumare nelle spiaggie e poi nei parchi, impossibilità di ottenere un’assicurazione sanitaria, licenziamenti di lavoratori scoperti esser fumatori in seguito all’assunzione ed infine, in alcuni Stati, il divieto di fumare in casa propria. Pertanto, alcune manifestazioni apparentemente “razionali” della società neo-disciplinare debbono invece essere giudicate entro il quadro d’insieme e, soprattutto, valutate analizzandone sempre e comunque gli sviluppi potenziali.

3) IL RUOLO STRATEGICO DELLA SCUOLA – Affinché una società sia realmente e a tutti gli effetti disciplinata, la scuola, l’educazione ed in generale l’intervento su bambini e adolescenti, vengono ad assumere una funzione strategica dirimente. In Italia, le nuove normative prevedenti il ritorno del maestro unico, del grembiule e del voto in condotta, sono state presentate dallo stesso Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini sotto forma d’un vero e proprio manifesto ideologico: “si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’educazione”, contro “il livellamento e l’egualitarismo, frutto della cultura del ’68“.

4) LA GUERRA RETROATTIVA AL ’68 – Gli ex-sessantottini, quelli rimasti di sinistra, hanno un problema: parlano tantissimo pur non avendo nulla da dire. Bofonchiamenti, imbarazzo, malinconia da casa di riposo, gli “eravamo ingenui”, i “poi ci sono stati gli anni di piombo” e via così, sguazzando a vuoto nelle acque stagnanti del pensiero debole. Gli anti-68, al contrario, hanno un’idea forte, chiara ed ambiziosa: fare piazza pulita. Questi ultimi sono trasversali, presenti in forze nel PDL, nell’UDC ma anche nel PD. Il leitmotiv principale è quello secondo cui il ’68 avrebbe impedito l’affermarsi della meritocrazia; poi vi è la tesi secondo cui – dal momento che viviamo in tempi privi di punti fermi – il ritorno all’Autorità Perduta potrebbe, in definitiva, rendere a tutti la vita più semplice.

Il problema, dinanzi a tutto questo, è la costituzione – nei partiti come nella società – di un fronte libertario che contrattacchi con eguale durezza ed eguale chiarezza. Che si ponga come obiettivo, cioè, l’assalto alle fondamenta ideologiche della società neo-disciplinare. Cominciando – perché no? – proprio dal ’68. Ricordando quella liberazione sessuale di cui tutte le donne anche di destra, ora, usufruiscono. Ricordando la democrazia dei Consigli di Fabbrica. Ricordando che l’aver consentito a tutti – anche ai figli degli operai – di fare l’università e quindi di misurare il proprio valore nello studio malgrado la bassa estrazione sociale, ebbene, quello fu per l’appunto l’inverarsi d’un principio meritocratico! Infine, tenendo presente che tutte le conquiste sociali – a partire proprio da quelle borghesi-liberali – nascono e possono nascere soltanto dalla periodica, ricorrente necessità di mettere in discussione ideologicamente e contrastare materialmente il principio di autorità. Va detto chiaro e tondo – soprattutto agli utili idioti che imperversano a sinistra – che l’attacco al ’68 e i lineamenti della società neo-disciplinare, manifestano nostalgia per una società pre-democratica. La lotta contro la società neo-disciplinare, allora, ha lo stesso valore e significato della lotta dei rivoluzionari francesi contro l’Ancien régime. Si tratta, cioè, di combattere per la democrazia.

(2 – fine)

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2 Responses to LINEAMENTI DELLA SOCIETA’ NEO-DISCIPLINARE

  1. [...] abbiamo provato a spiegare genesi e funzionamento della società neo-disciplinare. (Potete leggerne qui.) Questa locuzione, infatti, non è altro che l’interpretazione-capovolgimento di un [...]

  2. Laurent on 18/06/2011 at 17:12

    Sono d’accordo quando dici che esiste il rischio di vedere ordinanze (od altri interventi normativi) ledere le libertà individuali senza una giusta ragione. Tuttavia, non si può ragionevomente negare che in certi ambiti, penso sopratutto a quello scolastico, ci sia bisogno di un giro di vite. Intendo: più rispetto per gli insegnanti, rispetto delle regole tra gli alunni e poi una scuola del merito che deve certo aiutare gli alunni meno bravi (qualsiasi sia la causa delle loro difficoltà) ma che non esiti a bocciare chi non ha i requisiti. Sappiamo benissimo che i paesi nei quali l’istruzione è la migliore si caratterizzano per una disoccupazione più bassa. In Germania, poi non si esita ad indirizzare gli alunni meno dotati intellettualmente verso lavori manuali ma allo stesso tempo adeguatamente remunerati.

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