LA SITUAZIONE A BOLOGNA DA UN PUNTO DI VISTA PRECARIO – Parte I

13/07/2010
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Il teorema dell’invecchiamento demografico

di Francesca Rossi e Riccardo Paccosi (11/05/2010)

La politica bolognese si fonda, da oltre un decennio, sull’idea che nell’invecchiamento demografico risieda il nodo fondamentale del rapporto fra società e istituzioni. Alle implicazioni derivanti da questo nodo, secondo l’idea prevalente, una formazione politica avente ambizione di governo non può fare altro che adeguarsi. In parole povere, per vincere le elezioni un partito di massa non può che privilegiare il rapporto con la maggioranza dei votanti, vale a dire con le fasce anziane della popolazione. Tale rapporto privilegiato dev’essere espresso in termini di priorità d’indirizzo nel programma amministrativo ma deve, soprattutto, essere mantenuto anche qualora ciò andasse a discapito del rapporto con le giovani generazioni. Qualunque opzione differente da questa, secondo la visione che ha dominato recentemente, non potrebbe che condurre alla sconfitta elettorale.

In realtà, la sequenza di concetti appena esposta non costituisce una vera e propria analisi della società quanto, piuttosto, un teorema. Dal momento che le giovani generazioni non sono rappresentate da sindacati o associazioni di categoria, per il mondo politico esse risultano sic et simpliciter non rilevabili. Tra l’altro, essendo i giovani prevalentemente caratterizzati dal fatto di svolgere lavori flessibili e temporanei, ciò significa che anche una vasta parte del mondo del lavoro – che oggi in Italia raccoglie 10-11 milioni di persone – si trova ad essere priva d’interlocuzione istituzionale.

Oltre a usufruire della rappresentanza di corpi intermedi, i ceti più anziani e benestanti hanno al contrario la capacità d’imporsi sui media locali attraverso lettere, esposti e petizioni e riescono, altresì, a far sentire la propria voce partecipando continuativamente alla vita amministrativa: presenziando, cioè, a Consigli Comunali, Commissioni e Consigli di Quartiere. Tutte queste pratiche, ebbene, ai giovani e ai precari risultano invece completamente estranee.

Ora, chi riesce a far sentire la propria voce è evidentemente in grado d’influenzare il dibattito politico. Se poi egli risultasse essere l’unico ad aver preso parola, quel suo punto di vista apparirebbe ben presto in grado di orientare la pubblica opinione. E se, infine, tale punto di vista riuscisse a ottenere risonanza e propagazione sui media locali, ecco che quelle specifiche enunciazioni verrebbero ben presto qualificate come autentica espressione della maggioranza dei cittadini.

Questo gioco illusionistico – che denota una politica in grado di percepire soltanto quel che compare sui media – ha dominato la città di Bologna per oltre un decennio. Grazie a tale illusionismo, ad esempio, i Comitati civici “anti-degrado” – composti da una ristrettissima minoranza di cittadini – sono riusciti per anni ad autoproclamarsi latori di istanze maggioritarie nonché a essere definiti, sulla stampa cittadina, con il termine generalista e onnicomprensivo di “residenti”.

Un gioco illusionistico, dunque. Ma per tutti i giochi giunge prima o poi una fase di logoramento e di obsolescenza. La conclusione del gioco è arrivata soprattutto per il Partito Democratico di Bologna, attraverso il disvelarsi del teorema dell’invecchiamento demografico. In parole povere, quando si è trattato di contare i voti e analizzarne la ripartizione in seguito agli ultimi appuntamenti elettorali, qualcuno nel PD ha cominciato a sospettare l’esistenza di problemi nell’impostazione strategica.

Tali problemi riguardano, in buona sostanza, il cosiddetto “voto giovanile”. Occorre però premettere che, per arrivare a una piena comprensione sociologica di quest’ultimo, sarebbe necessario superare l’abituale classificazione 18-25 anni: risulterebbe enormemente più utile, invece, aggregare i dati delle fasce d’età che vanno dai 18 ai 40.
In tal caso, risulterebbero raggruppati e analizzati nel loro comportamento tutti i segmenti generazioniali caratterizzati dalla flessibilità nel lavoro.

Ad ogni modo, il PD esprime spesso soddisfazione per il fatto che il proprio consenso presso questo strato generazionale superi nettamente quello del PdL. Ma tale soddisfazione elude un problema di fondo, vale a dire l’erosione progressiva di consenso presso gli under-40 sia a Bologna che in Emilia-Romagna. Questo elemento fa il paio con l’analisi dei flussi elettorali riguardanti i partiti protagonisti dei più clamorosi exploit alle elezioni regionali del 2010: la Lega Nord, l’Italia dei Valori, il movimento di Beppe Grillo. Il successo di queste formazioni non è un evento inscrivibile entro le circostanze d’una specifica consultazione ma consta, al contrario, d’un processo di crescita lento e costante (soprattutto per ciò che concerne la Lega): un processo trainato, prevalentemente, dalla popolazione under-40.

Le criticità, peraltro, non si limitano al solo ambito elettorale. La natura genuinamente ideologica del teorema dell’invecchiamento demografico, si palesa in tutto il suo nitore al momento di analizzare le trasformazioni per l’appunto demografiche che Bologna ha subito nell’ultimo decennio. Intendiamoci: sul fatto che le fasce anziane siano ancora e nettamente la maggioranza numerica, non vi è dubbio alcuno. Per ciò che riguarda la tendenza, però, i numeri raccontano una narrazione differente da quella del teorema dominante: i cittadini residenti dai 18 ai 40 anni, infatti, sono circa 100.000 su un totale di 370.000 abitanti. Come finanche riportato dalla stampa locale durante la campagna per le elezioni amministrative del 2009, questo dato segnala un aumento considerevole di popolazione giovanile – nell’ordine di decine di migliaia – verificatosi proprio nell’ultimo decennio.

Sulla base delle considerazioni sopra esposte, ci sentiamo nel diritto e nel dovere di affermare che il teorema dell’invecchiamento demografico ha rappresentato per il PD un grave errore d’analisi, un’immensa cantonata strategica. La riparazione dei danni inflitti da questo teorema al centrosinistra – e ovviamente alla città – richiederà un lavoro lungo e difficoltoso, che dovrà basarsi su un semplice assioma: se non riuscirà a frenare l’emorragia di voto giovanile (e quindi precario), il centrosinistra perderà per la seconda volta il governo della città di Bologna.

(1 – segue nella Parte II intitolata: La narrazione ideologica su “degrado” e “residenti”)

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