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	<title>SALOTTO PRECARIO</title>
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	<description>IL WEB-MAGAZINE DEI PRECARI</description>
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		<title>Ultimo articolo di Salotto Precario. Non ce l&#8217;abbiamo fatta. E voi neppure.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 06:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[QUESTO POST È L’ULTIMO Quello che state leggendo è il post conclusivo di questo sito. Salottoprecario.it è stato aperto nel 2010 e ha avuto per due anni quattro redattori. Nel 2012, è stato invece curato esclusivamente dal sottoscritto. L’ultimo ciclo di pubblicazione seriale – e cioè il Glossario di Guerra – sarà ripreso e proseguito su un nuovo strumento di comunicazione online che aprirò nelle prossime settimane. Ho deciso di concludere perché questo sito è sempre stato legato a uno specifico progetto politico. I grossi cambiamenti determinatisi a partire dalla fine del 2011 nello scenario politico nazionale – e ancor più in quello europeo &#8211; hanno reso obsoleto quel progetto. Quest’ultimo constava di due livelli d’intervento: uno nazionale e uno amministrativo-locale sul territorio di Bologna. Di seguito, quindi, proverò ad abbozzare un consuntivo e una spiegazione del perché si sia determinata l’obsolescenza della prospettiva nazionale, nonché dei risultati sia mancati che centrati in ambito locale. Ciò significa che l’articolo ha la singolare caratteristica di alternare analisi generali della fase storica con resoconti inerenti la politica di quartiere. Questa trattazione, infine, non nasce da un’elaborazione collettiva, bensì esprime un&#8217;analisi esclusivamente personale. Mi sono però preso il permesso di pubblicare questa storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="color: #000000;"><strong>QUESTO POST È L’ULTIMO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quello che state leggendo è il post conclusivo di questo sito.</span><br />
<a href="http://www.salottoprecario.it/2010/07/16/salotto-precario-is-back/">Salottoprecario.it è stato aperto nel 2010</a> <span style="color: #000000;">e ha avuto per due anni quattro redattori. Nel 2012, è stato invece curato esclusivamente dal sottoscritto. L’ultimo ciclo di pubblicazione seriale – e cioè</span> <a href="http://www.salottoprecario.it/2012/01/26/glossario-di-guerra-2012-so-mario/">il Glossario di Guerra</a> <span style="color: #000000;">– sarà ripreso e proseguito su un nuovo strumento di comunicazione online che aprirò nelle prossime settimane.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ho deciso di concludere perché questo sito è sempre stato legato a uno specifico progetto politico. I grossi cambiamenti determinatisi a partire dalla fine del 2011 nello scenario politico nazionale – e ancor più in quello europeo &#8211; hanno reso obsoleto quel progetto. Quest’ultimo constava di due livelli d’intervento: uno nazionale e uno amministrativo-locale sul territorio di Bologna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di seguito, quindi, proverò ad abbozzare un consuntivo e una spiegazione del perché si sia determinata l’obsolescenza della prospettiva nazionale, nonché dei risultati sia mancati che centrati in ambito locale. Ciò significa che l’articolo ha la singolare caratteristica di alternare analisi generali della fase storica con resoconti inerenti la politica di quartiere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa trattazione, infine, non nasce da un’elaborazione collettiva, bensì <span style="text-decoration: underline;">esprime un&#8217;analisi esclusivamente personale</span>. Mi sono però preso il permesso di pubblicare questa storia per il fatto di aver espresso, con il mio impegno personale, una continuità di progetto dal 2008 a oggi.</span><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong>L’ESPERIENZA DI SALOTTO PRECARIO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/34236_1417979063977_1038731_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3807" title="34236_1417979063977_1038731_n" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/34236_1417979063977_1038731_n-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Salotto Precario nasce, in principio, come collettivo informale, si forma a Bologna nel 2008 ed è composto da una decina di lavoratori precari della cultura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, “Salotto Precario” è altresì il nome di una serie di incontri pubblici organizzati presso il Quartiere San Vitale dalla consigliera Francesca Rossi e finalizzati a elaborare congiuntamente, tra istituzioni e precari del settore culturale, <a href="http://www.salottoprecario.it/creativi-precari-associazioni-cittadine-aderite-sottoscrivete-questo-appello/">proposte di welfare territoriale</a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel luglio 2010, apre il sito <a href="http://www.salottoprecario.it/">salottoprecario.it</a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel settembre 2010 e nel settembre 2011, infine, “Salotto Precario” è il nome di <a href="http://www.salottoprecario.it/2010/10/06/video-intervista-a-salotto-precario/">uno spazio dibattiti presso la Festa Provinciale dell’Unità</a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dal 2008 in avanti, la composizione del collettivo cambia più volte e il numero dei militanti ruota sempre intorno alla ventina di persone. La costante in termini di immagine pubblica, invece, è data dai due fondatori del progetto, ovvero il sottoscritto Riccardo Paccosi e la già citata Francesca Rossi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma torniamo al momento d’inizio, ovvero al 2008. Il progetto di Salotto Precario ha una prospettiva dichiaratamente marxista e si muove seguendo alcuni e specifici lineamenti teorici:</span><br />
<span style="color: #000000;"> a) innanzitutto, il precariato viene interpretato in quanto espressione contemporanea del concetto marxiano di <em>classe generale</em>;</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_6710.jpg"><img class="alignright  wp-image-3834" title="IMG_6710" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_6710.jpg" alt="" width="141" height="213" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> b) in secondo luogo, la parola “precari” viene assunta nella sua valenza non giuslavoristica bensì sociologica; questo significa che la definizione non include soltanto il lavoro dipendente a tempo determinato, ma anche un’estesa parte del lavoro autonomo, del mondo delle prestazioni occasionali e, infine, del sommerso;</span><br />
<span style="color: #000000;"> c) l’obiettivo centrale è quello di costruire forme di welfare territoriale che – come le Case del Popolo e le Società di Mutuo Soccorso all’inizio del Novecento &#8211; fungano da punti di raccolta; servizi locali che stimolino, cioè, i processi di coalizione e mobilitazione delle nuove forme del lavoro e siano dunque capaci, in prospettiva, d’innalzare il livello generale dello scontro di classe; tutto questo non attraverso strutture direttive bensì, al contrario, attraverso percorsi finalizzati a valorizzare l’autonomia di classe sul piano organizzativo e strategico;</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/41249_1472727912664_7776559_n.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3835" title="41249_1472727912664_7776559_n" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/41249_1472727912664_7776559_n.jpg" alt="" width="139" height="205" /></a>d) il punto cruciale di tutto il progetto, però, consta del citato welfare territoriale; perché delle forme anche parziali di quest’ultimo si possano materializzare, è necessario operare sul piano amministrativo e, più in generale, misurarsi col paradigma politico del riformismo; di qui, l’idea di un progetto che da una parte promuova momenti di autorganizzazione e partecipi a dinamiche di movimento e, dall’altra, operi all’interno del principale partito del centrosinistra, vale a dire il PD.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pertanto, dal 2008 al 2012 Salotto Precario partecipa a manifestazioni di piazza, si confronta con collettivi autorganizzati di precari. Al contempo, <a href="http://www.salottoprecario.it/programma-di-mandato-di-francesca-rossi-per-il-quartiere-san-vitale-1%C2%B0-parte-azioni-2009-2010/">promuove nel 2009 la candidatura di Francesca Rossi</a> – come “candidata precaria” &#8211; al Consiglio del Quartiere San Vitale. Dopodiché, l’anno successivo, <a href="http://www.salottoprecario.it/circolopdcep-manifesto-intenti/">prende vita il Circolo Precari del PD</a>.</span><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong>L’ESPERIENZA DEL CIRCOLO PRECARI PD</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il Circolo Precari PD <a href="http://www.salottoprecario.it/2010/07/19/e-nato-il-circolo-creativi-e-precari-del-pd/">nasce nel luglio del 2010</a> grazie agli attivisti di Salotto Precario ed è, a tutt’oggi, l’unico circolo di precari del Partito Democratico esistente in Italia.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/249357_177053259032255_2415574_n.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3812" title="249357_177053259032255_2415574_n" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/249357_177053259032255_2415574_n-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Il Circolo porta nel dibattito interno al PD i lineamenti teorici del Salotto sopra elencati, elabora proposte di welfare a livello sia locale che nazionale e pubblica critiche nei confronti della linea nazionale del partito sui temi del lavoro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Rispetto a quest’ultimo aspetto &#8211; quello della dialettica interna al PD &#8211; il Circolo Precari evita di discutere con le numerose figure esplicitamente liberiste presenti nel partito, giacché l’assoluta antitesi fra le posizioni renderebbe tale discussione una perdita di tempo. Sviluppa, pertanto, un confronto/scontro esclusivamente con la componente socialdemocratica, quella coalizzatasi intorno al mandato di segreteria di Pierluigi Bersani. In particolare, le critiche del Circolo Precari alla segreteria nazionale battono il tasto sui seguenti punti:</span><br />
<span style="color: #000000;"> a) l’insieme delle figure che si occupano di lavoro precario all’interno del PD è, in maggioranza, priva di competenza sull’argomento; manca, cioè, il necessario portato bio-politico derivante dall’aver esperito in prima persona la condizione di precarietà; più brutalmente, gli esponenti di ceto medio-alto che guidano il partito, non posseggono strumenti cognitivi ed epistemologici atti a interpretare la condizione esistenziale dei nuovi ceti poveri;</span><br />
<span style="color: #000000;"> b) a causa di questo gap, s’impongono nel PD linee d’indirizzo inefficaci o addirittura dannose come, ad esempio, quella di rendere – in uno scenario di mercato del lavoro praticamente immobile – i contratti flessibili più costosi di quelli a tempo indeterminato; in breve, una proposta che non farebbe altro che ridurre le retribuzioni e far aumentare il sommerso;</span><br />
<span style="color: #000000;"> c) in un’ottica di ascolto delle istanze provenienti dagli ambiti dell’autorganizzazione di classe, il Circolo Precari indica altresì la necessità di mettere in agenda l’istanza d’un reddito minimo per tutti nei periodi di non-lavoro; la caratteristica principale di questo <em>basic income</em>, <a href="http://creativieprecari.pdbologna.org/2011/12/01/e-il-tempo-delle-scelte-welfare-e-lavoro-contro-il-liberismo/">secondo i documenti prodotti dal Circolo</a>, dovrebbe risiedere nell’esser del tutto svincolato – a differenza del sussidio di disoccupazione – dalla quantità di contributi previdenziali versati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/candidateprecarie.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3815" title="candidateprecarie" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/candidateprecarie.jpg" alt="" width="299" height="148" /></a>Le posizioni di cui sopra sono presentate e dibattute in numerosi ambiti di discussione interni al Partito Democratico: presso il Forum Lavoro di Bologna, <a href="http://creativieprecari.pdbologna.org/2011/11/28/le-proposte-del-circolo-precari-continuita-di-reddito-e-mutualismo/">alle Conferenze del Lavoro Provinciale e Regionale</a>, a quelle nazionali <a href="http://www.festademocratica.it/doc/211350/conferenza-nazionale-per-il-lavoro---intervento-di-matilde-madrid-e-riccardo-paccosi.htm">del 2011</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=kdngiOZvaJo">del 2012</a> e, infine, in numerosi dibattiti <a href="http://creativieprecari.pdbologna.org/2012/08/21/i-dibattiti-del-circolo-precari-alla-festa-dellunita-di-bologna/">svolti alla Festa Provinciale dell’Unità</a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Durante le elezioni comunali a Bologna del 2011, il Circolo Precari estende il proprio raggio d’azione e dà vita a una campagna elettorale finalizzata a sostenere, oltre Francesca Rossi, <a href="http://creativieprecari.pdbologna.org/2011/05/21/poker-di-donne/">tre candidate precarie di altrettanti Quartieri</a>. Due di esse – <a href="http://www.salottoprecario.it/2011/05/10/intervista-a-francesca-de-benedetti-candidata-precaria-al-quartiere-santo-stefano/">Francesca De Benedetti</a> e <a href="http://www.salottoprecario.it/2011/04/21/intervista-a-matilde-madrid-candidata-precaria-al-quartiere-san-donato/">Matilde Madrid</a> – si iscrivono successivamente al Circolo compartecipando, per tutto il 2012, alla direzione politica e alla rappresentanza pubblica dell’intero progetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il PD, che ci crediate o no, è certamente un partito che offre libertà d’espressione. Tanto che è possibile, a questo collettivo precario, organizzare e promuovere numerose iniziative “eretiche” in ambiti ufficiali. Per ciò che riguarda i dirigenti locali, bisogna altresì ammettere che le tesi del Circolo ricevono tutto sommato un relativo ascolto. Da parte dei dirigenti nazionali, malgrado le numerose occasioni d’interlocuzione, il feedback risulta invece essere pari a zero.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad ogni modo, fino al novembre del 2011, tutti noi militanti riteniamo che questa dentro al PD sia una battaglia che, pur tra mille difficoltà, valga la pena combattere. A un certo punto, però, qualcosa cambia. Tutto il progetto generale di Salotto Precario – e soprattutto la sua articolazione riformista, ovvero il Circolo Precari – dev’essere ripensato a causa d’un gigantesco cambiamento nello scenario politico nazionale: la nascita del Governo Monti.</span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong>IL GOVERNO MONTI, OVVERO QUANDO VIENE SANCITA L’IMPOSSIBILITÀ DEL RIFORMISMO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ovviamente, a fine 2011, non ci si accorge immediatamente di quanto stia per essere ampia, profonda e distruttiva la trasformazione che il mandato di Mario Monti si appresta a determinare.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/MOnti-Napolitano-alla-Scala2.jpg"><img class="alignright  wp-image-3816" title="MOnti-Napolitano-alla-Scala2" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/MOnti-Napolitano-alla-Scala2.jpg" alt="" width="244" height="181" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Possiamo dire, però, che il Circolo Precari si sveglia un po’ prima di altri. Nel marzo 2012, di fronte a una Riforma Fornero che attacca frontalmente il potere contrattuale dei lavoratori e sancisce giuridicamente la fine del diritto alla pensione, i venti militanti del Circolo sono gli unici iscritti PD di tutta la penisola italiana a pronunciarsi pubblicamente chiedendo alla segreteria nazionale, <a href="http://creativieprecari.pdbologna.org/2012/03/22/circolo-precari-pd-basta-governo-monti-e-ora-di-tornare-a-votare/">tramite una lettera-documento</a>, di togliere la fiducia a Monti e tornare al voto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il problema, purtroppo, è assai più ampio di una specifica riforma orientata contro la working class. Infatti, l’approvazione del fiscal compact, del pareggio di bilancio in Costituzione, nonché la riforma degli Articoli 117 e 119 che sottrae autonomia di bilancio agli Enti Locali, sanciscono uno scenario per cui, inesorabilmente e per decenni, <a href="http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/delleconomia/Fiscal_compact.html">la spesa pubblica dovrà diminuire</a>. Tutto questa significa che la riduzione e la destrutturazione del welfare state divengono, per legge, una prospettiva unica e ineluttabile. Una prospettiva teorizzata, del resto, da Mario Draghi in persona tramite l’affermazione <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/41041/draghi-il-modello-sociale-europeo-e-morto.htm">“il modello sociale europeo è morto”</a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se la spesa pubblica si riduce, di colpo qualsiasi proposta di welfare dev’essere contrattata al ribasso. Il riformismo – già malandato da decenni – si trasforma così in un affannarsi intorno ad “ammortizzatori sociali” che sono, all’atto pratico, poco più che un’elemosina e/o un’azione propagandistica di cosmesi sociale. <a href="http://www.huffingtonpost.it/2013/05/11/reddito-di-cittadinanza-in-germania-ha-reso-precari-75-milioni-di-lavoratori-ed-e-diventato-la-bengodi-degli-imprenditori_n_3258229.html">Lo stesso reddito minimo</a>, nel momento in cui sto scrivendo, si appresta a diventare funzione e alibi d’un evidente progetto di <em>sinizzazione del mercato del lavoro</em>, vale a dire un abbassamento generalizzato dei salari e delle retribuzioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/l43-monti-cina-120331102436_big-300x200.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3817" title="l43-monti-cina-120331102436_big-300x200" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/l43-monti-cina-120331102436_big-300x200.jpg" alt="" width="213" height="142" /></a>Per farla breve, dopo il Governo Monti lo Stato non è più, semplicemente, uno spazio istituzionale egemonizzato dalla classe dominante. Per milioni di operai, precari ed esponenti impoveriti del ceto medio – quindi per la maggioranza assoluta degli italiani – esso diviene un nemico di classe in senso integrale. Un nemico di classe che persegue, attraverso le politiche di austerità, un progetto <em>deliberato</em> d’impoverimento di massa. Dal momento che un governo dedito a impoverire la popolazione non è cosa prevista dalla Costituzione, tutto questo permette d’identificare altresì lo Stato come promotore d’un processo di <em>eversione dell’ordine costituzionale</em> atto a svuotare di fondamento, quantomeno, <a href="http://www.salottoprecario.it/2012/12/17/una-costituzione-in-pericolo-parte-3-si-scrive-fiscal-compact-ma-si-legge-eversione/">gli Articoli 1, 2, 3, 4, 32, 33, 34, 35, 37, 38 e 41 della Carta</a>. Una situazione su cui tutta quella sinistra sia di partito che di società civile – cioè quella sinistra che per vent’anni è scesa in piazza a “difendere la Costituzione da Berlusconi” &#8211; tace del tutto. Tace del tutto mostrando, in tal modo, un’inquietante mescolanza di ottusità e connivenza nei confronti dell’eversione in atto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per farla breve, la riduzione progressiva della spesa pubblica e il fatto che lo Stato sia divenuto fautore d’un disegno eversivo contro la propria stessa Costituzione, determinano uno scenario atto a sancire, dalla nascita del Governo Monti a oggi, la <em>impossibilità del riformismo</em>. Nel momento in cui vengono normati giuridicamente riduzione della spesa e assottigliamento del welfare per i prossimi vent’anni, i presupposti fondativi del riformismo crollano. E crollano, altresì, quel realismo e quella concretezza che l’idea riformista ha sempre rivendicato come tratti distintivi. <em>Oggi, ragionare in termini di realpolitik significa, purtroppo, ragionare di processi rivoluzionari</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eppure, malgrado tutto questo, nel 2012 il progetto di Salotto Precario/Circolo Precari continua – nel bel mezzo della devastazione montiana &#8211; a occuparsi del secondo livello d’intervento riformista che si era proposto: quello amministrativo-locale.</span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong>PIANO AMMINISTRATIVO-LOCALE 1: SERVIZI DI CONSULENZA PER I PRECARI? ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE NON INTERESSANO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In occasione delle due elezioni amministrative susseguitesi nella città di Bologna a poca distanza l’una dall’altra, il progetto di Salotto Precario si pone due obiettivi di welfare locale. Lo strumento per perseguirli è rappresentato dalle due elezioni di Francesca Rossi al Consiglio del Quartiere San Vitale, nel 2009 e nel 2011. Uno di questi obiettivi è fallito, l’altro è riuscito oltre le aspettative.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il risultato mancato, purtroppo, è altresì quello più importante. Si tratta del <a href="http://www.francescarossi.it/il-mio-programma/">primo punto</a> del programma elettorale della candidata ufficiale del Circolo: uno sportello di consulenza e orientamento gestito da precari e rivolto ad altri precari, dunque un’idea di <em>welfare mutualistico</em>. In particolare, l’intenzione è rivolgersi a un target sociale del tutto scoperto: i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro e, tra essi, coloro che si apprestano a lavorare in forma autonoma o, comunque, di pluri-committenza.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/6.jpg"><img class="alignright  wp-image-3818" title="6" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/6.jpg" alt="" width="366" height="64" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> L’idea nasce dalla precedente esperienza avuta dai fondatori con la gestione dello sportello <a href="http://comodino.peacelink.org/poplab/">PopLab</a>: uno strumento consulenziale e di orientamento, gestito da un&#8217;associazione di precari, che la Regione Emilia-Romagna ha finanziato dal 2002 al 2004. L’intenzione è dunque costruire un servizio analogo ma rinnovato, dal costo irrisorio e rivolto allo stesso segmento sociale. Questo, sostanzialmente, per tre motivi: a) il servizio precedente – PopLab – aveva raccolto attorno a sé un bacino d’utenza di oltre 3.000 persone; b) come rilevato da <a href="http://creativieprecari.pdbologna.org/2011/04/20/ecco-i-risultati-del-questionario-precario/">una ricerca effettuata dal Circolo nel marzo 2011 su un campione di 200 giovani precari</a>, la maggioranza dei lavoratori flessibili, a Bologna, non fruisce di alcun servizio <em>front office</em> di orientamento: né di quelli pubblici né di quelli legati a sindacati o associazioni di categoria.</span><br />
<span style="color: #000000; font-size: x-small;"> [Inserto biografico n° 1 - Il progetto del 2002 era stato finanziato quando il sottoscritto militava nella sinistra extra-parlamentare. Il motivo per cui abbandonai quest’ultima in favore del riformismo, era del tutto collegato a quell’esperienza di sportello: con essa, infatti, io e Francesca Rossi esperimmo la possibilità d’intervenire sulla quotidianità delle persone e, quindi, la possibiltà di poter innescare i prerequisiti imprescindibili della coalizione/mobilitazione di classe. È dunque beffardo che, una volta entrati nel PD, tale progetto sia stato bloccato e, successivamente, abbia sbattuto contro un muro di reiterata indifferenza da parte della pubblica amministrazione.]</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_6960.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3819" title="IMG_6960" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/IMG_6960.jpg" alt="" width="195" height="128" /></a>La Regione Emilia-Romagna, dal 2005 al 2012, fa capire di non avere alcun interesse a riattivare servizi di consulenza per i precari. Per quanto riguarda il Comune, durante la campagna elettorale 2011 <a href="http://creativieprecari.pdbologna.org/2011/04/20/ecco-i-risultati-del-questionario-precario/">il candidato-sindaco Merola si pronuncia pubblicamente a favore del progetto</a>. In seguito all’elezione, la proposta di sportello incontra però, da parte della figura amministrativa competente, non soltanto disinteresse ma finanche una certa ostilità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In definitiva, se qualcun altro si stesse occupando di accompagnare i giovani precari nell’ingresso al mercato del lavoro, non ci sarebbe nulla da recriminare. Ma il rifiuto di questo progetto, purtroppo, avviene in cambio di una netta latitanza di servizio pubblico su questo fronte.</span><br />
<span style="color: #000000; font-size: x-small;"> [Inserto biografico n° 2 -  Oltre alle questioni di fase storica più sopra descritte, per il sottoscritto si presenta allora una contraddizione personale: che senso ha la militanza riformista se il campo d’intervento grazie al quale ho scelto d’impegnarmi in essa – ovvero la quotidianità delle persone – risulta precluso?]</span><br />
<span style="color: #000000;"> In ogni caso, dal punto di vista di un’amministrazione progressista, questo piccolissimo progetto si assomma allo sterminato elenco delle occasioni mancate per entrare in contatto con quella maggioranza di ventenni, trentenni e quarantenni – quindi con quella maggioranza di precari – che in maggioranza <em>non</em> vota per il centrosinistra.</span><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong>PIANO AMMINISTRATIVO-LOCALE 2: MOB E L’INTERVENTO SUI PRECARI DELLA CULTURA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.francescarossi.it/il-mio-programma/">L’altro punto</a> saliente del programma del Salotto/Circolo tramite Francesca Rossi, riguarda uno specifico settore del lavoro precario, quello culturale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la rielezione nel maggio 2011, Francesca diviene responsabile della Commissione Cultura Creativa, Pari Opportunità e Tematiche del Lavoro del Quartiere San Vitale. Deve dunque gestire una Commissione, senza però disporre di alcuna risorsa economica.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/Mob_2012inalto.jpg"><img class="alignright  wp-image-3820" title="Mob_2012inalto" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/Mob_2012inalto.jpg" alt="" width="200" height="140" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> La consigliera elabora così l’idea della rassegna/network <a href="http://www.molecolebolognesi.it/">MOB – Molecole Bolognesi</a>. Questo progetto amministrativo si propone di utilizzare le istituzioni come strumento di mediazione, a livello cittadino, fra produzione (artisti, band, associazioni culturali) e distribuzione (teatri, locali privati, circoli). L’amministrazione di quartiere stabilisce cioè una sorta di convenzione con un insieme di spazi affinché questi ultimi ospitino ad affitti ridotti di un decimo (nel caso dei teatri) o retribuendo (nel caso della maggior parte dei locali), <em>tutti</em> i lavoratori della cultura che presentino progetti al Quartiere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 2013, MOB esonda al di fuori del Quartiere San Vitale <a href="http://www.molecolebolognesi.it/2013/02/02/ecco-il-programma-di-mob-2013/">mettendo in rete artisti e spazi di tutta la città</a>. Diviene così un servizio certamente settoriale, ma che di fatto eroga servizi a centinaia di lavoratori precari. MOB è l’unico servizio alla cultura, soprattutto, che cerca di svolgere un intervento diretto nei confronti del mercato. Ed è, soprattutto, l’unico servizio pubblico per precari realmente funzionante e in crescita sul territorio di Bologna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla base della progettualità di MOB, vi è altresì un’elaborazione riguardante le politiche culturali nel loro insieme. La riflessione più estesa può essere letta <a href="http://www.francescarossi.it/2012/08/27/proposte-concrete-per-una-nuova-politica-culturale-a-bologna/">in questo manifesto teorico-pratico del 2012</a>. Essa consta dell’analizzare la cultura, innanzitutto, nella sua valenza di settore produttivo e occupazionale. Questo implica, quindi, una critica radicale a quella politica culturale letta soltanto dal punto di vista della fruizione e del consumo, che il centrosinistra esprime tanto a Bologna quanto nelle altre città italiane.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In sintesi, <em>quanto rimane oggi del progetto originario di Salotto Precario consta del mandato elettorale di Francesca Rossi e, specificamente, dell’intervento amministrativo di quest’ultima sul settore culturale</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo anche perché, nel frattempo, il progetto complessivo viene messo in crisi da un ulteriore mutamento negativo nello scenario politico nazionale: le elezioni politiche del febbraio 2013.</span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong>ELEZIONI POLITICHE 2013, OVVERO QUANDO SINISTRA E WORKING CLASS SANCISCONO IL DIVORZIO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In periodo elettorale, io e altri attivisti del Salotto/Circolo (ma non tutti) ci affidiamo a una debolissima speranza: la vittoria di Bersani. Le proposte di quest’ultimo sul lavoro e sull’economia sono poco più che palliativi e, soprattutto, a fronte d’un processo di eversione costituzionale determinato dai Trattati Europei, Bersani propone nientemeno che la dissoluzione definitiva della Costituzione nazionale negli Stati Uniti d’Europa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciò malgrado, vi è l’esile e incerta possibilità che un governo di centrosinistra – in alleanza con Hollande – trovi la forza e la volontà di <a href="http://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL6N0BLCYA20130221">rinegoziare il fiscal compact</a>. Dal punto di vista degli interessi concreti e <em>immediati</em> di un lavoratore, non si tratta assolutamente d’un fatto secondario. Di qui la scelta di votare per il progetto bersaniano. Malgrado tutto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/Bersani-Vendola.jpg"><img class=" wp-image-3821 alignleft" title="Bersani-Vendola" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/Bersani-Vendola.jpg" alt="" width="209" height="138" /></a>Ad ogni modo, non sapremo mai se un Governo Bersani sarebbe riuscito a essere conseguente a tale proponimento giacché le elezioni, come tutti sanno, hanno un esito assai diverso. Soprattutto, quella debole impronta socialdemocratica che ha caratterizzato la segreteria PD degli ultimi due anni viene archiviata. In questo momento, la leadership del primo partito di centrosinistra è difatti andata in mano a due uomini che rivendicano fieramente la propria ideologia liberista: Enrico Letta e Matteo Renzi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infatti, se vent’anni fa il centrosinistra italiano ha scelto di allearsi strategicamente con le èlite del capitalismo internazionale, ciò è avvenuto al prezzo di una forte conflittualità interna; una conflittualità nella quale il Circolo Precari ha provato a inserirsi in qualità di avanguardia marxista e anti-liberista. Nella fase attuale, invece, sembra che questo ventennale conflitto si sia concluso. Lo scontro tra <em>servitori</em> e <em>interlocutori</em> del Capitale, cioè, si è risolto con la netta vittoria dei primi sui secondi. In tal caso, chi come noi di Salotto Precario/Circolo Precari si pone invece verso il capitalismo in termini <em>antagonisti</em>, di quale spazio d’intervento politico potrà mai fruire?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infine, con le elezioni del 2013 maturano i semi piantati nei decenni precedenti e il divorzio tra sinistra e working class assume, stavolta, i connotati dell’irreversibilità. <a href="http://www.demos.it/a00831.php">I dati relativi al voto di operai, disoccupati e lavoratori autonomi</a>, infatti, indicano chiaramente come la classe lavoratrice abbia decisamente sdegnato l’offerta politica della coalizione “Italia bene comune”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come subito rilevato da diversi esponenti politici – tra essi Stefano Fassina nonché lo stesso Mario Monti – l’atteggiamento verso l’Unione Europea influisce enormemente sull’esito del voto. Il partito che propugna “più Europa” perde voti, i partiti che attaccano frontalmente gli indirizzi economici della UE – PDL e M5S – superano le previsioni dei sondaggi. Ciò significa che quando, in campagna elettorale, Bersani e Vendola enunciano “il sogno degli Stati Uniti d’Europa”, essi entrano in sintonia esclusivamente con una base elettorale fidelizzata, cioè con quel poco che rimane di ceto medio. <em>Nella percezione di precari, operai e autonomi quel “sogno” assume, al contrario, i contorni di un incubo</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Con le elezioni politiche del 2013, l’Italia si allinea quindi agli altri paesi europei, laddove la classe lavoratrice e i ceti <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/16497072-thessaloniki-greece-nov-17-2012-greek-students-burn-a-european-flag-outside-the-u-s-embassy-in-thes.jpg"><img class="alignright  wp-image-3822" title="16497072-thessaloniki-greece--nov-17-2012-greek-students-burn-a-european-flag-outside-the-u-s-embassy-in-thes" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/16497072-thessaloniki-greece-nov-17-2012-greek-students-burn-a-european-flag-outside-the-u-s-embassy-in-thes.jpg" alt="" width="234" height="154" /></a>poveri – proprio in reazione alla perdita di sovranità popolare determinata dalla dimensione europea – <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/28/francia-marine-le-pen-cresce-nel-voto-operaio/107580/">votano in misura crescente per le destre nazionaliste</a>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo il ciclo del Governo Monti, questo secondo sconquasso fa vacillare la tenuta del Circolo Precari. Quest&#8217;ultimo, difatti, esiste ancora ma, nel momento in cui scrivo, alcuni iscritti <a href="http://fradebenedetti.blogspot.it/2013/05/il-partito-e-uscito-da-noi.html">hanno dichiarato pubblicamente di non voler rinnovare la tessera</a> giacché impossibilitati a riconoscersi nella linea nazionale del partito.</span><br />
<span style="color: #000000; font-size: x-small;"> [Inserto biografico n° 3 - Il sottoscritto ha invece deciso, per il momento, di mantenere la tessera ma principalmente per un motivo: continuare a sostenere l’attività di Francesca Rossi presso il Quartiere San Vitale. Ho però sospeso a tempo indeterminato ogni altra tipologia d’impegno politico.]</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questo punto, il mio dubbio è se proseguire un’attività politica delimitata al settore culturale oppure se costruire un nuovo strumento non partitico, che raccolga persone di varia provenienza e, naturalmente, il maggior numero possibile di coloro che hanno militato nel Circolo Precari &#8211; che abbiano scelto di restare nel PD o meno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma di cosa dovrebbe constare, in questa fase, un progetto politico marxista?</span></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><span style="color: #000000;"><strong>SOLTANTO IL SOVRANISMO, OGGI, CI PARLA DI LOTTA DI CLASSE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutto il ragionamento sopra esposto sull’eversione costituzionale messa in atto dal Governo Monti, chiama in causa quel che è diventata – o forse quel che si è rivelata essere – l’Unione Europea. Il processo eversivo più sopra descritto, infatti, non è stato altro che l’attuazione di disposizioni prescritte all’Italia dalla Commissione Europea e dalla BCE.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il processo di costruzione europea sta infatti dissolvendo, lentamente ma inesorabilmente, l’effettiva vigenza delle Costituzioni nazionali. Da questo stanno discendendo conflitti giuridici &#8211; coinvolgenti le varie Corti Supreme &#8211; in Germania, in Portogallo, in Francia e in altri paesi. Suddetto conflitto ruota intorno a una semplice domanda: a chi spetta il primato normativo, agli articoli delle Costituzioni nazionali oppure a quelli dei Trattati Europei?</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/e1342711-f063-4ee6-9f0b-61d9b36db97b-460.jpeg"><img class="alignleft  wp-image-3831" title="e1342711-f063-4ee6-9f0b-61d9b36db97b-460" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/e1342711-f063-4ee6-9f0b-61d9b36db97b-460.jpeg" alt="" width="199" height="118" /></a>In questo momento, il progetto degli Stati Uniti d’Europa tanto caro alla sinistra si delinea come la creazione di un’entità statale a-costituzionale, dunque deprivata della sovranità popolare. L’architettura istituzionale è, certamente, ancora in via di definizione, ma già traspare quanto gli organi elettivi (Parlamento Europeo) non abbiano controllo sulle strutture che determinano gli indirizzi economici (BCE, MES).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se questo è il quadro, diventa altresì impossibile portare avanti una prospettiva marxista all’interno di una sinistra devota in maniera pedissequa e integralista alla causa dell’Unione Europea. Diventa altresì impossibile portare avanti una prospettiva marxista quando la maggioranza della working class europea vota a destra o, come in Italia, per formazioni comunque alternative alla sinistra. Diventa impossibile, soprattutto, quando precari e operai esprimono tale orientamento proprio in contrasto alla narrazione euro-teologica del fronte progressista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Stando così le cose, il problema allora non è il PD, bensì la sinistra nel suo insieme &#8211; non ultima la sinistra di movimento. In altre parole la domanda è se sia ancora possibile, oggi, essere marxisti e al contempo essere parte della sinistra politica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È possibile nel momento in cui classe lavoratrice e sinistra politica stanno prendendo strade divergenti? La seconda rappresenta, oggi, quel poco che rimane di ceto medio e parla quasi esclusivamente di globalismo e deterritorializzazione, attribuendo a suddetti paradigmi un presunto valore di emancipazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La classe operaia e precaria parla, al contrario, di territorio, di sovranismo, di protezionismo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dinanzi a una contraddizione del genere, un marxista cosa deve fare? Sostenere le istanze della sinistra politica oppure quelle della classe a cui appartiene?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non so se riuscirò a trovare compagni di strada disposti a un lavoro politico incentrato su questi nodi problematici. Certamente, però, questi nodi travolgeranno ben presto le agende politiche italiana ed europea. A quel punto, quando deflagrerà <em>il conflitto tra globalismo e sovranismo</em>, ciascuno dovrà scegliere da che parte stare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chi, a sinistra, sostiene di voler difendere la Costituzione e poi non si dichiara sovranista, sta raccontando delle frottole a se stesso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Chi &#8211; generalmente non di sinistra &#8211; si dichiara sovranista e poi giudica irrilevante il tema costituzionale, sta raccontando delle frottole a se stesso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi, piaccia o no, nel quadro conflittuale e strategico in cui siamo immersi, le èlite finanziarie stanno dissolvendo le sovranità nazionali e le Costituzioni nello stesso momento. E lo stanno facendo al fine di rendere ineffettiva la sovranità popolare. <em>Oggi, grazie all’attacco sferrato dalle oligarchie al costituzionalismo, le categorie di sovranità popolare e sovranità nazionale risultano essere coincidenti, strategicamente indissolubili</em>.</span><br />
<span style="color: #000000; font-size: x-small;"> [Inserto biografico n° 4 – Per ciò che riguarda lo scegliere da che parte stare, io l’ho già fatto e la mia scelta è con la classe lavoratrice. Tale scelta sarà mantenuta qualunque cosa deciderà di fare, alla fine, la sinistra politica. ]</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/C_2_fotogallery_1021415__ImageGallery__imageGalleryItem_3_image.jpg"><img class="alignright  wp-image-3824" title="C_2_fotogallery_1021415__ImageGallery__imageGalleryItem_3_image" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2013/06/C_2_fotogallery_1021415__ImageGallery__imageGalleryItem_3_image.jpg" alt="" width="234" height="155" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Come ha scritto Barbara Spinelli, credere nell’Europa, oggi, comporta l’essere euroscettici. A questo io a</span><span style="color: #000000;">ggiungo che credere nell’Europa, oggi, significa ascoltare le istanze della working class europea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In questi giorni, infatti, gli operai, i precari e gli esponenti impoveriti del ceto medio di tutta Europa <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1097901/crisi-proteste-in-80-citta-europee.shtml">stanno scendendo in piazza</a><a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1097901/crisi-proteste-in-80-citta-europee.shtml"> contemporaneamente nelle varie capitali</a>. Stanno cioè portando avanti una battaglia internazionalista – e non certo globalista &#8211; per difendere le Costituzioni e le sovranità nazionali dei vari paesi dall’attacco di èlite finanziarie che hanno assunto il controllo tanto dell’Unione Europea quanto dei singoli Stati.  In altre parole, la working class sta entrando in conflitto con la legalità di Stato al fine di difendere la legalità costituzionale. Quest’ultima, ricordiamolo, esiste fintanto che esiste una sovranità. E la sovranità, a sua volta, esiste fintanto che esiste una dimensione costituzionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Possiamo quindi concludere che soltanto il sovranismo, oggi, ci parla di democrazia.<em> </em></span><br />
<span style="color: #000000;"> Soltanto il sovranismo, oggi, ci parla di lotta di classe.</span></p>
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		<title>Tintinnar di sciabole: perché Monti ha sostituito i vertici delle forze armate?</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2012 13:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro e Welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Politica, partiti, movimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel 2013, sentiremo un tintinnar di sciabole? Beh, diciamo che se si cerca di percepire la realtà al di fuori dei paraocchi ideologici, qualcosa di simile a un tintinnio è udibile sin da ora. Oggi, come già argomentato su questo sito, la minaccia eversiva è rappresentata dal progetto politico concentratosi attorno alla figura di Mario Monti. I nodi verranno al pettine tramite o poco dopo le elezioni politiche di febbraio 2013. In questo momento, per il post-elezioni,  all&#8217;Italia si prospettano due ipotesi di governo. Al momento, esse sono alternative. La prima ipotesi è un governo di centrosinistra guidato dall&#8217;asse Vendola-Bersani. Sui problemi e le contraddizioni che investono questa prospettiva, parlerò in altri articoli. (O forse no, posso almeno anticipare questo: per un futuro governo di centrosinistra si pone il problema di rinegoziare o meno, con  l&#8217;Unione Europea, il fiscal compact e le sue conseguenze distruttive sul welfare state. Qualunque altro tema, dinanzi a questo, è totalmente irrilevante.) La seconda ipotesi è quella che punta a una situazione di caos e/o di stallo in modo da far tornare al governo &#8211; sulla base dell&#8217;indicazione dei poteri finanziari, del governo americano e delle oligarchie UE &#8211; il professor Mario Monti. Se potesse, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/11_46_bso_f1_962_resize_5261.jpg"><img class="alignright  wp-image-3787" title="11_46_bso_f1_962_resize_526" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/11_46_bso_f1_962_resize_5261.jpg" alt="" width="322" height="194" /></a>Nel 2013, sentiremo un <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/03/15/italia-74-un-passo-dal-tintinnar-di.html"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">tintinnar di sciabole</span></a></span></span>? Beh, diciamo che se si cerca di percepire la realtà al di fuori dei paraocchi ideologici, qualcosa di simile a un tintinnio è udibile sin da ora. Oggi, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.salottoprecario.it/2012/12/11/una-costituzione-in-pericolo-parte-1-lanti-berlusconismo-al-servizio-del-liberismo/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">come già argomentato su questo sito</span></a></span></span>, la minaccia eversiva è rappresentata dal progetto politico concentratosi attorno alla figura di <strong>Mario Monti</strong>. I nodi verranno al pettine tramite o poco dopo le elezioni politiche di febbraio 2013.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo momento, per il post-elezioni,  all&#8217;Italia si prospettano due ipotesi di governo. Al momento, esse sono alternative.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima ipotesi è un governo di centrosinistra guidato dall&#8217;asse <strong>Vendola-Bersani</strong>. Sui problemi e le contraddizioni che investono questa prospettiva, parlerò in altri articoli. (O forse no, posso almeno anticipare questo: per un futuro governo di centrosinistra si pone il problema di rinegoziare o meno, con  l&#8217;Unione Europea, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.salottoprecario.it/2012/12/17/una-costituzione-in-pericolo-parte-3-si-scrive-fiscal-compact-ma-si-legge-eversione/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">il fiscal compact e le sue conseguenze distruttive sul welfare state</span></a></span></span>. Qualunque altro tema, dinanzi a questo, è totalmente irrilevante.)</span><br />
<span style="color: #000000;"> La seconda ipotesi è quella che punt</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/bersani_vendola.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3791" title="bersani_vendola" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/bersani_vendola.jpg" alt="" width="294" height="169" /></a></span><span style="color: #000000;">a a <strong>una situazione di caos e/o di stallo</strong> in modo da far tornare al governo &#8211; sulla base dell&#8217;indicazione dei poteri finanziari, del governo americano e delle oligarchie UE &#8211; il professor Mario Monti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se potesse, il centrosinistra cercherebbe una mediazione e un compromesso con il fronte ultra-liberista di Monti. Ma non può. Quel fronte, infatti, non ha alcuna intenzione di mediare. Non sappiamo se i montiani puntino a un risultato immediato subito dopo le elezioni di febbraio o se, al contrario, puntino a far andare al governo il centrosinistr</span><span style="color: #000000;">a per un po&#8217; di mesi e quindi, con l&#8217;aiuto della speculazione finanziaria e dei vertici internazionali, farlo cadere imponendo come necessario e salvifico il ritorno del premier uscente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/Montezemolo-Monti.jpg"><img class="wp-image-3788 alignright" title="Montezemolo-Monti" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/Montezemolo-Monti.jpg" alt="" width="301" height="200" /></a>Sia come sia, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.huffingtonpost.it/2012/12/28/mario-monti-si-candida-a-capo-del-terzo-polo_n_2377294.html?utm_hp_ref=italy"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">se Mario Monti ha deciso di partecipare alle elezioni</span></a></span></span> l&#8217;ha fatto nella consapevolezza che l&#8217;ipotesi di stare all&#8217;opposizione per lui, semplicemente, non è contemplata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Occorre prendere atto di una cosa semplice. Dopo che i vertici della Commissione Europea e dei governi americano, tedesco e francese, dopo che tutti gli organi informativi delle oligarchie economico-finanziarie e, last but not least, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2012/12/28/VATICANO-L-endorsement-a-Monti-punge-il-partito-degli-indecisi/350375/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">dopo che il Vaticano</span></a></span></span> &#8211; insomma dopo che <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20121213_174831.shtml"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">tutti quanti ed esplicitamente</span></a></span></span> &#8211; hanno espresso l&#8217;auspicio che Monti resti premier, non si torna più indietro. Sarebbe ingenuo pensare che, a fronte di una vittoria schiacciante dell&#8217;asse Vendola-Bersani, questo blocco di potere si limiti a dire: &#8220;ah, le elezioni non sono andate come speravamo; pazienza, sarà per un&#8217;altra volta&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Aspettiamoci, piuttosto, una dinamica occulta e sorretta dagli organi di informazione. Monti deve continuare. E questa necessità non può essere bloccata da dettagli quali il risultato elettorale. Se non Monti in persona, a dover continuare in termini di esecutività dovranno essere gli ordini impartiti nella <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/09/29/news/lettera_bce_italia-22397484/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">lettera BCE all&#8217;Italia del settembere 2011</span></a></span></span>. L&#8217;approccio di mediazione coi potentati economici espresso più volte dal PD, sembra oggi non bastare più. Non è più tempo di mediazioni, cioè.  La differenza è che la destra liberista ne è consapevole, la sinistra no.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In questo scenario, è allora interessante notare come il Governo Monti, quand&#8217;era ormai dimissionario, abbia compiuto un blitz per <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/forze-armatenomine-blitz-dei-prof-869433.html"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">sostituire i massimi vertici delle Forze Armate</span></a></span></span>. Precisamente, <em>L&#8217;Espresso</em> riporta come nell&#8217;ultimo Consiglio dei Ministri il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola abbia nominato ai vertici delle forze armate figure a lui vicine: come nuovo Capo di Stato Maggiore Luigi Binelli Mantelli, ex responsabile dello staff del ministro, al vertice dell&#8217;Aeronautica Pasquale Preziosa, capo di gabinetto di Di Paola, e alla Marina Giuseppe De Giorgi, anche lui vicino all&#8217;ammiraglio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/Urban-Chaos-Riot-Response-COVER1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3793" title="Urban Chaos Riot Response COVER" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/Urban-Chaos-Riot-Response-COVER1-1024x676.jpg" alt="" width="392" height="258" /></a>Per carità, magari si tratta soltanto d&#8217;un provvedimento finalizzato a garantire l&#8217;ingrasso &#8211; con soldi pubblici &#8211; degli amici del governo tecnico. Finalizzato a evitare, cioè, che un prossimo governo possa mettere in discussione <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/11/forze-armate-riforma-last-minute-ma-fuori-dal-parlamento-scatta-protesta/442234/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">il giro d&#8217;affari su F-35 e dintorni</span></a></span></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se il motivo fosse &#8220;solo&#8221; questo, insomma, sarebbe meno peggio per tutti. La nostra sola speranza, in sintesi, è che Monti e la sua cricca siano soltanto dei delinquenti e non, in aggiunta, una banda di golpisti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per il momento, in ogni caso, ritengo occorra guardare in due direzioni contemporaneamente, rischiando magari lo strabismo: <strong>a)</strong> offrire una chance, col voto, al progetto socialdemocratico di Bersani e Vendola (pur nella consapevolezza che il nodo irrisolto del fiscal compact staglia su tale progetto non poche ombre); <strong>b)</strong> prepararsi comunque a uno scontro sociale e di piazza &#8211; durissimo, implacabile &#8211; contro il fronte capeggiato da Monti e contro i vertici liberisti dell&#8217;Unione Europea di cui esso è espressione (ricordandoci, sempre, che contrastare il progetto liberista dell&#8217;Unione Europea è l&#8217;unico modo, oggi, per dirsi europeisti).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Detto questo, beh, buon 2013&#8230; </span></p>
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		<title>UNA COSTITUZIONE IN PERICOLO (parte 3): si scrive fiscal compact, ma si legge eversione</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2012 09:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e Welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Terza e ultima parte del saggio UNA COSTITUZIONE IN PERICOLO. Nei prossimi giorni, su questo sito, partirà una nuova pubblicazione &#8220;a puntate&#8221; sul tema della sovranità nazionale e sul rapporto problematico che la sinistra &#8211; sia riformista che di movimento &#8211; intrattiene con tale concetto. TUTTA LA SINISTRA CONTRO LA SOVRANITÀ NAZIONALE Il processo eversivo che sta destrutturando la Costituzione nata dalla Resistenza non nasce in Italia, ma è frutto del processo di costruzione dell’Unione Europea. Fino a oggi, l’argomento non era stato al centro del dibattito politico, bensì delimitato in ambiti accademici. Adesso sta invece esondando giacché &#8211; dinanzi alla crisi strutturale dell’intero capitalismo occidentale &#8211; le forze politiche ed economiche che guidano l’Europa hanno dovuto accelerare il processo di cessione di sovranità nazionale da parte degli Stati membri della UE. Nella cultura di sinistra &#8211; sia riformista che di movimento &#8211; la sovranità nazionale è vista negativamente: un po&#8217; perché richiama al nazionalismo e alle sue nefandezze storiche ma, soprattutto, perché secondo il progressismo contemporaneo la globalizzazione è una cosa meravigliosa. Purtroppo, c&#8217;è un problema. All’interno della sovranità nazionale è inscritta la Costituzione. Non so se ricordate: la Costituzione è quella roba lì per difendere la quale, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Terza e ultima parte del saggio UNA COSTITUZIONE IN PERICOLO. Nei prossimi giorni, su questo sito, partirà una nuova pubblicazione &#8220;a puntate&#8221; sul tema della <strong>sovranità nazionale</strong> e sul rapporto problematico che la sinistra &#8211; sia riformista che di movimento &#8211; intrattiene con tale concetto. </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">TUTTA LA SINISTRA CONTRO LA SOVRANITÀ NAZIONALE</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/indignados_c40b3029.jpg"><img class="alignright  wp-image-3740" title="_indignados_c40b3029" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/indignados_c40b3029-300x199.jpg" alt="" width="383" height="253" /></a>Il processo eversivo che sta destrutturando la <strong>Costituzione nata dalla Resistenza</strong> non nasce in Italia, ma è frutto del processo di costruzione dell’Unione Europea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fino a oggi, l’argomento non era stato al centro del dibattito politico, bensì delimitato in ambiti accademici. Adesso sta invece esondando giacché &#8211; dinanzi alla crisi strutturale dell’intero capitalismo occidentale &#8211; le forze politiche ed economiche che guidano l’Europa hanno dovuto accelerare il processo di <strong>cessione di sovranità nazionale</strong> da parte degli Stati membri della UE.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella cultura di sinistra &#8211; sia riformista che di movimento &#8211; la sovranità nazionale è vista negativamente: un po&#8217; perché richiama al nazionalismo e alle sue nefandezze storiche ma, soprattutto, perché secondo il progressismo contemporaneo la globalizzazione è una cosa meravigliosa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Purtroppo, c&#8217;è un problema.</span><br />
<strong><span style="color: #000000;"> All’interno della sovranità nazionale è inscritta la Costituzione.</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Non so se ricordate: la Costituzione è quella roba lì per difendere la quale, per vent&#8217;anni, noi di sinistra siamo scesi in piazza contro Berlusconi&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;">Ad ogni modo, per chi avesse scordato pure questo&#8230; è solo attraverso la Costituzione che s&#8217;invera quel tanto o poco di sovranità popolare su cui gli Stati europei hanno trovato fondamento dal 1848 a oggi. Chi ha voglia di ritornare a <em>l&#8217;État c&#8217;est moi</em>, si accomodi pure.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La favola raccontata per decenni dagli <strong>euro-teologi</strong> &#8211; quella secondo cui l&#8217;Unione Europea consterebbe d&#8217;un semplice trasferimento di sovranità popolare dal piano nazionale a quello continentale &#8211; è oggi negata dall&#8217;evidenza: il Parlamento Europeo conta sempre meno; gli organismi che determinano le politiche economiche &#8211; BCE, Commissione Europea, MES &#8211; sono sottratti al controllo democratico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Venendo all’Italia, l&#8217;epifenomeno del processo di destrutturazione costituzionale in atto &#8211; di matrice, ricordiamolo, sovranazionale &#8211; è rappresentato dall&#8217;intervento di modifica della Carta realizzato dal Governo Monti: <strong>il pareggio di bilancio in Costituzione</strong>. Questa modifica è stata realizzata al fine di rendere irreversibili i vincoli europei inerenti al patto fiscale o <strong>fiscal compact</strong>. Ma di questo più avanti.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL TRATTATO DI MAASTRICHT CONTRO LA COSTITUZIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/Zoze-Manuel-Barozo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3741" title="Zoze-Manuel-Barozo" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/Zoze-Manuel-Barozo-300x178.jpg" alt="" width="327" height="194" /></a>Prima di soffermarsi sull&#8217;attualità, infatti, ritengo valga la pena ricordare un paio d’elementi di destabilizzazione costituzionale anteriori all’era montiana.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Innanzitutto, sussiste da tempo il problema dell’<strong>Articolo 41</strong> della Costituzione (l’iniziativa economica privata “<em>non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale</em>” e deve, altresì, “<em>essere indirizzata e coordinata a fini sociali</em>”).<br />
<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.appelloalpopolo.it/?p=5334"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">Secondo il giurista Stefano D’Andrea</span></a></span></span>, le basi di quest’Articolo risulterebbero insidiate sin dal 7 febbraio 1992, ovvero sin dalla stipula del <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Maastricht"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">Trattato di Maastricht</span></a></span></span>. Suddetto trattato, al suo articolo 26, definisce il mercato europeo come <em>“</em><em>uno spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali</em>”. Secondo D’Andrea, ebbene, questa disposizione comunitaria ha neutralizzato la filosofia “dirigista” dell’Articolo 41 nostrano, rendendo “del tutto impossibile per i singoli Stati, introdurre regimi giuridici che prevedano una effettiva progressività nella tassazione dei redditi, degli utili sociali e soprattutto delle rendite”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">I GIUDICI DELLA CORTE COSTITUZIONALE NON SONO BELLE PERSONE</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/CORTE-COSTITUZIONALE1.jpg"><img class="alignright  wp-image-3742" title="CORTE-COSTITUZIONALE1" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/CORTE-COSTITUZIONALE1-300x186.jpg" alt="" width="379" height="234" /></a>Di rilievo ancor maggiore, sussiste poi il problema della <strong>Corte Costituzionale</strong> e dei commi 2 e 3 dell’<strong>Articolo 11</strong> (l&#8217;Italia “<em>consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo</em>”).<br />
<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://legxv.camera.it/cartellecomuni/leg14/RapportoAttivitaCommissioni/testi/14/14_cap04_sch01.htm"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">Con una sentenza dopo l’altra</span></a></span></span>, nel corso di quarant’anni, la Corte ha progressivamente sancito <strong>il primato del diritto comunitario sul diritto interno</strong>. L’argomentazione-base a fondamento di tale giurisprudenza è constata, per l’appunto, dei succitati passaggi dell’Articolo 11. Recentemente, Giorgio Napolitano <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&amp;key=1174"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">ha addirittura definito questi commi come una sorta di &#8220;preveggenza&#8221; europeista dei padri costituenti</span></span></a>.<br />
Orbene, bisogna dire che per fare e dire tutto questo ci vuole e ci è voluta davvero tanta, tantia <strong>malafede</strong>. Come risaputo, il primo comma parla del ripudio della guerra (e cosa sia stato fatto di tale principio, negli ultimi vent&#8217;anni, lasciamo perdere giacché sarebbe necessario un saggio a parte). Quindi, a una persona in buona fede appare del tutto evidente come i due successivi commi, al contrario: <strong>a)</strong> utilizzino, innanzitutto, il termine “limitazione” e non “cessione”; <strong>b)</strong> non si riferiscano affatto all’Europa bensì – <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.byoblu.com/post/2012/08/08/Per-entrare-in-Europa-abbiamo-VIOLATO-LA-COSTITUZIONE-Ecco-perche-la-Corte-Costituzionale-tace.aspx"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">come argomentato</span></a> dal filosofo Paolo Becchi</span></span> – alle Nazioni Unite; <strong>c)</strong> ma soprattutto, parlino di guerre potenziali o in atto, <strong>non certo di politica economica!</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Su questo punto, vale la pena aggiungere solo un altro inciso: che la Corte Costituzionale si comportasse in questo modo, non era cosa trascritta nel Libro del Destino. Anche in Germania, come in altri paesi europei, si stanno verificando conflitti giuridici fra Trattati europei e Costituzione nazionale. Ebbene, spinta a pronunciarsi su problematiche analoghe, la Consulta tedesca</span> <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.diritto24.ilsole24ore.com/avvocatoAffari/mercatiImpresa/2012/10/trattati-dellesm-e-del-fiscal-compact-la-pronuncia-corte-costituzionale-tedesca-.html"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">ha invece stabilito il primato della Costituzione nazionale e del potere costituente a base popolar</span>e</span></a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FISCAL COMPACT: COME SI DEMOLISCE UNA COSTITUZIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/macelleria-monti.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3743" title="macelleria-monti" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/macelleria-monti-225x300.jpg" alt="" width="268" height="357" /></a>Venendo all’oggi e al fiscal compact, un capitolo a parte andrebbe dedicato al silenzio dei mass-media sull’argomento. Tale silenzio ci impone, però, di riassumere brevemente: </span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/delleconomia/Fiscal_compact.html"><span style="color: #000000;">i</span></a>n data 20 luglio 2012 il Parlamento ha approvato un programma atto a </span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/delleconomia/Fiscal_compact.html"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">portare il debito pubblico italiano dall’attuale 120% sul PIL al 60%</span></span></a>. Questa votazione – che ottempera al <span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o32747"><span style="text-decoration: underline; color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">Trattato sulla Stabilità</span></span></a><span style="color: #000000;"> approvato dal Parlamento Europeo il 2 marzo 2012</span></span> – si è svolta con la maggioranza dei due terzi e ciò rende quindi impossibile, legalmente, la possibilità di sottoporre il tutto a un referendum popolare di ratifica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per dare operatività al patto fiscale, Governo e Parlamento sono dovuti intervenire su tre Articoli della Costituzione:</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 1)</strong> Con la riforma dell’Articolo 81, si è imposta l’impossibilità per lo Stato di superare il 3% nel deficit di bilancio, con le probabili conseguenze di cui più avanti.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 2)</strong> Con la riforma dell’Articolo 119, si è imposto a Comuni, Province e Regioni “<em>l</em><em>&#8216;osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall&#8217;ordinamento dell&#8217;Unione europea</em>”.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 3)</strong> Con la riforma dell’Articolo 117, si attribuisce allo Stato la prerogativa di “<em>armonizzazione dei bilanci pubblici</em>”, vale a dire l’intervento sui bilanci delle amministrazioni locali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> (Su questo e intorno a questo, il Governo Monti <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/22/sanita-regioni-temono-tagli-lasciano-tavolo-errani-grave-rinvio-esame-fondo/238484/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">ha trovato forte opposizione da parte delle Regioni</span></a></span></span>. È stata allora una coincidenza davvero fortunata, per il premier, che la magistratura abbia messo sotto inchiesta – pochi giorni prima dell’entrata in vigore d’una spending review<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"> <a href="http://www.ilmessaggero.it/economia/regioni_e_sanit_in_arrivo_altri_tagli_statali_bloccati_gli_aumenti/notizie/224119.shtml"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">che ha tagliato oltre 2 miliardi di euro alle Regioni</span></a></span></span> &#8211; dieci amministrazioni regionali su venti. Nella politica italiana, si sa, queste casualità fortuite capitano invero spesso…)</span><br />
<span style="color: #000000;"> Secondo i meno apocalittici fra gli analisti, </span><span style="color: #000000;">il perseguimento degli obiettivi inerenti al fiscal compact comporterebbe, per almeno un ventennio, </span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/07/30/sulla-crisi-pesano-debiti-delle-banche.html"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">manovre finanziarie atte a recuperare oltre 40-45 miliardi di euro l’anno</span></a></span></span>. Dal momento che nulla lascia presagire aumenti di export, di risparmi e di investimenti, lo Stato potrà realizzare tutto questo soltanto attraverso quelle ricette di cui il Governo Monti, nel 2012, ci ha servito gli antipasti: tagli alla sanità, tassazione del ceto medio e delle piccole imprese, blocco dei salari, tagli alla scuola, tagli alle pensioni e <strong>demolizione generale del welfare state</strong>. Se a tutto questo aggiungiamo la semi-impossibilità di andare in deficit di spesa, possiamo dire che, con la modifica del solo Articolo 81 e col fiscal compact, sono destinati a parziale o totale ineffettività i seguenti Articoli della Costituzione:</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 1)</strong> Articolo 3 (rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale);</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 2)</strong> Articolo 4 (diritto al lavoro);</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 3)</strong> Articolo 32 (diritto alla salute);</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 4)</strong> Articolo 34 (diritto all’istruzione);</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 5)</strong> Articolo 35 (tutela del lavoro);</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 6)</strong> Articolo 37 (tutela della donna lavoratrice e dei minori);</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 7)</strong> Articolo 38 (diritto all’assistenza, alla previdenza e alla sicurezza sociali).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inoltre, come sottolineato (ormai fino alla nausea) <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://econocrash.altervista.org/leuropa-salassata-di-paul-krugman/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">da Paul Krguman e decine di altri economisti</span></a></span></span>, i tagli alla spesa pubblica e la tassazione del ceto medio sono<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/spain_riot_12.jpg"><img class="alignright  wp-image-3744" title="spain_riot_12" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/spain_riot_12-300x221.jpg" alt="" width="395" height="290" /></a> destinati a far aumentare la recessione, dunque a giustificare l’avvio di ulteriori misure d’austerità, innescando così una spirale senza fine come quella in cui è precipitata la Grecia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo dunque di fronte a uno scenario eversivo?<br />
<strong>Sul piano giuridico-legale</strong>, assolutamente no. Tutto quello che abbiamo descritto, infatti, è stato approvato dal Parlamento nel pieno rispetto delle sue prerogative.<br />
<strong>Sul piano politico</strong>, beh, qui il discorso può essere diverso… riforme costituzionali approvate di soppiatto, avvalendosi del complice silenzio di media asserviti, senza implicare la volontà popolare e senza che le forze politiche abbiano mai avuto mandato programmatico-elettorale a riguardo, ci permettono invece di denunciare uno svuotamento materiale di quel <strong>potere costituente</strong> di cui all’<strong>Articolo 1</strong> della Carta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La natura potenzialmente eversiva del fiscal compact, del resto, è esplicitata nello stesso testo approvato dal Parlamento laddove, all’articolo 3 di quest’ultimo, è scritto come le nuove disposizioni di bilancio siano “<em>vincolanti a carattere permanente, preferibilmente costituzionali</em>”. Appare evidente come quel “preferibilmente” stia a indicare – e sia lodata la chiarezza &#8211; che la costituzionalità potrebbe d’ora in poi essere legittimamente derogata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ricordiamoci allora, un’ultima volta, di Silvio Berlusconi. Egli voleva modificare la Costituzione non certo <em>manu militari</em>, bensì a colpi di maggioranza parlamentare. Questo, però, non ha mai impedito a noi di sinistra di dargli per anni dell’eversore, giusto?<br />
E allora: perché mai, adesso, non dovremmo chiamare le cose con il loro nome?</span><br />
<span style="color: #000000;">Azzardo una possibile risposta: forse perché è troppo duro da mandar giù il fatto che il nemico della Costituzione, oggi, non sia un certo politico o una certa coalizione, bensì lo Stato in quanto tale.</span></p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http%3A%2F%2Fwww.salottoprecario.it%2F2012%2F12%2F17%2Funa-costituzione-in-pericolo-parte-3-si-scrive-fiscal-compact-ma-si-legge-eversione%2F&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe>]]></content:encoded>
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		<title>UNA COSTITUZIONE IN PERICOLO (parte 2): le dispute sulla &#8220;costituzione materiale&#8221;, la precarietà come fatto eversivo</title>
		<link>http://www.salottoprecario.it/2012/12/14/una-costituzione-in-pericolo-parte-2-le-dispute-sula-costituzione-materiale-la-precarieta-come-fatto-eversivo/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 12:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro e Welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Politica, partiti, movimenti]]></category>
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		<category><![CDATA[basic income]]></category>
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		<description><![CDATA[I processi eversivi che hanno interessato l’Italia dagli anni ’60 agli anni ’80  - Piano Solo (1964), stragi di Piazza Fontana (1969) e Piazza della Loggia (1974), tentato golpe di Junio Valerio Borghese (1970) e, infine, penetrazione infra-istituzionale della Loggia P2 di Licio Gelli (1976-1981) &#8211; disponevano, come ormai risaputo, di appoggi internazionali e specificamente americani. Questi processi, però, erano collegati al contesto della Guerra Fredda ed erano caratterizzati da una visione nazionale o meglio ancora nazionalista. L’eversione di oggi va qualificata in modo completamente diverso. Innanzitutto, essa ha una matrice direttamente sovranazionale e non vede implicati soltanto gli Stati Uniti, ma anche i poteri finanziari che controllano le istituzioni dell’Unione Europea. Soprattutto, però, stiamo osservando una classe sociale specifica e minoritaria – l’oligarchia economico-finanziaria – che ha scelto di non delegare più a politici o militari, bensì di assumere direttamente il comando dell’apparato di Stato. Ma in cosa consiste, esattamente, il disegno eversivo messo in atto da queste èlite? Beh, prima di rispondere, sarà bene chiarire cosa debba intendersi per “costituzionale”. Un membro emerito della Corte Costituzionale, probabilmente, potrebbe rispondere a quest’articolo argomentando che, da un punto di vista tecnico-giuridico, in Italia oggi non sta avvenendo alcunché di eversivo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>I processi eversivi</strong> che hanno interessato l’Italia dagli anni ’60 agli anni ’80  - Piano Solo (1964), stragi di Piazza Fontana (1969) e Piazza della Loggia<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/licio-gelli.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-3713" title="licio-gelli" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/licio-gelli-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></span></a> (1974), tentato golpe di Junio Valerio Borghese (1970) e, infine, penetrazione infra-istituzionale della Loggia P2 di Licio Gelli (1976-1981) &#8211; disponevano, come ormai risaputo, di appoggi internazionali e specificamente americani. Questi processi, però, erano collegati al contesto della Guerra Fredda ed erano caratterizzati da una visione nazionale o meglio ancora nazionalista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>L’eversione di oggi</strong> va qualificata in modo completamente diverso. Innanzitutto, essa ha una matrice direttamente sovranazionale e non vede implicati soltanto gli Stati Uniti, ma anche i poteri finanziari che controllano le istituzioni dell’Unione Europea. Soprattutto, però, stiamo osservando una classe sociale specifica e minoritaria – l’oligarchia economico-finanziaria – che ha scelto di non delegare più a politici o militari, bensì di assumere direttamente il comando dell’apparato di Stato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma in cosa consiste, esattamente, il disegno eversivo messo in atto da queste èlite? Beh, prima di rispondere, sarà bene chiarire cosa debba intendersi per “costituzionale”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un membro emerito della <strong>Corte Costituzionale</strong>, probabilmente, potrebbe rispondere a quest’articolo argomentando che, da un punto di vista tecnico-giuridico, in Italia oggi non sta avvenendo alcunché di eversivo. Eppure un processo politico, un’interpretazione del diritto, una normativa di legge, possono essere giuridicamente legittimi &#8211; possono, cioè, passare un eventuale vaglio della Consulta – senza che questo impedisca di valutarne l’incostituzionalità in termini non giuridici, bensì politici. Di più: la Corte Costituzionale non può essere considerata un riferimento attendibile, giacché ha svolto un ruolo di connivenza col processo eversivo di cui stiamo parlando. Sulle responsabilità storiche dei giudici della Consulta, però, ci soffermeremo nel prossimo capitolo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/toni-negri1.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3715" title="toni-negri" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/toni-negri1-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></span></a>Possiamo dire che la destrutturazione costituzionale ha avuto una ben precisa genesi teorica. Quest’ultima è constata dell’affermarsi – a destra come a sinistra &#8211; d’una specifica dottrina.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La dottrina giuridica ch’è da decenni egemone, ebbene, vede da una parte la categoria di <strong><em>costituzione formale</em></strong>, ovvero la rigidità degli enunciati scritti sulla Carta e, dall’altra, il concetto di <strong><em>costituzione materiale</em></strong> intesa come il dispiegamento storico e concreto di quei principi scritti. Ora, messo così, potrebbe effettivamente sembrare un paradigma progressista. <strong>Toni Negri</strong>, per esempio, decenni fa <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.deriveapprodi.org/2006/06/i-libri-del-rogo-2/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">ne trattò ampiamente da sinistra</span></a> </span></span>definendo “costituzione materiale” un processo determinato dalle esigenze capitaliste ma anche dalla nuova composizione del lavoro: alla fine dei ’70, cioè, con l’avvento del post-fordismo e  d’un capitalismo facente coincidere produzione e circolazione, avveniva il passaggio dall’operaio-massa (la fabbrica) all’operaio sociale (terziarizzazione). Tutto ciò portava Negri a individuare, nella materialità del sociale, una nuova e differente “costituzione” già in essere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La dottrina sulla costituzione materiale che ha assunto nel tempo egemonia, però, non è stata questa di Negri appena<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/bobbio01g.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-3717" title="bobbio01g" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/bobbio01g-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></span></a> descritta, bensì quella di <strong>Norberto Bobbio</strong> (che l&#8217;aveva a sua volta mutuata da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costantino_Mortati"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">Costantino Mortati</span></a></span>). Orbene, dicendo “costituzione materiale” Bobbio alludeva a una materialità ben diversa da quella intrinseca alla forza-lavoro e all&#8217;antagonismo di classe. In buona sostanza, secondo Bobbio, le condizioni storiche avevano destituito il fondamento dirigista e regolazionista presente nella Carta, ovvero quel fondamento secondo cui lo Stato può indirizzare l’economia e i suoi protagonisti. In altre parole, non già le mutazioni nella composizione sociale bensì le esigenze del capitalismo internazionale, rendevano necessario – secondo Bobbio e secondo un&#8217;ampia parte di teorici della sinistra riformista &#8211; destrutturare l&#8217;asse semantico della Costituzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Più specificamente ancora, secondo Bobbio la Costituzione è un divenire, un gioco ininterrotto di legittimazioni normative e rapporti di forza. Il problema – e qui si capisce perché abbia prima citato la teoria di Negri – consta di <strong><em>quali </em></strong>rapporti di forza si stia parlando. Se si afferma, come Bobbio, che la Costituzione è un processo di mutamento continuo che deve adattarsi “alle trasformazioni della modernità”, beh, allora si capisce fin troppo bene dov’è che si vuole andare a parare&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per questo motivo, diversi intellettuali (ad esempio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://iskra.myblog.it/archive/2012/07/09/un-apprendista-stregone-di-nome-bobbio1.html"><span style="color: #000000; text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">lo studioso marxista Angelo Ruggeri</span></span></a>)</span> hanno analizzato come l’enorme influenza delle teorie di Bobbio abbia innescato, storicamente, il rovesciamento dapprima semantico, poi politico e infine normativo della Carta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I membri dell’Assemblea Costituente (<span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/costituzione_%28Il_Libro_dell%27Anno%29/"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">come qui spiegato dallo stesso Presidente della Consulta,  Francesco Paolo Casavola</span></a></span></span>) avevano concepito la Costituzione in termini parimenti dinamici, ma a partire da un&#8217;angolazione del tutto differente; a partire, cioè, da <em><strong>un&#8217;angolazione</strong> <strong>programmatica</strong></em>. L&#8217;avevano concepita, insomma, come strumento dinamico di trasformazione orientato al sociale, come dispositivo che necessita d’una lotta costante per essere attuato. La teoria riformista ha in qualche modo proseguito lungo quest&#8217;impianto concettuale, ma l’ha fatto prendendo in considerazione le esigenze riproduttive e sistemiche della struttura economica anziché quelle del corpo sociale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il lato positivo, per così dire, è che il concetto di costituzione materiale può essere perfettamente ribaltato e utilizzato contro i teorici liberisti o cripto-liberisti della “Costituzione in divenire”. Infatti, se tra costituzione materiale e costituzione formale vi è discrepanza, nulla vieta di affermare che possano esservi fenomeni definiti tecnicamente costituzionali dalla Consulta ma che, nella sostanza, si contrappongono alle esigenze materiali del corpo sociale e, dunque, al <em><strong>potere costituente a base popolare</strong></em> ch&#8217;è ragion d&#8217;essere della Carta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">C&#8217;è comunque una cosa da chiarire: se in tutta Europa i vertici statali ed economici stanno portando battaglia su questo terreno – stanno cioè aumentando la loro forza attraverso progressivi svuotamenti della sovranità costituzionale e quindi popolare &#8211; occuparsi d’altro sarebbe da imbecilli. Occorre, invece, contrattaccare su questo terreno e farlo con la massima durezza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/fornero-piange.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3721" title="fornero-piange" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/fornero-piange-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>In un mondo ideale, il tema attraverso cui predisporre un contrattaco della massima intensità già esiste:<strong style="text-align: justify;"> la precarietà sul lavoro</strong>. Oggi, non ha più senso attardarsi in discussioni su ammortizzatori sociali per i precari che svolgerebbero, nel quadro delle politiche di ausetrità, una funzione di elemosina. Perfino il<strong> basic income</strong>, nel contesto eversivo del <strong>fiscal compact</strong> (nei prossimi capitoli spiegheremo perché quest’ultimo sia, a tutti gli effetti, l’epifenomeno dell’eversione in atto), rischia di ritrovarsi svuotato d&#8217;efficacia. <strong>Il tema della precarietà va posto, invece, in quanto problema costituzionale</strong>. L’esistenza stessa di noi precari, in altre parole, denuncia l’attuazione di un processo eversivo che lo Stato ha attuato ai danni della Costituzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutta la giurisprudenza sul lavoro dell’ultimo decennio ha portato a 4,5 milioni di precari e 5,8 milioni di<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/class_action.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3722" title="class_action" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/class_action-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a> lavoratori in nero (dati al 2007 elaborati <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.ibs.it/code/9788842083221/gallino-luciano/lavoro-non-e.html"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">dal sociologo Luciano Gallino</span></a></span></span>). L’esistenza del precariato è quindi una contraddizione insanabile rispetto ai principi contenuti agli Articoli 1, 3 e 4 della Carta. Dinanzi a quest’evidenza, se la Consulta ci dicesse che Pacchetto Treu, Legge Biagi e Riforma Fornero sono/sono stati giuridicamente ineccepibili, non potremmo fare altro che giudicare tale pronunciamento come mendace proprio sul piano della costituzione materiale: intesa, però, dal punto di vista della sovranità popolare e del potere costituente, non certo dal punto di vista delle “esigenze della modernità”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ovviamente, nell&#8217;affermare tutto questo, non si sta alludendo a un ritorno al posto fisso giacché la de-industrializzazione e la terziarizzazione rendono tale ipotesi materialmente impraticabile. Eppure, sempre in un mondo ideale,  centinaia di migliaia di precari potrebbero in altro modo e fin da subito far tremare le oligarchie dominanti. E potrebbero farlo istituendo una <strong>class action</strong> contro lo Stato italiano e chiedendo, in nome della Costituzione, risarcimenti milionari per ogni anno di precarietà subìto. Indipendentemente dall&#8217;esito giuridico, sarebbe qualcosa di assai differente dalla richiesta d’un reddito minimo: si tratterebbe d’un contrattacco, un dichiarare irrecuperabilmente illegittimi gli assetti di potere esistenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ovviamente, questo sito non è sede per lanciare proposte politiche di sorta. Diciamo che questo sulla class action di massa dei precari contro lo Stato voleva essere, semplicemente, una suggestione per argomentare meglio la tesi fin qui esposta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel prossimo capitolo vedremo come la Corte Costituzionale, attraverso anni e anni di sentenze, abbia avuto un ruolo di primo piano nel processo di destrutturazione costituzionale in atto.</span></p>
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		<title>UNA COSTITUZIONE IN PERICOLO (parte 1): l&#8217;anti-berlusconismo al servizio del liberismo</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 10:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Salotto Precario da oggi, riprende le pubblicazioni. Il tema di questo e degli articoli che verranno è il seguente: è in atto un conflitto fra Stato e Costituzione. Gli Stati nazionali europei, assoggettati ai poteri sovranazionali del capitalismo finanziario, stanno destrutturando non soltanto le proprie Costituzioni, ma il costituzionalismo stesso e dunque il principio di sovranità popolare. Si sta ridefinendo in senso regressivo, cioè, quello che è stato il paradigma fondativo dello Stato nell&#8217;età contemporanea. In altre parole ancora, la situazione paradossale dell&#8217;Europa è quella di avere Stati portatori d&#8217;un disegno eversivo. Stati che si pongono in contrasto con una parte di popolazione che, al contrario, scendendo in piazza e confliggendo con l&#8217;autorità statale, difende il diritto costituzionale. Mesi fa, nel corso d’un dibattito pubblico, ascoltai un dirigente della Cgil pronunciare, quasi alla lettera, le seguenti parole: “Beh, il Governo Monti non è che ci piaccia granché. Prima, però, avevamo un governo eversivo, che tendeva a minare le fondamenta della Costituzione. Adesso, almeno, questa minaccia costituzionale non ce l’abbiamo”. Ecco, credo che queste parole fotografino esaustivamente la situazione. Esse riassumono, cioè, la perdita di lucidità della sinistra. Dicendo “sinistra” non mi riferisco soltanto a partiti e sindacati del centrosinistra oppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>Salotto Precario da oggi, riprende le pubblicazioni. Il tema di questo e degli articoli che verranno è il seguente: <strong>è in atto un conflitto fra Stato e Costituzione</strong>. Gli Stati nazionali europei, assoggettati ai poteri sovranazionali del capitalismo finanziario, stanno destrutturando non soltanto le proprie Costituzioni, ma <strong>il costituzionalismo</strong> stesso e dunque il principio di <strong>sovranità popolare</strong>. Si sta ridefinendo in senso regressivo, cioè, quello che è stato il paradigma fondativo dello Stato nell&#8217;età contemporanea. In altre parole ancora, la situazione paradossale dell&#8217;Europa è quella di avere Stati portatori d&#8217;un <strong>disegno eversivo</strong>. Stati che si pongono in contrasto con una parte di popolazione che, al contrario, scendendo in piazza e confliggendo con l&#8217;autorità statale, difende il diritto costituzionale.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mesi fa, nel corso d’un dibattito pubblico, ascoltai un dirigente della Cgil pronunciare, quasi alla lettera, le seguenti parole: “Beh, il Governo Monti non è che ci piaccia granché. Prima, però, avevamo un governo eversivo, che tendeva a minare le fondamenta della Costituzione. Adesso, almeno, questa minaccia costituzionale non ce l’abbiamo”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, credo che queste parole fotografino esaustivamente la situazione. Esse riassumono, cioè, la perdita di lucidità della sinistra. Dicendo “sinistra” non mi riferisco soltanto a partiti e sindacati del centrosinistra oppure alle avanguardie extraparlamentari. No, dicendo questo mi riferisco anche e soprattutto alla componente di massa, all’opinione pubblica, insomma al cosiddetto “popolo di sinistra”. Intellettualmente tramortito da vent’anni di <strong>anti-berlusconismo</strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> La Costituzione nata dalla Resistenza</strong> oggi non soltanto è minacciata, ma è divenuta – come argomenteremo nei prossimi giorni &#8211; materialmente<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/20121029_703461.jpg"><img class="alignright  wp-image-3698" title="20121029_70346" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/12/20121029_703461-300x204.jpg" alt="" width="369" height="250" /></a> ineffettiva. La tesi che proverò ad argomentare, insomma, è che la situazione, rispetto al periodo berlusconiano, sia drasticamente peggiorata. A differenza di tantissimi commentatori della Rete, però, non mi soffermerò sulla natura “illegittima” del <strong>Governo Monti</strong>. In primis, perché sul piano legale e giuridico il governo dei &#8220;tecnici&#8221; è stato, purtroppo, perfettamente legittimo. In secondo luogo, perché il tema da analizzare dovrebbe essere come, nel corso del tempo, la modalità di costruzione dell’<strong>Unione Europea</strong> abbia destrutturato il costituzionalismo. Il Governo Monti, in tale scenario, è stato certamente un acceleratore, una variante di tipo ideologico-estremista, ma non il primo motore. Se si vuole comp</span><span style="color: #000000;">rendere il perché e il percome dell’<strong>eversione</strong> in atto occorre, insomma, focalizzarsi sulla <strong>matrice sovranazionale</strong> di quest’ultima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad ogni modo l’opinione pubblica di sinistra, per tutto il 2012, ha in maggioranza applaudito il Governo Monti. Ora, caduto Monti, la stessa opinione pubblica riesce a focalizzare la propria rabbia solo ed esclusivamente contro la ridiscesa in campo di Berlusconi. Incurante dei disastri provocati da Monti sul piano dell&#8217;impoverimento di massa, dell&#8217;aumento di disoccupazione, della distruzione in atto nel tessuto produttivo delle piccole-medie imprese. E il popolo di sinistra è stato incurante, soprattutto, del fatto che Monti abbia rappresentato un disegno politico volto a minare l’impianto costituzionale della Repubblica molto più in profondità di quanto avvenuto o tentato durante il ventennio berlusconiano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ciò è dovuto al fatto che l’anti-berlusconismo ha individuato nel padrone di Mediaset &#8211; e nella marmaglia piduista al suo seguito &#8211; il male assoluto, la sola e unica minaccia. Questo ha obnubilato il fatto che l’alternativa al berlusconismo fosse in preparazione da tempo. Ma a predisporre suddetta alternativa, non sono stati certamente i soviet della classe operaia. La successione al tycoon brianzolo è stata messa in atto, al contrario, da una soggettività ben più potente dell’accozzaglia erede della P2. La detronizzazione di Berlusconi, cioè, è stata in larga misura operata <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200908articoli/46455girata.asp"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">dal capitalismo finanziario e internazionale</span></a></span></span>. Stiamo parlando d’un network di potere da cui i berlusconiani sono sempre stati, quasi del tutto, ostracizzati. Ma questo, ai tempi dell’insediamento del Governo Monti, non poteva essere compreso dal popolo di sinistra: per quest’ultimo, i lineamenti strategici del Capitale sono divenuti oramai impercettibili. Per l’opinione di massa più o meno progressista, da vent’anni, c’è Berlusconi. Sempre Berlusconi. Solo Berlusconi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Giusto per fare un esempio: il 23 marzo del 2002, noi militanti di sinistra <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.repubblica.it/online/politica/manifestazione/arrivo/arrivo.html"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">scendemmo in piazza a milioni</span></a></span></span>, con la Cgil di Cofferati, contro il tentativo del Governo Berlusconi di abolire l’<strong>Articolo 18</strong>. Buona parte di quegli stessi militanti, ebbene, ha applaudito nel 2012 un Governo Monti che l’Articolo 18 è riuscito a manometterlo per davvero.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Altro esempio: quando il Ministro <strong>Elsa Fornero</strong> ha dichiarato – il 26 giugno &#8211; che “il posto di lavoro non è un diritto” facendo così finta di non ricordare l’Articolo 4 della Carta Costituzionale, il lettore medio di <em>Repubblica</em> non ha avvertito scandalo. Egli, infatti, ha pensato tra sé e sé: “beh sì, in effetti questa qui è un po’ stronza; però, suvvia, sempre meglio di quando c’era Berlusconi!”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dunque, il <em>leitmotiv</em> secondo cui l’Italia è stata rovinata da vent’anni di berlusconismo, potrebbe essere specularmente rovesciato: ci stiamo aggirando inermi e inerti in mezzo alle macerie culturali lasciateci in eredità dall’anti-berlusconismo. Ovvero in mezzo all’incapacità e alla non volontà, da parte della sinistra, di interpretare <strong>chi </strong>e <strong>che cosa</strong> sia, oggi, il sistema capitalista.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I vertici internazionali di suddetto sistema hanno sempre percepito Berlusconi e la sua banda come un corpo estraneo, una masnada di buffoni, una cricca impresentabile nei salotti buoni quali Bildelberg e dintorni. Certo, anche Berlusconi &#8211; in teoria &#8211; propugnava il liberismo. Questo ha fatto credere a molti, erroneamente, che combattere Berlusconi significasse combattere il capitalismo. In realtà, il “liberismo” berlusconiano è stato un fenomeno in qualche modo nazionalista, composto da quei rane e rospi della P2 che, senza più la Guerra Fredda, avevano perduto lo stagno in cui sguazzare (a riguardo, vale la pena dare un&#8217;occhiata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.storiain.net/arret/num129/artic6.asp"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">all&#8217;analisi storiografica del politologo Giorgio Galli</span></a></span>).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma </span><span style="color: #000000;">come ha scritto lo studioso marxista <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.conflittiestrategie.it/hanno-riaperto-la-prima-casa-chiusa-litalia-di-glg-2-ott-12"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">Gianfranco La Grassa</span></a></span></span></span><span style="color: #000000;"> &#8211; rispetto alle strategie statunitensi e capitaliste riguardanti l’Italia <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;"><a href="http://www.lastampa.it/2012/08/31/italia/politica/usa-che-errore-puntare-tutto-su-berlusconi-fini-e-d-alema-Z1wvxMByeCRecckIVhxmnO/pagina.html"><span style="color: #0000ff; text-decoration: underline;">approntate sin dai primi anni ’90</span></a></span></span> &#8211; la discesa in campo di Berlusconi nel &#8217;94 rappresentò un imprevisto, un fattore atto a determinare una sorta di “ventennio d’attesa”. Alla fine del 2011, il ventennio è terminato. Il ciclo mafioso-piduista &#8211; e più o meno nazionalista &#8211; si è concluso un po&#8217; per le pressioni internazionali (soprattutto americane) e un po&#8217; per l&#8217;inettitutidine a governare dei berlusconiani. Il governo sovranazionale, un anno fa, è alfine arrivato. Di conseguenza, alla ristrutturazione in senso liberista del sistema-Italia si è potuto finalmente imprimere l&#8217;agognata accelerazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Suddetto progetto di ristrutturazione, ebbene, consta di un attacco frontale al sistema delle <strong>piccole-medie imprese</strong> e ai <strong>diritti del lavoro</strong>. A monte di questo, però, vi è un unico nodo strategico: demolire, destrutturare, neutralizzare la Costituzione. Con quali dispositivi ciò potrebbe realizzarsi, sarà tema dei prossimi articoli.</span></p>
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		<title>Glossario di Guerra &#8211; D come DESTRE</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[DESTRA E SINISTRA NON HANNO PIÙ SENSO? PARLATE DI CALCIO, CHE È MEGLIO Apriamo le danze col tono giusto: se appartenete alla sterminata moltitudine che sostiene la tesi secondo cui le definizioni di destra e sinistra non hanno più senso, beh, potete risparmiarvi lo sforzo di leggere quest’articolo. Anzi no, vi chiedo di attendere giusto la fine di questo paragrafo. Prima che vi congediate, infatti, ho da darvi una notizia. Nella maggior parte dei casi, il vostro assioma sull’obsolescenza della dicotomia destra-sinistra sta a indicare una tesi ben precisa: non c’è più differenza tra i partiti di destra e quelli di sinistra. Come vedremo più avanti &#8211; nonché nei prossimi capitoli di questo Glossario &#8211; si tratta d’una tesi contenente molti spunti di verità ma, nondimeno, semplicistica. Tuttavia, il punto è ancora un altro. Anche qualora decidessimo che questa vostra tesi fosse corretta, permarrebbe comunque un problema: come da etimologia, i partiti sono solo una parte della politica. Oltre ai partiti, difatti, ci sono i movimenti, i sindacati, le associazioni di categoria, i gruppi spontanei, gli attori sociali in genere. Se si vuole liquidare la dualità destra-sinistra, insomma, non basta parlare di partiti: bisogna anche poter dimostrare che sia stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>DESTRA E SINISTRA NON HANNO PIÙ SENSO? PARLATE DI CALCIO, CHE È MEGLIO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Apriamo le danze col tono giusto: se appartenete alla sterminata moltitudine che sostiene la tesi secondo cui le definizioni di <strong>destra</strong> e <strong>sinistra</strong> non hanno più senso, beh, potete risparmiarvi lo sforzo di leggere quest’articolo.</span> <span style="color: #000000;"> Anzi no, vi chiedo di attendere giusto la fine di questo paragrafo. Prima che vi congediate, infatti, ho da darvi una notizia. Nella maggior parte dei casi, il vostro<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/537806.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3527" title="537806" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/537806.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a> assioma sull’obsolescenza della dicotomia destra-sinistra sta a indicare una tesi ben precisa: non c’è più differenza tra <strong>i partiti</strong> di destra e quelli di sinistra. Come vedremo più avanti &#8211; nonché nei prossimi capitoli di questo Glossario &#8211; si tratta d’una tesi contenente molti spunti di verità ma, nondimeno, semplicistica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tuttavia, il punto è ancora un altro. Anche qualora decidessimo che questa vostra tesi fosse corretta, permarrebbe comunque un problema: come da etimologia, i partiti sono solo <em>una parte</em> della politica. Oltre ai partiti, difatti, ci sono i movimenti, i sindacati, le associazioni di categoria, i gruppi spontanei, gli attori sociali in genere. Se si vuole liquidare la dualità destra-sinistra, insomma, non basta parlare di partiti: bisogna anche poter dimostrare che sia stato superato – materialmente superato – quel <strong>divario di potere politico</strong> <strong>tra ricchi e poveri</strong> su cui la diade destra-sinistra è andata strutturandosi dal XVIII secolo sino a oggi (precisamente, dall’Assemblea Nazionale francese del 17 giugno 1789).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi chiedo, pertanto, di trovare un saggio, uno studio &#8211; un qualcosa di attinente alle <strong>scienze sociali</strong> &#8211; che non parli di partiti ma che dimostri, semplicemente, come le contraddizioni tra ricchi e poveri siano state materialmente superate. E poi, già che ci siamo, bisogna anche che suddetto scritto o saggio dimostri come ricchi e poveri &#8211; oggi e in Occidente &#8211; abbiano pari capacità d’influenzare e indirizzare un governo o un potere costituito.</span> <span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/barboni-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3536" title="barboni-2" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/barboni-2.jpg" alt="" width="292" height="239" /></a><br />
Qualora voi trovaste siffatte “prove”, beh, mi leverei il cappello. Si dà il caso, però, che voialtri non siate in grado di trovare nulla del genere. E questo per un semplice motivo: uno studio in grado di dimostrare scientificamente la scomparsa del divario di potere tra ricchi e poveri, non l’ha scritto proprio nessuno.</span> <span style="color: #000000;"> Dunque, non mi resta altro che darvi la seguente notizia: “destra e sinistra non esistono più” rappresenta – al pari de <a href="http://www.salottoprecario.it/2012/03/15/glossario-di-guerra-c-come-classe-sociale/">“le classi non esistono più”</a> – l’ennesima <strong>chiacchiera da bar</strong> dell’italietta provinciale. E voi, sterminata moltitudine che ripete a pappagallo questo assioma, siete solo avventori del suddetto bar. Avventori che discutono animatamente di politica ma che, invece, farebbero molto meglio a parlare di calcio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, ho detto quello che avevo da dire. Ora potete anche smettere di leggere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>LE QUATTRO DESTRE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In questo mini-saggio, ho scelto di raggruppare le varie destre in quattro macro-categorie, due a livello europeo&#8230;<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/600px-Italian_traffic_signs_-_divieto_svolta_a_destra.svg_.png"><img class="alignright size-medium wp-image-3538" title="600px-Italian_traffic_signs_-_divieto_svolta_a_destra.svg" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/600px-Italian_traffic_signs_-_divieto_svolta_a_destra.svg_-300x300.png" alt="" width="197" height="197" /></a> </span><span style="color: #000000;"><br style="color: #000000;" /> 1) <strong>La destra tradizionalista</strong>, di cui fanno parte le formazioni di tipo neo-fascista o nazionalista nonché alcuni partiti localisti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> 2) <strong>La destra liberista</strong>, che esprime la soggettività di classe delle élite economiche e che esercita la propria influenza egemonica sulle istituzioni europee, su tutti i partiti di centrodestra e su larga parte di quelli di centrosinistra.</span><br />
<span style="color: #000000;">&#8230;e altre due attinenti alla particolarità del contesto italiano:</span><br />
<span style="color: #000000;"> 3) <strong>La destra piduista</strong>, ovvero berlusconiana, unanimemente riconosciuta come principale anomalia politica del Belpaese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> 4) <strong>La destra giustizialista</strong>, che ha occupato lo spazio politico-elettorale della sinistra cosiddetta radicale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>L’ASCESA DELLA DESTRA TRADIZIONALISTA </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’insieme dei partiti di estrema destra che stanno crescendo in tutta Europa è, innanzitutto, estremamente eterogeneo. In molti di essi è chiaramente presente la matrice fascista nella sua variante più &#8220;sociale&#8221; (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_Nazionale_%28Francia%29">il Front National</a> in Francia, <a href="http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/stati/grecia/2012/05/07/Grecia-festa-rabbiosa-neri-Alba-dorata-_6830218.html">la Chrysi Avgi</a> in Grecia, <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/l%E2%80%99estrema+destra+inglese+vuole+uscire+dall%27europa+e+combattere+l%27immigrazione.0073036">il Bnp</a> in Inghilterra, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Nazional-Democratico_Tedesco">il Npd</a> in Germania), altri perseguono forme originali di nazionalismo autoritario (<a href="http://www.famigliacristiana.it/informazione/news_2/articolo/ungheria_020112182746.aspx">il Fidesz</a> in Ungheria), altri ancora mescolano caratteristiche xenofobe a spunti di tipo libertario (<a href="http://www.libertiamo.it/2010/06/18/lolanda-e-il-modello-di-una-destra-dura-ma-non-confessionale/">il Pvv</a> in Olanda) e</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Jenni_Duncombe_Nazi_flag.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3532" title="Jenni_Duncombe_Nazi_flag" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Jenni_Duncombe_Nazi_flag.jpg" alt="" width="287" height="291" /></a></span><span style="color: #000000;"> altri, infine, si richiamano al localismo/regionalismo (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Interesse_Fiammingo">il Vlaams Belang</a> in Belgio, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lega_Nord">la Lega Nord</a> in Italia).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eppure, un punto in comune c’è e possiamo forse individuarlo nel paradigma del <em>tradizionalismo</em>. Trattasi di un’elaborazione che viene da molto lontano, per la quale bisognerebbe scomodare il concetto di Tradizione in pensatori come Evola o Guénon. Per non stare però a farla troppo lunga, limitiamoci a dire che possiamo definire <strong>destra tradizionalista</strong> tutto ciò che fa riferimento al principio “sangue e suolo”, a un ideale di società organica e coesa. In altre parole, l’ideale d&#8217;una società che sappia ri-</span><span style="color: #000000;">tessere la trama delle relazioni umane nei territori e/o nella Nazione. Quelle relazioni che i processi di globalizzazione e le dinamiche del multiculturalismo</span><span style="color: #000000;">, oggi, hanno frantumato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In altre parole, l’estrema destra è l’unico campo politico che si pone contro la globalizzazione, l’unico ad affermare che <em>la globalizzazione è reversibile</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Inoltre e in molti casi, questo punto di vista si associa a un’analisi spesso puntuale delle trasformazioni in atto nella <em>composizione sociale</em>. Soffermandoci sull’Italia, scorgiamo infatti che soltanto la tradizionalista <strong>Lega Nord</strong>, all’inizio degli anni ’90, seppe intuire la nascita d’un nuovo ceto imprenditoriale e d’un nuovo ceto operario. Soprattutto, soltanto la Lega Nord scommise sull’ipotesi – rivelatasi parzialmente fondata &#8211; che lavoratori dipendenti, lavorator</span><span style="color: #000000;">i autonomi e piccoli imprenditori avrebbero potuto costituire un unico <em>blocco sociale</em> contrapposto al potere costituito.<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/leghisti3.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3533" title="ITALY POLITICS" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/leghisti3-300x221.jpg" alt="" width="378" height="278" /></a> Come argomentato negli studi sociologici <a href="http://gcasagrande.wordpress.com/2009/05/27/la-lega-geografia-storia-e-sociologia-di-un-nuovo-soggetto-politico-di-ilvo-diamanti/">di Ilvo Diamanti</a>, <a href="http://www3.varesenews.it/politica/articolo.php?id=97152">di Aldo Bonomi</a> e di tanti altri, il consenso della Lega non fu principalmente collegato alla xenofobia, bensì al fatto che una larga parte dei ceti produttivi si sentiva, nel Nord Italia, priva di rappresentanza.<br />
Quanto detto è stato altresì confermato in tempi recenti. Nel 2011, infatti, il<strong> PD</strong> ha visto scendere la propria eredità di consenso elettorale presso gli operai <a href="http://www.sondaggibidimedia.com/2011/01/sondaggio-riservato-de-il-fatto.html">sotto il 20%</a>. Specularmente, la rappresentatività di PDL e Lega all’interno dello stesso segmento occupazionale è cresciuta <a href="http://www.sondaggibidimedia.com/2011/01/sondaggio-riservato-de-il-fatto.html">fino al 46%</a>.</span> <span style="color: #000000;">(Questi numeri, ovviamente, vanno oggi rivisti alla luce del</span> <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/05/07/news/elezioni_bilancio-34633100/?ref=HRER1-1">tracollo elettorale del centrodestra</a> <span style="color: #000000;">alle amministrative del 7 maggio 2012, ma aiutano ugualmente a capire certi processi di lungo corso.)</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lanciando lo sguardo Oltralpe, risulta che il partito di <strong>Marine Le Pen</strong> abbia aumentato i propri consensi grazie al voto di quei ceti popolari che, fino a pochi decenni prima, votavano compattamente per il Partito Comunista Francese. Più specificamente, nel 2012 il Front National <a href="http://www.informalibera.it/lavoro/francia-l%E2%80%99ultra-destra-di-marine-le-pen-cresce-nel-voto-operaio/">ha conquistato il voto del 36% degli operai francesi</a>, risultando così il partito di maggioranza relativa entro quel target specifico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mentre scrivo, lo sfondamento elettorale del FN in Francia è appena avvenuto e leggo i commentatori nostrani di centrosinistra parlare di “voto di protesta”. Si tratta, al contrario, d’un voto avente una motivazione lucida e precisa: provare a invertire la globalizzazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>I LAVORATORI EUROPEI HANNO RAGIONE A VOTARE PER L’ESTREMA DESTRA?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un lavoratore europeo, un esponente di quel ceto medio ch’è oggi in fase di progressivo impoverimento, perché mai dovrebbe dare retta a una sinistra <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/toni_negri.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3534" title="toni_negri" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/toni_negri-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>che, compattamente, ancora sta lì a cantare le magnifiche sorti e progressive della globalizzazione? E non parliamo soltanto della sinistra riformista. Nella sinistra di movimento, forse, è presente una matrice globalista ancor più accentuata. Tanto che <em>Impero</em> di <strong>Toni Negri</strong> potrebbe essere considerato un inno alla globalizzazione che nessun teorico del liberismo, finora, è riuscito a superare in termini di slancio apologetico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque, tornando al lavoratore europeo: la globalizzazione gli ha recato un miglioramento oppure un peggioramento delle condizioni di vita? La domanda, chiaramente, è del tutto pleonastica: la globalizzazione non soltanto <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-05-09/borghesia-rischio-estinzione-063752.shtml?uuid=AaX2QVVD">sta portando all’estinzione del ceto medio</a> ma, soprattutto, non lascia intravedere alcuna speranza che non sia un disciplinamento di tutti i lavoratori europei sul modello cinese: meno reddito, meno welfare, più produttività. Quest&#8217;ultima non è una tesi cospirativa: è ciò che ha espresso <strong>Mario Monti</strong> in persona, senza troppi giri di parole,<img class="alignright size-medium wp-image-3535" title="l43-monti-cina-120331102436_big" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/l43-monti-cina-120331102436_big-300x200.jpg" alt="" width="363" height="242" /> <a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6961/">durante il suo viaggio di propaganda in Cina</a>.<br />
Tutto questo, naturalmente, sarebbe ai fini della competitività dell’Europa e della sua “crescita”. Il che significa, in altre parole, che questa degradazione del benessere &#8211; questa<em> sinizzazione</em> dell’Europa – dovrebbe essere accettata nella misura in cui si dà per scontato il contesto della globalizzazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciò significa che, nel corso dell’ultimo decennio, di questo e soltanto di questo è andato sostanziandosi <em>in progress</em> il cosiddetto euro-scetticismo: nel momento in cui il concetto di Europa viene a coincidere con quello di globalizzazione – cioè con un fattore che deteriora, oggettivamente, le condizioni di vita &#8211; i lavoratori sentono di non poter fare altro che respingere l’ideale europeista e votare, in massa, per l’estrema destra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>MA LE PICCOLE PATRIE SONO DAVVERO UNA COSA DI DESTRA?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quante volte abbiamo sentito l’intellighenzia di sinistra prendere per il culo la Lega Nord per il suo richiamo alle “piccole patrie”? Molto spesso, giusto?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Beh, allora ditemi un po’: voi sapreste spiegare, concretamente, per quale motivo un essere umano<em> non</em> dovrebbe prediligere l’appartenenza a una piccola patria? <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/de_rita_11.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3542" title="de_rita_11" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/de_rita_11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Andando al nocciolo, piccola patria significa semplicemente <strong>territorio</strong>. E quest’ultimo costituisce l’unica sfera sociale/istituzionale – oltre al web – in cui le persone s’incontrano direttamente, instaurano legami, si coalizzano, possono far sentire la propria voce. Come dice il sociologo <strong>Giuseppe De Rita</strong>, &#8220;<em>il territorio è stato per millenni la base della sovranità, mentre ora quest&#8217;ultima è nel flusso finanziario</em>&#8220;. Dunque: siete proprio così certi che il territorio e la piccola patria siano cose “di destra”?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Perché mai una persona dovrebbe preferire al territorio l’ambito della metropoli, la sua massa composta da individui atomizzati ed estranei fra loro? Perché dovrebbe sentirsi parte d’un processo di <em>nomadizzazione</em>, generalizzato e globale, all’interno del quale non è in grado di far pesare il proprio punto di vista? Forse per via della “ricchezza multiculturale” di suddetto processo? Ma perché <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/simpsons-the-scream-4900914.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3543" title="simpsons-the-scream-4900914" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/simpsons-the-scream-4900914.jpg" alt="" width="351" height="500" /></a>lo scambio fra culture possa darsi occorre disporre, in prima istanza, d&#8217;una qualche identità culturale da scambiare. Il soggetto deterritorializzato e nomadico cui aspirano congiuntamente la maggioranza della sinistra e il grande Capitale è, al contrario, un soggetto spossessato del proprio territorio, deprivato dei legami comunitari: in sintesi, <em>un soggetto senza soggettività</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oltretutto, in quanto appena detto risiede un paradosso estremo: senza legami comunitari e territoriali – qualora, cioè, l’ideale di deterritorializzazione nomadica s’inverasse integralmente &#8211; <em>la sinistra cesserebbe di esistere</em>. Qualunque tipologia di sinistra, difatti, necessita che gli individui ripongano un senso d’identificazione in una qualsivoglia sfera collettiva. I soggetti deterritorializzati e globalizzati, i soggetti della <em>società liquida</em>, sono invece individui estranei gli uni agli altri, diffidenti gli uni degli altri. Persone che, come dice <strong>Zygmunt Bauman</strong>, vivono rapporti umani &#8220;<em>non più costruiti collettivamente, ma consumati individualmente</em>&#8220;. In parole povere, la sinistra sta perseguendo un paradigma &#8211; quello nomadico-capitalista &#8211; che rende tutti noi degli <em>individualisti di destra</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dunque, ecco perché i lavoratori europei “hanno ragione” a votare estrema destra: quest’ultima, affermando che la globalizzazione è reversibile, fornisce loro un barlume di speranza; inoltre, attribuendo centralità al territorio, indica loro un legame sociale che risulta assai più concreto e tangibile di un’appartenenza europea rivelatasi, all’atto pratico, un vuoto proclama retorico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>L’ESTREMA DESTRA COMBATTE LE OLIGARCHIE ECONOMICHE? SÌ, A CHIACCHIERE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Eppure, malgrado quanto appena detto, intendo argomentare come la destra tradizionalista costituisca, in definitiva, un gigantesco <em>imbroglio ideologico</em> perpetrato ai danni dei lavoratori europei.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/samen2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3544" title="MINOLTA DIGITAL CAMERA" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/samen2-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Innanzitutto, oggi come ai tempi di Hitler essa si rivolge ai ceti popolari senza mettere in discussione – materialmente, strutturalmente &#8211; i rapporti di potere politico fra ricchi e poveri. Certo, si scaglia a parole contro le oligarchie finanziarie e contro le banche ma, anziché prospettare un aumento di potere politico dei lavoratori, si limita a proporre il ripristino del nazionalismo o del localismo come panacea di tutti i mali. Come se le dinamiche del capitalismo internazionale non facessero invece leva, per essere esercitate, su quel divario di potere tra ricchi e poveri <em>ch’è già effettivo su scala nazionale</em>. Come se un uomo delle multinazionali come Mario Monti, per dire, non agisse entro un sistema di relazioni istituzionali già a suo tempo egemonizzato dalle élite italiane, cioè dai vari Montezemolo, Della Valle e banchieri vari.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, l’estrema destra combatte le oligarchie soltanto<strong> a chiacchiere</strong> e non è dunque un caso se, nella storia, la sua ascesa al potere sia stata sempre <a href="http://myskindocs.blogspot.it/2012/01/la-storia-siamo-noi-hitler-e-le.html">foraggiata economicamente dai grandi capitalisti</a>.</span> <span style="color: #000000;">Parimenti, non è un caso se i disparati richiami alla &#8220;Nazione&#8221; che si sono susseguiti nel corso della storia non abbiano <em>mai</em> influito sui rapporti di forza interni tra oligarchie e lavoratori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il discorso non cambia quando la destra tradizionalista – non potendo porre ai lavoratori il tema del potere politico, altrimenti si chiamerebbe sinistra – punta tutte le proprie carte su tematiche di natura <strong>fiscale</strong>. Certo, suddette problematiche sono decisive e per nulla comprese da una sinistra che rappresenta, in larga misura, dipendenti pubblici e pensionati. Ma, come dimostrato dalla fallimentare performance della Lega Nord al governo dell’Italia, le riforme fiscali non sono affatto sufficienti a tener testa all’offensiva che &#8220;i mercati” stanno portando avanti contro il mondo del lavoro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non v’è dubbio che le oligarchie finanziarie incarnate da Draghi, Monti, Papademos e compagnia stiano massacrando i ceti produttivi (artigiani, <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/rompuy1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3550" title="rompuy" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/rompuy1.jpg" alt="" width="407" height="266" /></a>autonomi, piccoli imprenditori) con un aumento delle tasse spacciato, sui servili mass-media, <a href="http://www.fiscoequo.it/attualita/522-lotta-allevasione-slogan-e-trovate-mediatiche-non-preoccupano-evasori.html">come “lotta all’evasione”</a>. Ma la strategia dei liberisti si snoda prioritariamente su un altro piano. La priorità liberista – una priorità tutta <em>politica</em> – si articola lungo un ambito di cui nessun leader della destra tradizionalista potrebbe mai ammettere l’esistenza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo specifico piano, il paradigma scelto dalle oligarchie finanziarie, è quello della <strong>lotta di classe</strong>. I principali sforzi di Mont</span><span style="color: #000000;">i e </span><span style="color: #000000;">P</span><span style="color: #000000;">apademos, le “riforme” su cui maggiormente insistono UE e BCE, gli obiettivi presi di mira dai serial killer <a href="http://www.nocensura.com/2012/01/leuropa-di-van-rompuy.html">Herman Van Rompuy</a> e <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/crisi-rehn-l-italia-rispettera-gli-impegni_4367547774.htm">Olli Rehn</a>, constano dell’abbattere il <em>potere politico</em> che i lavoratori hanno conquistato nel corso del Novecento.<br />
Lo abbiamo visto con <a href="http://mobile.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120427/manip2pg/04/manip2pz/321814/">l’abolizione dei contratti collettivi in Grecia</a>. Lo abbiamo visto <a href="http://www.nazioneindiana.com/2012/01/21/larticolo-18-la-vera-posta-in-gioco/">con l’abolizione dell’Articolo 18 in Italia</a>. Infine <a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/41041/draghi-il-modello-sociale-europeo-e-morto.htm">lo ha detto chiaro e tondo</a>, pochi giorni fa, <strong>Mario Draghi</strong> al <em>Wall Street Journal</em>: &#8220;<em>il modello sociale europeo</em> (cioè il welfare state) <em>è morto</em>&#8220;.<br />
Per combattere uno <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Greek-anarchists1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3548" title="Greek anarchists" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Greek-anarchists1-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>scontro sociale di questa portata, ebbene, sarebbe necessaria una strategia di contrattacco uguale e contraria. E questo, oggi, nel 2012, dovrebbe significare l&#8217;innesco di <strong>una rivolta generalizzata del mondo del lavoro</strong> – di quel blocco socia</span><span style="color: #000000;">le che va dagli operai ai precari ai piccoli imprenditori – <strong>finalizzata alla conquista del potere politico</strong>. In altre parole, <em>il mondo della produzione e del lavoro vivo contro il mondo della finanza</em>. Spostare l’ambito della contraddizione, mettersi a parlare d’altro, significa invece lasciare che i manovratori agiscano indisturbati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’estrema destra, insomma, ha un comportamento speculare a quello dell’estrema sinistra: l’abbandono del campo di battaglia. <a href="http://www.salottoprecario.it/2012/03/15/glossario-di-guerra-c-come-classe-sociale/">Nel precedente capitolo del Glossario</a>, abbiamo infatti argomentato come oggi larga parte della sinistra, anziché porre il tema della soggettività e del coalizzarsi dei lavoratori/produttori, <a href="http://www.adistaonline.it/index.php?op=articolo&amp;id=49152">vagheggi un neo-paleocristianesimo</a> &#8211; ovviamente interclassista &#8211; che permetta il<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/nichi-vendola_big.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3549" title="nichi-vendola_big" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/nichi-vendola_big-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a> costituirsi di una nuova <em>ecclesia</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’estrema destra, parimenti, indica il principio della soggettività non già nel lavoro e nella produzione, bensì nel ripristino di un comunitarismo organico-tradizionale, oppure nel ripristino dell’identità nazionale, oppure ancora (in casi più deteriori, come quello dell’Ungheria) nel ripristino del primato della religione cristiana sulla politica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il punto è che proprio quanto i tradizionalisti denunciano – la perdita dei legami territoriali e della coesione sociale – discende puntualmente dalla lotta di classe che le oligarchie hanno avviato contro il mondo del lavoro. Il deterioramento delle relazioni nei territori coincide cioè, cronologicamente ed esattamente, con la <em>precarizzazione del lavoro</em>.</span> <span style="color: #000000;">Infatti, se è vero che la flessibilità costituisce uno dei tratti salienti dell&#8217;appena trascorsa epoca denominata <strong>postfordismo</strong>, è altrettanto vero che l&#8217;ulteriore peculiarità di tale ciclo storico è stata,</span> <a href="http://ferdinandoazzariti.blogspot.it/2004/05/il-postfordismo-di-enzo-rullani.html">come dice l&#8217;economista Enzo Rullani</a><span style="color: #000000;">, <em>la &#8220;messa al lavoro&#8221; dei territori</em> entro una dinamica di proiezione sul mercato globale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In altre parole, la deterritorializzazione delle identità culturali-locali è stata fenomenologia d&#8217;una deterritorializzazione pregressa, avvenuta nell&#8217;ambito della produzione e del lavoro. E questa tesi è dimostrabile, molto semplicemente, ordinando la sequenza temporale delle trasformazioni avvenute. Ma allora, se le cose stanno così, non c&#8217;è nessun ritorno a identità etniche o nazionali che tenga: il problema può essere affrontato soltanto all&#8217;interno delle dinamiche di potere inerenti ai rapporti fra lavoratori e Stato nonché fra produzione e finanza. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Più brutalmente: se il potere parla solo ed esclusivamente il linguaggio della lotta di classe, reagire parlando d’altro, coalizzare le masse in base a principi esteriori alla <em>soggettività di classe</em>, denota tanto stupidità quanto <em>connivenza</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>IN SINTESI, I LAVORATORI EUROPEI HANNO TORTO A VOTARE PER L’ESTREMA DESTRA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/skinheads.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3552" title="skinheads" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/skinheads.jpg" alt="" width="350" height="262" /></a>Un altro motivo per cui i lavoratori europei hanno torto a votare per l’estrema destra, riguarda il ruolo dei <strong>capri espiatori</strong>.<br />
<a href="http://www.filosofico.net/renegirard.htm">Come ben spiegato dal filosofo René Girard</a>, le società antiche fondavano la loro coesione sul meccanismo vittimario-rituale d’un capro espiatorio verso il quale indirizzare e lasciar sfogare la violenza collettiva. E le destre tradizionaliste, richiamandosi per l’appunto alla Tradizione, non fanno altro che modellizzare questo principio antropologico. Quindi, al di là dei proclami anti-banche e anti-finanza, il cuore della strategia dei tradizionalisti consta non già dell’indirizzare la violenza popolare verso il potere costituito, bensì dell’incanalarla <em>contro altri attori sociali</em>. Principalmente, gay e migranti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E qui si pone un problema che non è affatto morale, bensì strategico. Al pari della <strong>destra giustizialista</strong> (di cui più avanti) che indirizza il malcontento esclusivamente verso i partiti lasciando intoccati i poteri finanziari, la destra tradizionalista garantisce che l’oggetto della rabbia sociale non sia il sistema socio-economico, bensì alcuni e ben delimitati capri espiatori.<br />
Questo<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/almirante31.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3554" title="almirante3" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/almirante31-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" /></a> significa che gli estremisti di destra sono, oggi come sempre, i servitori prezzolati di quel potere economico che, a chiacchiere, dicono di voler contrastare. Oggi come ai tempi delle bombe nelle piazze finalizzate a bloccare le lotte operaie, i fascisti svolgono il ruolo di utili idioti nella secolare guerra tra oligarchie e lavoratori. In termini più militanti, potremmo anche affermare che essi svolgono, oggi come sempre, il ruolo degli <strong>infami</strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I lavoratori europei votano quindi per un campo politico che dovrebbero, al contrario, riconoscere come nemico. Poiché chi indirizza la rabbia contro altri soggetti sociali anziché contro le oligarchie economiche, è un nemico al pari delle oligarchie stesse.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>L’ITALIA E LA SOPRAVVALUTATA MARMAGLIA PIDUISTA </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Venendo alla situazione italiana, negli ultimi vent’anni abbiamo assistito allo scontro fra <strong>due destre</strong>, protagoniste delle vicende politiche più recenti. In questo intricato film che si potrebbe intitolare <em>La Guerra delle Due Destre</em>, alle sinistre è stato assegnato il ruolo di attore non protagonista. Ma di questo &#8211; delle sinistre, cioè &#8211; si parlerà alla lettera &#8220;S&#8221; di questo Glossario. Per il momento, quindi, tralascio volutamente di soffermarmi <em>sull&#8217;azione politica</em> dei partiti di centrosinistra e dei movimenti organizzati. Rispetto alle vicende storiche sotto menzionate, mi limiterò a parlare del &#8220;popolo di sinistra&#8221;, cioè dell&#8217;opinione pubblica afferente a quel campo politico di cui faccio anch&#8217;io parte da ventisette anni.<br />
</span></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_3593" class="wp-caption alignleft" style="width: 259px;">
<dt class="wp-caption-dt"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/NIK_43271.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="size-medium wp-image-3593" title="NIK_4327" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/NIK_43271-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /></span></a></span></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><span style="color: #000000;">Il compagno Sergio Cusani a una manifestazione della Fiom</span></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando, nel 1992, si sprigionò sui media il concatenamento <strong>Tangentopoli/Mani Pulite</strong> pochissimi, a sinistra, furono sfiorati dal sospetto che si stesse consumando un regolamento di conti <em>interno</em> alla struttura capitalista. Quasi nessuno, cioè, provò a chiedersi: ma perché la corruzione viene colpita soltanto ora e, soprattutto, come mai tutta insieme nello stesso momento? E non uno, ovviamente, osò ipotizzare che potesse esservi stato un “via libera” dato alla magistratura per motivazioni essenzialmente <em>geopolitiche</em> (cioè di politica estera).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per citare uno dei pochi ambiti collettivi che fu attanagliato da qualche dubbio, vale la pena riportare</span> <a href="http://www.lutherblissett.net/archive/078-10_it.html">questo scritto del 1994</a><span style="color: #000000;">, intitolato <em>L’assalto giudiziario ai cieli della politica</em>, a firma del collettivo <strong>Luther Blissett</strong> (si tratta di un’auto-citazione biografica: infatti, quantunque il documento non l’abbia scritto io, all’epoca ero parte del gruppo fondatore di quell’avanguardia politico-culturale): “<em>Il clima di forcaiolaggine qualunquista e interclassista impedisce anche a molta “compagneria” di vedere che lo scontro è fra due o più cosche capitalistiche, spezzoni l’un contro l’altro armati della stessa classe dominante, sullo sfondo dei diktat di Maastricht e del Fmi.</em>”</span><br />
<span style="color: #000000;"> Negli anni a venire, lo studioso marxista <strong>Gianfranco La Grassa</strong>, dedicherà all’argomento numerosi saggi. Anche in questo caso, vale la pena riportare una recente citazione tratta</span> <a href="http://www.conflittiestrategie.it">dal suo sito</a> <span style="color: #000000;">(personalmente non prendo tutto quel che dice quest&#8217;autore come oro colato &#8211; in particolar modo, i giudizi sul ruolo &#8220;liberista&#8221; del centrosinistra non tengono conto dei suoi giganteschi conflitti interni &#8211; ma penso che aiuti comunque a inquadrare la questione): “<em>Gli americani dovevano risolvere il problema rappresentato da quelle classi politiche dirigenti, anche nei paesi alleati, che pretendevano di fare esercizio di sovranità nazionale senza subire le limitazioni richieste dalla nuova situazione geopolitica. E’ così che nel ’92, al largo di Napoli ormeggerà il panfilo Britannia, stracarico di finanzieri angloamericani che avevano la missione di costringere i funzionari del Tesoro italiano, guidati da <strong>Mario Draghi</strong>, ad autorizzare la svendita della nostra industria e del nostro sistema creditizio. Ma per raggiungere questo obiettivo si doveva, al contempo, destabilizzare il regime politico italiano e fu così che nello stesso ’92 un potere dello Stato, la magistratura, ebbe il lasciapassare per colpirne a morte un altro, realizzando, sotto la copertura di una campagna per la moralizzazione delle istituzioni, un golpe bello e buono. I progetti però si arenarono a causa di un imprevisto che nessuno poteva mettere in conto, la nascita di Forza Italia e l’ascesa carismatica di Berlusconi</em>“. (<strong>Nota per i meno svegli</strong>: l’analisi che avete appena letto <em>non è</em> dalla parte di DC, PSI e Berlusconi.)</span></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_3594" class="wp-caption alignright" style="width: 307px;">
<dt class="wp-caption-dt"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/craxi_berlusconi_thumb1.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="size-medium wp-image-3594" title="craxi_berlusconi_thumb" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/craxi_berlusconi_thumb1-297x300.jpg" alt="" width="297" height="636" /></span></a></span></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><span style="color: #000000;">Bettino e Silvio al mare</span></dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla luce delle citazioni di cui sopra, proverei a metterla così: non ci sono <em>prove</em> del fatto che la magistratura, ai tempi di Mani Pulite, fosse eterodiretta; sappiamo però che, <em>negli stessi giorni</em> in cui la tempesta giudiziaria travolgeva i partiti della Prima Repubblica, le élite finanziarie internazionali stavano delineando un progetto di <em>ristrutturazione capitalista del sistema-Italia</em>. Per riprendere allora l&#8217;ultimo punto toccato da La Grassa, il processo di ristrutturazione post-Guerra Fredda elaborato dalla finanza internazionale, forse, non tenne conto del fatto che in Italia vi era ancora una destra – anti-comunista e nazionalista – ch’era stata estromessa dai giochi. Si trattava di quel vasto arcipelago che aveva dato corpo, un decennio prima, al progetto della <strong>Loggia P2 di Licio Gelli</strong>.<br />
Dopo</span> <a href="http://trasquadraecompasso.blogspot.it/2011/02/la-legge-di-scioglimento-sulla-p2.html">lo scioglimento della Loggia ad opera del Parlamento nel 1982</a><span style="color: #000000;">, i piduisti dapprima si allearono, all’inizio degli anni ’80,</span> <a href="http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/allapsi.html">con il PSI di Bettino Craxi</a><span style="color: #000000;">. Dopodiché, eliminato quest’ultimo dalla magistratura (secondo molti per le ragioni geopolitiche sopra citate), essi si strinsero intorno a colui che ne era l&#8217;erede politico, vale a dire <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Quest’ultimo riunì la costellazione piduista in un partito politico (Forza Italia) e fece quindi alleare quest’ultimo con le destre tradizionaliste di stampo nazional-fascista (Alleanza Nazionale) e di stampo localista (Lega Nord).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto questo fece sì che presso l’opinione pubblica di sinistra Berlusconi apparisse subito come il nemico principale &#8211; il pericolo maggiore per la democrazia &#8211; e che tale rimanesse sino a oggi. Le motivazioni a fondamento di questa demonizzazione, certamente, non è che mancassero: la <strong>marmaglia</strong> radunatasi intorno a Berlusconi aveva come tratto comune il non riconoscersi nella Costituzione e l’eredità piduista implicava, altresì, il progetto di una democrazia autoritaria sul modello di quanto scritto, nero su bianco, nel</span> <a href="http://2piu2uguale5.ilcannocchiale.it/post/2062359.html">Piano di Rinascita Democratica della P2</a><span style="color: #000000;">.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, era giusto dare a Berlusconi del piduista e del mafioso? Sì, lo era per tutta una serie di riscontri se non giudiziari</span>, <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/391976/La-Piovra-e-Gomorra-promuovono-la-mafia.html">quantomeno politici</a><span style="color: #000000;">.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/BERLUSCONI21.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3595" title="BERLUSCONI2" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/BERLUSCONI21-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></span></a>Era giusto affermare che Berlusconi avesse mire eversive rispetto alla Costituzione? Sì, lo era sulla base delle sue</span> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QQEaD9GwWP0">ripetute dichiarazioni</a><span style="color: #000000;">: esse auspicavano, difatti, una modifica della Carta che trasferisse il potere legislativo dal Parlamento al Governo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Malgrado tutto questo, ebbene, l&#8217;aver inquadrato Berlusconi come <strong>UNICO</strong> problema dell&#8217;Italia, è stato il più grave errore strategico e culturale della sinistra<strong>. </strong>Ma sì, diciamolo pure: un vero e proprio caso di rincoglionimento di massa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Perché affermo questo?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo affermo perché – mentre il popolo di sinistra concentrava le proprie energie solo ed esclusivamente contro il berlusconismo – le oligarchie finanziarie lavoravano alacremente per la sua sostituzione, ovvero per una nuova fase capitalista. In altre parole, la “discesa in campo” del padrone di Mediaset aveva paradossalmente <em>rallentato</em> quel progetto di ristrutturazione liberista della società italiana ch’era stato approntato sin dai tempi di Mani Pulite. Per quasi un ventennio, tutti hanno assistito allo scontro elettorale tra centrodestra e centrosinistra: uno scontro che è stato indubbiamente aspro. Ma ben pochi si sono resi conto di come, al contempo, un altro conflitto <em>non elettorale</em> fosse in corso: una guerra che vedeva <strong style="text-align: justify;">un’estrema destra nazional-piduista</strong> da una parte e <strong>una destra liberista-finanziaria</strong>, di caratura internazionale, dall’altra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le facoltà percettive del popolo di sinistra, purtroppo, erano in grado d’identificare soltanto la prima delle due.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>DALLO PSEUDO-LIBERISMO AL LIBERISMO AUTENTICO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Pertanto, oggi non abbiamo più di fronte una marmaglia nostalgica della P2, più o meno collusa con la mafia. </span><br />
<span style="color: #000000;">Oggi lo pseudo-liberismo cialtrone, imbelle, sgangherato nonché “autarchico” dei berlusconiani è stato sostituito dal <em>liberismo autentico</em>. Quello delle èlite economiche internazionali.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/the-goldman-sachs.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3613" title="the-goldman-sachs" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/the-goldman-sachs-300x242.jpg" alt="" width="300" height="242" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> Lo sparuto quanto potente racket affaristico che si riunisce nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg">Gruppo Bildelberg</a> e nella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Trilaterale">Trilateral Commission</a> ha assunto direttamente il potere politico. Se ai tempi di <em>Stato e Rivoluzione</em> <strong>Lenin</strong> qualificava il potere statale come “<em>consiglio d’amministrazione della borghesia</em>”, oggi la classe dominante non ha più bisogno di un&#8217;alleanza con gli organi istituzionali: ha infatti assunto essa stessa, in prima persona, la direzione dello Stato. Come scriveva <strong>Toni Negri</strong>, in <em>Fine Secolo</em>, già nel 1980: “<em>le élite finanziarie sono oggi immediatamente élite politiche</em>”.</span><br />
<span style="color: #000000;">Dopo molti tentativi, le oligarchie liberiste sono infine riuscite a sostituire la cialtronesca cricca di Berlusconi. Osservando la sequenza dei fatti, alcuni commentatori di sinistra non conformisti sostengono che suddette oligarchie si siano avvalse dell&#8217;ausilio della magistratura prima e di quello delle agenzie di <em>rating</em> poi; ma anche su questo, ahimè, non esistono elementi probatori.<br />
Comunque la si pensi, il punto che ci interessa adesso è un altro: le élite hanno avviato un progetto che, rispetto alla Costituzione nata dalla Resistenza, risulta <strong>enormemente più eversivo di qualunque cosa Berlusconi abbia mai fatto o dichiarato</strong>.<strong> </strong>Tale progetto si sta materializzando, oltretutto, col consenso e/o con la connivenza e/o nell’indifferenza dell’opinione pubblica di sinistra.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/l43-roma-120323121055_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3614" title="l43-roma-120323121055_big" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/l43-roma-120323121055_big-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Soprattutto, stiamo assistendo a una politica ben più radicale e decisa nell’abbattere il residuo potere politico del mondo del lavoro. Il 23 marzo del 2002, noi militanti di sinistra <a href="http://www.repubblica.it/online/politica/manifestazione/arrivo/arrivo.html">scendemmo in piazza a milioni</a>, con la Cgil di Cofferati, contro il tentativo del Governo Berlusconi di abolire l’Articolo 18. Buona parte di quegli stessi militanti, oggi, plaude a un Governo Monti che l’Articolo 18 è riuscito ad abolirlo per davvero.</span><br />
<span style="color: #000000;">In questo caso come in molti altri, il rincoglionimento di massa generato dall’anti-berlusconismo si manifesta in tutta la sua desolante miseria. La regressione nei diritti del lavoro, l’aumento esponenziale della disoccupazione, il tracollo del potere d’acquisto delle famiglie, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/05/04/marcia-vedove-suicidi_6813954.html">i suicidi in massa per ragioni economiche</a>: nulla di tutto questo sembra scuotere un ottenebrato popolo di sinistra che non è più in grado di percepire &#8211; in alcun modo, per nessun motivo &#8211; un nemico politico <em>che non sia</em> Silvio Berlusconi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>UN’EVERSIONE COSTITUZIONALE DI DESTRA, CHE PIACE AL POPOLO DI SINISTRA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Mario Monti non è affatto uno <em>yes-man</em>, un esecutore. Al contrario, egli è una figura di spicco, un leader a pieno titolo nell’ambito dell&#8217;oligarchia<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/monti-fazio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3626" title="monti-fazio" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/monti-fazio-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> internazionale: non sono io a dirlo, <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1028186/governo-chi-e-mario-monti.shtml">bensì il suo curriculum</a>. </span><br />
<span style="color: #000000;">Non c&#8217;è solo l’abbattimento dell’Articolo 18; non c&#8217;è solo la “lotta all’evasione” che sta distruggendo quella piccola-media impresa ch’era la parte più sana e produttiva del sistema-Italia: no, la visione dell’<em>advisor </em>di Goldman Sachs si spinge assai più lontano. Non si tratta di teoria del complotto, ma soltanto di annotare, diligentemente, dichiarazioni e azioni del signor Monti.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> 1)</strong> Il 22 febbraio 2011, Mario Monti ha dichiarato esplicitamente che la crisi è necessaria per far sì che <a href="http://www.youtube.com/watch?v=b_EsSGirCmM">gli Stati europei cedano quote progressive di sovranità nazionale all’Europa</a>. Purtroppo, nell’Unione Europea così com’è oggi, la cessione di sovranità nazionale coincide con la cessione di sovranità popolare. Infatti, <a href="https://docs.google.com/viewer?a=v&amp;q=cache:iThrWZJ0MYsJ:epaper.azione.ch/ee/azion/_main_/2012/04/23/025/azion-_main_-2012-04-23-025.pdf+&amp;hl=it&amp;gl=it&amp;pid=bl&amp;srcid=ADGEESisn7V9_kOGP47bphitS429L_iK0tZX3BVQ3FyeDuIjsP-G7Rajz1SdTKmt5trFkVsgX2P77UyKYwZQb_4qiywubzwVa5eFlIUahaA62fL8ns3Z4a6aWrcusIqPKju0Gm8cWRUr&amp;sig=AHIEtbQvz0CZ5vmuErGv5g9zJxQoLQs3SA">come scrive Lucio Caracciolo</a>: &#8220;<em>Si poteva sperare che le democrazie nazionali potessero sciogliersi in una democrazia europea. Al contrario, quel poco o molto che chiamiamo costruzione europea ha contribuito a delegittimare le democrazie nazionali senza contribuire a erigerne una nuova, su scala comunitaria</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Monti_MarchionneR400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3627" title="Monti_MarchionneR400" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Monti_MarchionneR400-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a><strong>2)</strong> Il 17 aprile 2012, il Governo Monti ha modificato in Senato l’Articolo 81 della Costituzione <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120501/manip2pg/15/manip2pz/322012/">inserendovi l’obbligo del pareggio di bilancio</a> (<em>fiscal compact</em>). In pratica, un atto eversivo della sovranità popolare. Se &#8220;i mercati&#8221;, la BCE e la Commissione UE dovessero dire che, per rispettare il pareggio, è necessario tagliare stipendi, pensioni o sanità, ebbene d&#8217;ora in poi qualsiasi governo sarebbe obbligato a obbedire. Con la modifica di un solo articolo, insomma, se ne stanno per andare affanculo tutti assieme: l&#8217;Articolo 3 (rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale), l&#8217;Articolo 4 (diritto al lavoro), l&#8217;Articolo 32 (diritto alla salute), l&#8217;Articolo 34 (diritto all&#8217;istruzione), l&#8217;Articolo 35 (tutela del lavoro), l&#8217;Articolo 37 (tutela della donna lavoratrice e dei minori) e l&#8217;Articolo 38 (diritto all&#8217;assistenza, alla previdenza e alla sicurezza sociali). Detto questo, però, mica vi starete a lamentare? L&#8217;importante, alla fine, è che sia stato tolto di mezzo il pericolo golpista di Berlusconi, no?</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>3)</strong> Infine, tra il 30 marzo e il 1° aprile 2012, <a href="http://www.vanityfair.it/news/italia/2012/03/31/mario-monti-wen-jabao-cina">durante il suo viaggio in Cina</a>, Mario Monti ha annunciato che il piano strategico del Governo per la “crescita”<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/xl43-trasmissione-monti-vespa-111207120354_medium.jpg.pagespeed.ic_.ubZhAGCvRE.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3628" title="xl43-trasmissione-monti-vespa-111207120354_medium.jpg.pagespeed.ic.ubZhAGCvRE" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/xl43-trasmissione-monti-vespa-111207120354_medium.jpg.pagespeed.ic_.ubZhAGCvRE-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> dell&#8217;Italia consta di un afflusso massiccio di investimenti, da parte delle aziende cinesi, sul mercato nostrano. Ecco, qui ci sarebbe da fermarsi un attimo. Rispetto a questo punto, pensando alla situazione dei diritti del lavoro nel paese asiatico, una persona incline alle teorie del complotto comincerebbe a chiedersi: per caso esiste una connessione tra quest’ingresso dei cinesi e la perseguita riduzione del potere contrattuale dei lavoratori? Per caso esiste una connessione tra questi investimenti asiatici e la demolizione in atto &#8211; tramite “lotta all’evasione” &#8211; del tessuto produttivo delle piccole-medie imprese? Bah, lasciamo perdere. Meglio non interrogarsi troppo. No, perché qua si rischia appunto di cadere nel complottismo, dico bene?</span><br />
<span style="color: #000000;">A parte scherzi, questa è “la” destra che tutti i lavoratori dovrebbero combattere: la destra liberista internazionale che sta indirizzando le politiche dei paesi occidentali. Per vent’anni, ci si è persi dietro agli sproloqui di una marmaglia c</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/MArio-Monti-e-papa-Ratzinger-638x4251.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3630" title="MArio-Monti-e-papa-Ratzinger-638x425" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/MArio-Monti-e-papa-Ratzinger-638x4251-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></span><span style="color: #000000;">he, in verità, non era mai stata invitata ai tavoli ristretti, vale a dire quelli del potere finanziario. Le oligarchie economiche avevano sempre disprezzato, tenuto in disparte, i tanto temuti berlusconiani. Basti ricordare <a href="http://www.repubblica.it/online/politica/ruggiero/ruggiero/ruggiero.html">le dichiarazioni di Gianni Agnelli</a> oppure il fatto che il</span><span style="color: #000000;"> Cavaliere &#8211; ritenuto giustamente un impresentabile buffone &#8211; non sia mai stato invitato a una riunione del Gruppo Bildelberg o ad altri consessi analoghi. </span><br />
<strong><span style="color: #000000;">Tutto ciò avrebbe dovuto suscitare interrogativi su <em>chi</em>, davvero, si stesse adoperando per sostituire il berlusconismo. </span></strong><br />
<span style="color: #000000;">Ma per l’opinione pubblica di sinistra era molto più semplice indignarsi sentendo parlare in televisione sub-umani come Gasparri e Giovanardi, piuttosto che addentrarsi in ragionamenti tanto sofisticati.</span><br />
<span style="color: #000000;">L’eversione costituzionale, tanto paventata nel periodo berlusconiano, da minaccia si è tramutata dunque in realtà. Pertanto, a sinistra sarebbe arrivato il <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/monti_draghi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3631" title="monti_draghi" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/monti_draghi-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></a>momento d’invertire le priorità e mettere a fuoco questioni crudamente concrete. Il “pericolo di destra”, in breve, è quello collegato alle politiche che riducono il potere dei lavoratori, che assottigliano il ceto medio, che annientano le piccole imprese, che riducono il benessere pro capite. Tutto questo significa che <strong>il nemico da combattere è la destra liberista-finanziaria che controlla, oggi, UE e BCE</strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Le analisi che attribuiscono, invece, priorità di pericolo alla destra tradizionalista (si chiami Le Pen o Alba Dorata) oppure ai residui cascami del piduismo-berlusconismo, erano già in errore vent’anni fa ma collocano in un’oggettiva condizione di sudditanza verso le élite economiche chiunque, oggi, insista col proporle. </span><br />
<span style="color: #000000;">Infatti, non saremmo ridotti come siamo ridotti se tutto questo fosse stato compreso <em>prima</em>. Quando, cioè, Berlusconi era ancora al potere ma risultava già chiaro – a chiunque non si affidasse ciecamente alla narrazione imbastita da Fabio Fazio, <em>Repubblica</em> e compagnia &#8211; che cosa stesse per prendere il suo posto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>LA DESTRA SCHIERATA A SINISTRA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il progetto liberista di Monti, in Italia, ha numerosi sostenitori a sinistra. A livello di opinione pubblica, di dirigenti e di opinion leader. In un’ottica anti-liberista, potremmo quindi affermare che <em>esiste una prospettiva di destra saldamente collocata all’interno della sinistra</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/3175539661.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3635" title="317553966" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/3175539661.jpg" alt="" width="304" height="254" /></a>Il ruolo principale è senza dubbio svolto dal giornale-partito <em>Repubblica</em> che solo, negli ultimi mesi, dinanzi all&#8217;aggravarsi della recessione, ha leggermente attenuato il sostegno ai &#8220;tecnici&#8221;.<br />
Più in generale, possiamo dire che il fuoco di sbarramento dei media a difesa del Governo Monti non ha precedenti nella storia repubblicana. Ai tempi del “regime” berlusconiano, infatti, il controllo autoritario-fascisteggiante delle sei reti televisive generaliste era accompagnato da diversi contrappesi. Vi erano infatti alcuni programmi ostili al governo all’interno delle reti stesse e, soprattutto, c’era un ruolo critico o comunque indipendente svolto dai grandi quotidiani. Oggi, nell’era della democrazia appaltata a Goldman Sachs, non una sola voce si leva contro il governo in carica. <em>Repubblica</em> e il <em>Corriere della Sera</em>, in particolare, svolgono un del tutto inedito ruolo di servitori a libro paga.<br />
Gli interventi di <strong>Eugenio Scalfari</strong> &#8211; tanto per fare un esempio e per sparare un po’ sulla croce rossa &#8211; hanno raggiunto un grado di passionalità ideologica che suscita imbarazzo. Su tutti, vale la pena segnalare l&#8217;incredibile editoriale dell&#8217;11 dicembre scorso intitolato <a href="http://www.vip.it/eugenio-scalfari-editoriale-di-domenica-11-dicembre-2011-i-due-mario-hanno-salvato-leuropa/"><em>I due Mario l’Europa l&#8217;hanno salvata</em></a> e confrontarne le previsioni su spread e titoli con <a href="http://www.lettera43.it/economia/finanza/borsa-milano-trascinata-a--141-spread-a-385_4367549658.htm">i dati circolanti negli ultimi giorni</a>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nell&#8217;ambito della &#8220;destra a sinistra&#8221;, si possono altresì collocare varie componenti del centrosinistra (tra le quali <em>non</em> va inclusa <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/18/MENO_LIBERALI_PIU_LABURISTI_co_9_110618042.shtml">la linea socialdemocratica</a> del segretario PD Bersani) che propugnano un’adesione al Governo Monti non solo dettata &#8211; come ora &#8211; dall&#8217;emergenza contingente, bensì di carattere ideologico e, quindi, una svolta non più parziale bensì definitiva del centrosinistra verso il liberismo. Come già detto, però, sulle incasinate problematiche delle sinistre ci si soffermerà in un prossimo capitolo del Glossario.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>LA DESTRA GIUSTIZIALISTA (CHE HA ELETTORI DI SINISTRA)</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Nel decennio scorso è andata formandosi una costellazione politica, guidata perlopiù da personaggi di destra, che ha riempito lo spazio politico della sinistra cosiddetta radicale. Questa costellazione è stata chiamata, in senso ovviamente spregiativo, &#8220;sinistra giustizialista&#8221;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La caratteristica principale di questa costellazione consta dell’indirizzare la rabbia popolare verso le “storture” del sistema. I problemi della società vengono cioè identificati nei corrotti, nei conniventi con la criminalità organizzata o, più in generale, nei partiti che sono degenerati in “casta”. Il problema non è quindi il sistema socio-economico, ma chi ne trasgredisce le regole, <em>chi ne impedisce il buon funzionamento</em>. Il problema, altresì, non sono le élite economiche delle banche e della finanza &#8211; citate giusto<em> en passant</em> &#8211; ma solo ed esclusivamente i partiti.</span></p>
<div id="attachment_3642" class="wp-caption alignright" style="width: 265px"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/BavaBeccaris.jpg"><img class="size-full wp-image-3642" title="BavaBeccaris" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/BavaBeccaris.jpg" alt="" width="255" height="362" /></a><p class="wp-caption-text">Fiorenzo Bava Beccaris, un uomo dalla parte della legalità</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dunque, le contraddizioni sociali vengono orientate a trovar sfogo entro un’ideologia “legge e ordine”, incentrata sull’adesione pedissequa al concetto di <strong>legalità</strong>. Oggi, però, nel pieno della peggior crisi sociale dal Dopoguerra, abbiamo il dovere di rammentare che la storia dei <strong>diritti sociali</strong> &#8211; per i lavoratori così come per le donne &#8211; è una storia di scontro frontale con le norme esistenti e quindi con quello che è, nello specifico contesto d&#8217;una data epoca, il quadro della legalità.<br />
Ora, potrebbe non essere il caso di mettersi lì a far citazioni storiche che dovrebbero essere scontate, eppure almeno un paio bisognerà farne giacché il giustizialismo, per assumere egemonia, ha trovato terreno fertile proprio in una certa dissoluzione della memoria storica. Più specificamente, esso è potuto fiorire nella dimenticanza di quanto segue: <strong>a)</strong> con quali tipologie di conflitto siano stati conquistati i più importanti diritti sociali tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo;<strong> b)</strong> quale sia stata la funzione di esercito, polizia e soprattutto magistratura in quei conflitti; <strong>c)</strong> quale ruolo abbia svolto e svolga tutt’ora l’istituzione carceraria nel quadro delle relazioni di potere tra ricchi e poveri. Orbene, larga parte dei sostenitori di Grillo e Di Pietro dà l&#8217;impressione di ricordare abbastanza poco di quanto ai punti a), b) e c).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per esempio, forse rammenta poco di come sia nata la ricorrenza del 1° maggio. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivolta_di_Haymarket">Quando la polizia di Chicago, nel 1886, sparò sugli operai in sciopero che rivendicavano le otto ore</a>, ebbene, quegli uomini in divisa stavano difendendo ciò che era, in un’epoca in cui gli scioperi erano vietati, un “sacrosanto” principio di legalità.</span><br />
<span style="color: #000000;">Oppure, forse i giustizialisti ricordano poco su come le donne abbiano conquistato il diritto di voto. Il determinante <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suffragette">movimento delle suffragette</a>, infatti, impose le proprie rivendicazioni grazie ad azioni di sabotaggio contro gli edifici e a riccorrenti scontri con le forze dell&#8217;ordine. Anche in questo caso, parliamo d&#8217;un percorso di democrazia che si è contrapposto violentemente alla legalità vigente. </span><br />
<span style="color: #000000;">Comunque, vabbè, se andassimo avanti con citazioni di questo tipo, non la finiremmo più. Pertanto, mi auguro che il concetto risulti chiaro così come esposto.</span><br />
<span style="color: #000000;">In base a quanto detto, non deve sorprendere che la sinistra giustizialista possa passare, senza troppo sforzo, dalla venerazione del concetto di legalità alla <em>condanna del conflitto sociale</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;">Su questo punto, però, sarà meglio fare qualche esempio.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/images.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3643" title="images" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/images.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>1)</strong> <strong>Antonio Di Pietro</strong> &#8211; <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_02/di-pietro-contrada-cavallaro_e059bc54-0fc4-11df-9603-00144f02aabe.shtml">personaggio collegato ai Servizi Segreti italiani</a> e, per decenni, di comprovata fede missina &#8211; sa di aver conquistato uno spazio elettorale a sinistra del PD. Dunque, oggi non può fare altro che difendere la Fiom, i lavoratori precari e così via. L’uomo ha però le sue debolezze. La principale di esse consta del cedere, abbastanza spesso, al “richiamo della foresta”, ovvero alle proprie origini destrorse. Pertanto, nel 2007 l’abbiamo sentito annunciare <a href="http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2007/10/04/Politica/CASO-PIANCONE-DI-PIETRO-TROPPI-ABUSI-RIVEDERE-LEGGE-GOZZINI_082640.php">un disegno di legge volto ad abolire la Legge Gozzini</a>, ovvero quella che garantisce ai detenuti permessi di lavoro esterno o semilibertà per buona condotta. Per le stesse ragioni, dopo <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_15/corteo-indignati-roma-1901831375928.shtml">gli scontri a Roma del 15 ottobre 2011</a> tra manifestanti e polizia, abbiamo sentito il buon Tonino <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/10/17/news/legge_reale-23365034/">proclamare il ritorno alla Legge Reale</a>, ovvero quell&#8217;insieme di norme che, durante gli Anni di Piombo, estese le carcerazioni preventive nonché, per polizia e carabinieri, la facoltà di sparare (<a href="http://isole.ecn.org/lucarossi/625/625/tab1.htm">a questo link</a>, il numero di morti provocati dalla Legge Reale). Dinanzi a tutto questo, come reagisce il popolo di sinistra? Beh, capita che i valorosi progressisti magari incontrino in piazza Marco Pannella, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ih9jPWzaAwU">quindi gli sputino in faccia</a> perché questi ha cercato un accordo con Berlusconi al fine di svuotare le sovraffollate carceri italiane. Nel mentre, i medesimi eroi sinistri plaudono a un Antonio “lui sì che fa vera opposizione” Di Pietro che le galere, al contrario, intende riempirle.</span><br />
<span><strong>2)</strong> <span style="color: #000000;">Su <strong>Roberto Saviano</strong> s’è detto e scritto di tutto. Vi suggerisco, però, di leggere i rispettivi articoli di due intellettuali di destra validamente non <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/saviano-maschere-gregge.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3644" title="saviano-maschere-gregge" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/saviano-maschere-gregge.jpg" alt="" width="408" height="305" /></a>conformisti:</span> <a href="http://mimmovavallo.wordpress.com/2009/11/12/che-male-ce-se-per-noi-saviano-e-un-pensatore-di-destra/">Filippo Rossi</a><span style="color: #000000;"> e</span> <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2010/05/12/buttafuoco-%E2%80%9Csaviano-agita-valori-e-codici-di-destra-non-regaliamo-saviano-alla-sinistra%E2%80%9D/">Pietrangelo Buttafuoco</a>. <span style="color: #000000;">Entrambi esortano a riflettere sul fatto che Saviano, quantunque formalmente schierato col centrosinistra, esprima un sistema valoriale decisamente di destra. Filippo Rossi scrive infatti che Saviano non può che stare a destra &#8220;<em>perché è un moralista libertario, un antitotalitario vero che snocciola un anticomunismo vero, genuino, non strumentale</em>&#8220;. Pietrangelo Buttuafuoco va oltre e afferma che Saviano è &#8220;<em>uno cazzuto, uno che sa tenere una pistola in pugno, uno che sa sbrigarsela al modo dell’uomo vero, uno che è agli antipodi del fighetta, uno che non c’entra niente con tutti quelli che lo venerano. Non assomiglia alle accuse che gli rivolgono, in una sola parola: tutto è tranne che un comunista</em>&#8220;. Beh, a mio modesto parere sia Rossi che Buttuafuoco espongono un&#8217;analisi solida e coerente. Sì, perché, in effetti, non abbiamo mai sentito Saviano ragionare di critica al capitalismo o di contraddizioni tra ricchi e poveri. Lo scrittore campano parla sempre e solo di legalismo e, sovente, di patriottismo/nazionalismo. Quando il movimento degli studenti e dei precari eccedette dai sacri principi legge-e-ordine</span> <a href="http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/Altri/14-12-2010/roma-inferno-la-fiducia-712146579267.shtml">scontrandosi a Roma con la polizia il 14 dicembre 2010</a><span style="color: #000000;">, Saviano non esitò a condannarlo e</span> <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/12/16/news/lettera_saviano-10251124/index.html?ref=HRER1-1">a tentare, invano, di provocare una frattura al suo interno</a><span style="color: #000000;">. L’intento ideologico di giustizialismo nell’autore di <em>Gomorra </em>può condurre, talora, anche a situazioni paradossali:</span> <a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=158745">invitato a parlare a New York dal movimento <em>Occupy Wall Street</em></a><span style="color: #000000;">, il nostro si è profuso in un’orazione (davanti a sole 300 persone, però) volta ad argomentare come questa nuova ondata di contestazione starebbe “<em>difendendo la legalità, senza violarla</em>”. Eggià&#8230; certo&#8230; come no&#8230;? Come se</span> <a href="http://www.blogrisparmio.it/Credito/banchieri-e-top-manager-piu-ricchi-anche-con-la-crisi-ecco-il-perche.html">gli aumenti di stipendio</a> <span style="color: #000000;">che i banchieri americani di sono auto-elargiti negli ultimi tre anni -</span> <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-02/vero-conto-salvataggio-banche-133752.shtml?uuid=Aa0uEeQE">grazie al finanziamento pubblico</a> -<span style="color: #000000;"> siano stati un atto illegale e non abbiano messo in luce, al contrario, un sistema normativo costruito su misura delle oligarchie dominanti. Le centinaia di arresti che hanno colpito i militanti di <em>Occupy Wall Street</em>, del resto, denotano che questo movimento – come <em>tutti</em> i movimenti di liberazione – non può fare a meno di <em>violare</em> <em>la legalità</em> della propria epoca.</span></span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Beppe_Grillo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3645" title="Beppe_Grillo" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Beppe_Grillo.jpg" alt="" width="273" height="350" /></a>3)</strong> In quest’elenco non può mancare, ovviamente, <strong>Beppe Grillo</strong>. Questi, a dire la verità, ha l’innegabile pregio d’aver messo le cose in chiaro sin da subito. Ovvero, sin dall’esordio del suo movimento durante il comizio a Bologna dell’8 settembre 2007. In quell’occasione, Grillo elencò i parlamentari pregiudicati mettendo, in un unico indistinto calderone, quelli condannati per mafia con il deputato di Rifondazione Comunista <strong>Daniele Farina</strong> (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=JghwDQtHwfg&amp;feature=player_embedded">qui il video</a>). Quest’ultimo era stato a suo tempo processato per gli scontri con la polizia avvenuti a Milano nel 1994, ai tempi dello sgombero del centro sociale Leoncavallo. Beh, <a href="http://www.salottoprecario.it/2010/09/28/beppe-grillo-daniele-farina-i-mafiosi-in-parlamento/">in un articolo di qualche tempo fa</a>, feci notare la singolare somiglianza tra quell’intervento di Grillo e il celebre monologo di <strong>Gian Maria Volonté</strong> in <em>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</em>. Nella pellicola di Elio Petri, infatti, Volontè interpreta un ispettore di polizia ultra-reazionario che arringa i suoi agenti elencando e mescolando, senza soluzione di continuità, i reati comuni e quelli legati alla contestazione politica (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=KdNOYYAdyTs&amp;feature=player_embedded">qui il video</a>). Eh sì, proprio come Grillo. </span><br />
<span style="color: #000000;">Dunque, “sinistra giustizialista” è semplicemente un ossimoro. La costellazione venutasi a formare nell’ultimo decennio può essere definita, con buone ragioni, <strong>destra giustizialista</strong>. E possiamo dire “destra” sostanzialmente per quattro motivi:</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>a)</strong> perché questa costellazione devia il conflitto sociale dalle tematiche del lavoro e dalle contraddizioni <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/hqdefault.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3647" title="hqdefault" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/hqdefault-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>ricchi-poveri, riconducendo tutto a problemi di “onesto funzionamento” del sistema liberista;</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>b)</strong> perché indirizza l’indignazione popolare esclusivamente verso la “casta” dei partiti, senza mai o quasi mai chiamare in causa le èlite economico-finanziarie;</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>c)</strong> perché trasmuta l’incazzatura generale in un’ideologia legge-e-ordine che esprime, in primo luogo, un’apologia fascisteggiante dell’istituzione carceraria;</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>d)</strong> infine, perché abbiamo sentito esponenti di questa costellazione evocare, in più occasioni, la repressione poliziesca e giudiziaria nei confronti del conflitto sociale.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong>LA GLOBALIZZAZIONE È DI DESTRA?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A conclusione di questo mini-saggio, potete constatare che non vi era intenzione, da parte mia, di realizzare una panoramica esaustiva. Mi sono difatti limitato a indicare alcuni lineamenti delle destre a livello europeo, più alcune specificità del contesto italiano. </span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/conspiracy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3653" title="conspiracy" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/conspiracy-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Se si volesse fare un’analisi sulla destra in Occidente, sarebbe allora necessaria una trattazione più ampia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Infatti, ci si potrebbe soffermare sulle profonde trasformazioni della destra americana in senso estremista e “rivoluzionario” (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tea_Party_%28movimento%29">Tea Party</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Integralismo_cristiano">integralisti evangelici</a> e via dicendo).</span><br />
<span style="color: #000000;">Si potrebbe parlare, restando negli Stati Uniti, di come la critica alla globalizzazione finanziaria, nonché le teorie del complotto, stiano generando processi di osmosi e ibridazione fra destra e sinistra (lo pseudo-libertarismo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ron_Paul">Ron Paul</a>, i documentari cospirazionisti <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zeitgeist:_the_Movie">alla <em>Zeitgeist</em></a> e via dicendo).</span><br />
<span style="color: #000000;">Si potrebbe parlare di tanto altro ancora ma, come dicevo, ci vorrebbe un saggio ulteriore.</span> <span style="color: #000000;"> Limitiamoci a riassumere che, secondo quanto argomentato, il paradigma di destra che in questa fase dev’essere considerato prioritario &#8211; in termini ovviamente antagonistici &#8211; è quello liberista. </span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>Il liberismo</strong> dev’essere la priorità poiché è quest’ultimo – e <em>non</em> le destre tradizionaliste, e <em>non</em> il berlusconismo – che sta modificando i rapporti di potere tra oligarchie economiche e lavoratori. È quest&#8217;ultimo che sta determinando il dominio post-democratico dei ceti parassitari del credito e della finanza sulla produzione e sul lavoro vivo. È quest’ultimo che sta abbattendo il welfare europeo. È quest’ultimo, infine, che sta conducendo in Occidente all’estinzione del ceto medio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il contesto istituzionale-normativo entro cui il liberismo può dispiegare il proprio potere, il fondale ideologico grazie al quale può esercitare i propri ricatti ed enunciare come “necessarie” le proprie ricette economiche, è quello della globalizzazione.</span><br />
<span style="text-align: justify; color: #000000;">Se si volesse fare una semplificazione sillogistica, si potrebbe forse concludere che <em>la globalizzazione è di destra</em>. Se si traesse una simile conclusione, si dovrebbe subito dopo aggiungere che le istanze della sinistra di movimento, riguardanti una “globalizzazione dal basso”, sono errate in quanto rifiutano di scorgere la consustanzialità tra globalismo e mercatismo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque la si pensi, il problema per le sinistre, oggi, è di non lasciare che l’opposizione sociale – che sempre più sarà contro la globalizzazione – divenga appannaggio esclusivo della destra tradizionalista o estrema destra che dir si voglia. </span><br />
<span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/2012/02/05/3322/">Nella lettera &#8220;B&#8221; del Glossario</a>, abbiamo visto come <a href="http://www.thecommentator.com/article/470/whatever_happened_to_blue_labour_">il corso del<em> Blue Labour</em> in Inghilterra</a> nonché figure come <a href="http://gio88-giova.blogspot.it/2011/10/arnaud-montebourg-il-socialista-eretico.html">il socialista Arnaud Montebourg in Francia</a>, stiano generando crepe sulla superficie di quel credo globalista che la sinistra riformista ha propugnato per oltre un ventennio.</span><br />
<span style="color: #000000;">Nel quadro europeo si è inoltre inserita la variabile dei nuovi, probabili governi di centrosinistra. Una volta al governo, il PSF francese, l&#8217;SPD tedesca e il PD italiano riusciranno -</span> <a href="http://www.partitodemocratico.it/doc/228164/il-futuro-delleuropa.htm">come annunciato</a> <span style="color: #000000;">- a riformare la BCE, rivedere il<em> fiscal compact</em> e, in generale, invertire l&#8217;attuale indirizzo liberista della UE? E riusciranno a a farlo, soprattutto, senza mettere in discussione il paradigma della globalizzazione? Non ci sarà da attendere molto per verificarlo.</span><br />
<span style="color: #000000;">Per quanto riguarda invece la sinistra di movimento e l’imprescindibile sfera della mobilitazione sociale, il p</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Rev.-class-struggle-full-x-4901.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3654" title="Rev. class struggle full x 490" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/05/Rev.-class-struggle-full-x-4901.jpg" alt="" width="377" height="272" /></a></span><span style="color: #000000;">roblema non consta del <em>se</em> ma solo del <em>quando</em>. I movimenti autorganizzati di lavoratori, prima o poi, saranno costretti a parlare di protezionismo economico e nazionalizzazione delle banche: nel senso che l&#8217;emergenza sociale porterà la sinistra di movimento, o almeno una sua parte, su posizioni <em>de facto</em> anti-globaliste. Inoltre, nella malaugurata ipotesi che Hollande e soci non riescano a mantenere la promessa di riformare dall&#8217;alto UE e BCE, i movimenti potrebbero essere costretti a superare ogni tabù ideologico anche per ciò che riguarda l&#8217;euro. Difficilmente, però, la prospettiva potrà essere il ritorno allo Stato-nazione; essa potrebbe constare, invece, di qualcosa di analogo alle tesi di Montebourg: il sogno di un&#8217;Europa unita,<em> ma parzialmente fuori</em> <em>dalla globalizzazione</em>. </span><br />
<span style="color: #000000;">Qualunque debba esserne l&#8217;esito, è necessario che queste riflessioni abbiano presto inizio giacché l’alternativa è una sola: un’opposizione sociale capitanata dall’estrema destra o, nel </span><span style="color: #000000;">caso italiano, ammaliata dalle sirene del giustizialismo.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>(6 di 28 – continua)</em></span></p>
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		<title>Glossario di Guerra &#8211; C come CLASSE SOCIALE</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 08:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NEL DECENNIO SCORSO, ABBIAMO ASCOLTATO UNA TRASVERSALE CAMPAGNA IDEOLOGICA CHE ENUNCIAVA LA SCOMPARSA DELLE CLASSI. IN REALTÀ, SI TRATTAVA D’UNA DISCUSSIONE SOLTANTO ITALIANA E PRIVA DI RISCONTRO NELLE SCIENZE SOCIALI. L’ESPLOSIONE DELLA CRISI ECONOMICA E L’AUMENTO DELLE DISEGUAGLIANZE, POI, HANNO FINITO PER TACITARE LA QUESTIONE. È PERÒ EVIDENTE CHE LE CLASSI DI OGGI NON SONO LE STESSE DEL NOVECENTO. MA ALLORA: QUALI E COSA SONO LE CLASSI NEL DIBATTITO SOCIOLOGICO ODIERNO? LE CLASSI NON ESISTONO PIÙ, OVVERO LE CHIACCHIERE DA BAR DELL’ITALIETTA PROVINCIALE “Le classi non esistono più”. Oppure: “oggi non ha più senso parlare di classi”. Quante volte avete sentito pronunciare queste frasi? E quante volte, soprattutto, siete stati voi stessi a pronunciarle? La prima cosa da dire è che, ogni qualvolta uno di voi abbia pronunciato questo assioma, non si è reso conto di manifestare un orizzonte mentale molto, molto italiano. Infatti, il luogo comune volto a negare le classi sociali non ha riscontro in ambito internazionale. La “scomparsa delle classi” è cioè una vicenda tutta nostra. Una delle tante, piccole storie dell’italietta provinciale. Il motivo è semplice: non è mai stato realizzato un saggio, uno studio, una ricerca – un qualcosa, insomma, che abbia a che vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000; font-size: x-small;"><strong>NEL DECENNIO SCORSO, ABBIAMO ASCOLTATO UNA TRASVERSALE CAMPAGNA IDEOLOGICA CHE ENUNCIAVA LA SCOMPARSA DELLE CLASSI. IN REALTÀ, SI TRATTAVA D’UNA DISCUSSIONE SOLTANTO ITALIANA E PRIVA DI RISCONTRO NELLE SCIENZE SOCIALI. L’ESPLOSIONE DELLA CRISI ECONOMICA E L’AUMENTO DELLE DISEGUAGLIANZE, POI, HANNO FINITO PER TACITARE LA QUESTIONE. È PERÒ EVIDENTE CHE LE CLASSI DI OGGI NON SONO LE STESSE DEL NOVECENTO. MA ALLORA: QUALI E COSA SONO LE CLASSI NEL DIBATTITO SOCIOLOGICO ODIERNO? </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>LE CLASSI NON ESISTONO PIÙ, OVVERO LE CHIACCHIERE DA BAR DELL’ITALIETTA PROVINCIALE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/Gec_Pellizza.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-3432" title="Gec_Pellizza" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/Gec_Pellizza-1024x647.jpg" alt="" width="437" height="275" /></a>“Le classi non esistono più”. Oppure: “oggi non ha più senso parlare di classi”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quante volte avete sentito pronunciare queste frasi? E quante volte, soprattutto, siete stati voi stessi a pronunciarle?</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima cosa da dire è che, ogni qualvolta uno di voi abbia pronunciato questo assioma, non si è reso conto di manifestare un orizzonte mentale molto, molto italiano. Infatti, il luogo comune volto a negare le classi sociali non ha riscontro in ambito internazionale. La “scomparsa delle classi” è cioè una vicenda tutta nostra. Una delle tante, piccole storie dell’italietta provinciale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il motivo è semplice: non è mai stato realizzato un saggio, uno studio, una ricerca – un qualcosa, insomma, che abbia a che vedere con l’ambito delle <strong>scienze sociali</strong> – atto a dimostrare l’inesistenza delle classi. Anzi, la produzione scientifico-sociale ha casomai evidenziato, negli ultimi decenni, la progressiva polarizzazione delle differenze di classe: aumento della disparità fra ricchi e poveri, diminuzione della mobilità sociale e così via.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Se si mette il naso fuori dal bar sotto casa sottraendosi al suo pandemico chiacchiericcio, scopriamo infatti che “classe” non è affatto un paradigma desueto. Non lo è, in particolar modo, nel regno del liberalismo/liberismo, ovvero nei paesi anglosassoni. Basta googlare a casaccio fra i link politici statunitensi &#8211; <em>liberal</em> o conservatori che siano &#8211; per rendersi conto di come, nel lessico politico vigente da quelle parti, <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.nytimes.com/2012/02/25/us/politics/uaw-tries-to-help-obama-win-working-class-voters.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">la parola “classe” ricorra in continuazione</span></a></span>. Del resto, la cosa non dovrebbe stupire poiché quello di classe è stato certamente un concetto-chiave messo a punto da Marx ma, nel giro di poco tempo, fu fatto proprio anche dalla teoria liberale, a cominciare da Max Weber.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">L’ESTINZIONE DEL CETO MEDIO</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ma allora: perché mai si è venuto a creare il luogo comune “oggi le classi non esistono più”? Beh, per rispondere si possono percorrere varie strade ma, in<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/settesette_01.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3433" title="settesette_01" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/settesette_01.jpg" alt="" width="322" height="221" /></a> questa sede, è congruente considerare l’aspetto sociologico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La storia del Novecento, nel capitalismo occidentale, ha coinciso con un&#8217;inesorabile crescita del ceto medio. In fondo, la partita che il movimento comunista ha giocato in Occidente tra l’inizio del secolo e gli anni ’70, è andata persa soprattutto per questo motivo. Ricordate? Ci dicevano: voi vetero-marxisti rompete tanto i coglioni sui ricchi e sui poveri ma la verità è che il ceto medio aumenta, la verità è che sempre più persone – grazie al capitalismo – hanno la macchina, hanno la possibilità di fare viaggi, eccetera, eccetera. Con la sconfitta ideologica su scala globale del comunismo novecentesco, passare dal dato di realtà della crescita del ceto medio all’attestazione della scomparsa delle classi, sembrò a molti come fare due più due.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà, non c’era mai stata alcuna connessione scientifica tra crescita del ceto medio e scomparsa delle classi. Oramai, però, quello che interessa <em>hic et nunc</em> è un altro dato: la certezza che ci ha accompagnati per oltre un secolo &#8211; ovvero il fatto che il capitalismo rechi con sé la crescita della classe media &#8211; è andata irrimediabilmente a puttane.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In un’epoca di trasformazioni come quella attuale, il cambiamento di portata maggiormente epocale è difatti proprio questo: <strong>l’estinzione dei ceti medi</strong>. A differenza che per  “le classi non esistono più”, qui non siamo di fronte a un enunciato indimostrabile, bensì a un dato certificato dalle scienze sociali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/m21.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3439" title="m2" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/m21.jpg" alt="" width="372" height="309" /></a>Chi lo dice, infatti, che il ceto medio sta scomparendo? Beh, tanto per fare qualche esempio…</span><br />
<span style="color: #000000;">Lo dice</span> <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001022824"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">l&#8217;Eurispes</span></a></span>.<br />
<span style="color: #000000;">Lo dice (con cautela)</span> <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.stpauls.it/fa_oggi/0806f_o/0806fo57.htm"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">l&#8217;Istat</span></a></span>.<br />
<span style="color: #000000;">Lo dice</span> <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://eddyburg.it/article/articleview/12045/0/287/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">l&#8217;OCSE</span></a></span>.<br />
<span style="color: #000000;">Lo dice</span> <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/05/news/inchiesta_redditi-5392064/?ref=HREC1-2"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">la Banca d&#8217;Italia</span></a></span>.<br />
Lo dice perfino chi è causa di tutto ciò, come <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Speciali/2007/mercati_mercanti/mercati_mercanti_a_merli_230708.shtml?uuid=445e487e-587d-11dd-bf68-12c662fdec16"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">la Goldman Sachs</span></a></span>.<br />
<span style="color: #000000;">Lo dice</span> <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://keynesiano.wordpress.com/2010/08/29/crisile-paure-del-ceto-medio/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">Paul Krugman</span></a></span>.<br />
<span style="color: #000000;">Lo dice</span> <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.tecalibri.info/S/STIGLITZ-JE_globalizzazione.htm"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">Joseph Stiglitz</span></a></span>.<br />
<span style="color: #000000;">C’è dunque da domandarsi: con l’estinzione del ceto medio, quale giustificazione rimane all’esistenza del capitalismo? La sinistra è consapevole di tutto questo?</span><br />
<span style="color: #000000;"> La risposta è parzialmente negativa. Infatti, larga parte della sinistra – sia riformista che di movimento – è la più accanita assertrice della chiacchiera da bar sull’inesistenza delle classi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">NEGARE L’ESISTENZA DELLE C</span></strong><strong><span style="color: #0000ff;">LASSI PORTA SFIGA: CHIEDETELO A VELTRONI E BERTINOTTI</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel gennaio del 2006, <strong>Fausto Bertinotti</strong> presenta la candidatura di <strong>Vladimir Luxuria</strong>,<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/300px-Vladimir_Luxuria_and_Fausto_Bertinotti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3441" title="300px-Vladimir_Luxuria_and_Fausto_Bertinotti" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/300px-Vladimir_Luxuria_and_Fausto_Bertinotti.jpg" alt="" width="199" height="132" /></a> artista transgender, nelle liste di Rifondazione Comunista. Pochi giorni dopo, il segretario PRC spiega altresì il senso di tale scelta: &#8220;<em>Dobbiamo mettere al centro non più il lavoro, ma i lavoratori. Sostituire il concetto di classe con quello di persona</em>&#8220;.  Due anni dopo, in seguito a un tracollo elettorale che estromette Rifondazione dal Parlamento, Bertinotti si dimette da segretario e si ritira dalla politica attiva.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/Veltroni-Calearo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3442" title="Veltroni-Calearo" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/Veltroni-Calearo.jpg" alt="" width="211" height="149" /></a>Nel 2008, <strong>Walter Veltroni</strong> vuole aprire un dialogo tra il neonato PD e il ceto imprenditoriale. Decide, dunque, di candidare un imprenditore del Veneto. Però &#8211; al fine di non essere secondo a nessuno in quanto a innovazione &#8211; il buon Walter decide che l’imprenditore in questione debba anche essere di destra. A marzo, Veltroni presenta dunque la candidatura di <strong>Massimo Calearo</strong> nelle liste del PD. Pochi giorni dopo, il segretario democratico spiega altresì il senso di tale scelta: &#8220;<em>Basta con la lotta di classe! Basta con le ideologie del tempo passato!</em>&#8220;. Un anno dopo, in seguito a una serie di tracolli elettorali che fanno perdere al centrosinistra l’amministrazione di Roma e della Sardegna, Veltroni si dimette da segretario (e nel 2010 il deputato Calearo passa, naturalmente, al centrodestra).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma: c’è un politico che vi sta sulle palle? Benissimo, allora dovete solo augurarvi che parli in pubblico della scomparsa delle classi. Infatti, se è vero che due indizi fanno una prova, di lì a poco potrebbero capitargli delle sfighe&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">GIUSEPPE DE RITA: UN SOCIOLOGO CHE VEDE IL LAVORO D’UNA VITA ANDARSENE IN FRANTUMI</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/17_41_are_f1_776_medium.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3445" title="17_41_are_f1_776_medium" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/17_41_are_f1_776_medium.jpg" alt="" width="186" height="180" /></a>Certamente ci sono i precari e i disoccupati ma, per certi aspetti, il cittadino italiano che ha preso più bastonate dall’attuale crisi economica si chiama <strong>Giuseppe De Rita</strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> De Rita, chi era costui? Trattasi del più noto e influente sociologo italiano. Da decenni, il suo annuale rapporto <strong>Censis</strong> (l’istituto di ricerca sociale da lui diretto) è atteso come il responso della Sibilla nell’Attica antica. De Rita, democristiano doc, è sempre stato più ascoltato a sinistra che a destra e la sua narrazione è stata per molti anni egemone. Il problema è che l’attuale crisi economica ha mandato in frantumi suddetta narrazione vanificando, al povero De Rita, il lavoro d’una vita intera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/37.carbonaio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3447" title="37.carbonaio" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/37.carbonaio-300x231.jpg" alt="" width="213" height="191" /></a>Sostanzialmente, secondo la narrazione deritiana l’Italia era molto simile all’Isola delle Api Industriose nel romanzo di Pinocchio: un paese popolato da gente ricca d’inventiva, laboriosa, con tante idee e voglia di fare. Sì, certo, c’era sempre qualche difficoltà. Però, grazie alle piccole-medie imprese e ai<em> territori</em>, <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.censis.it/10?resource_50=5671&amp;relational_resource_51=5671&amp;relational_resource_385=5671&amp;relational_resource_52=5671&amp;relational_resource_381=5671&amp;relational_resource_382=5671&amp;relational_resource_383=5671&amp;relational_resource_384=5671"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">tutto sarebbe andato per il meglio</span></a></span> e, in definitiva, <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.censis.it/10?relational_resource_51=5905&amp;resource_50=5905&amp;relational_resource_52=5905&amp;relational_resource_385=5905&amp;relational_resource_381=5905&amp;relational_resource_382=5905&amp;relational_resource_383=5905&amp;relational_resource_384=5905&amp;relational_resource_403=5905"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">la vita era bella e il mondo era meraviglioso</span></a></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Partendo da queste premesse, De Rita era giunto alla conclusione che le differenze di classe si stessero attenuando e che fosse in atto un’irreversibile “cetomedizzazione” della società italiana.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto questo fino al 2009. Poi è arrivata la crisi. Prima quella finanziaria, quindi quella materiale. Dall’oggi al domani, coloro che lavoravano nell’Isola delle Api<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/52.carro_.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3448" title="52.carro" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/52.carro_-300x174.jpg" alt="" width="241" height="139" /></a> Industriose si sono trasformati – come Pinocchio e Lucignolo &#8211; nei ciuchini legati al carro, frustati e seviziati dall’Omino di Burro.</span> <span style="color: #000000;">(Il che significa, stando alla cronologia di Collodi, che in realtà non ci trovavamo nella succitata Isola, bensì nel sinistro Paese dei Balocchi.)</span><br />
<span style="color: #000000;"> Al povero De Rita è franato tutto addosso e, oramai, sono due anni che il Rapporto Annuale Censis <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.censis.it/10?relational_resource_51=109154&amp;resource_50=109154&amp;relational_resource_52=109154&amp;relational_resource_385=109154&amp;relational_resource_381=109154&amp;relational_resource_382=109154&amp;relational_resource_383=109154&amp;relational_resource_384=109154&amp;relational_resource_403=109154"><span style="text-decoration: underline;">è diventato cupo, pessimista</span></a></span>. Apocalittico quasi quanto i rapporti del concorrente “marxista” Eurispes. Certo, il Nostro continua a provarci: ancor oggi dice, per esempio, che <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.censis.it/18?mode=live&amp;unpack_params=true&amp;widget_item=434&amp;resource_and_field=113764,2213274&amp;commit="><span style="text-decoration: underline;">la borghesia è stata cancellata dall&#8217;aumento del ceto medio</span></a></span>. Peccato che tutti gli altri dicano, invece, che il ceto medio sta scomparendo!<br />
La divisione in classi della società, per farla breve, ha presentato il conto a quell’ideologia che voleva negarne l’esistenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="color: #0000ff;"><strong>ALLA RICERCA DELLE CLASSE GENERALE 1 &#8211; UN NUOVO CRISTIANESIMO AL POSTO DELLA LOTTA DI CLASSE</strong></span><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel frattempo, la <strong>sinistra di movimento</strong> ha trascorso gli ultimi decenni ha interrogarsi su quale fosse la composizione di classe e, soprattutto, su quale fosse la <strong>classe generale</strong> del XXI secolo. Già, perché in maniera esplicita o meno tutti sono stati lì a interrogarsi su questo concetto-chiave marxiano: la classe generale. Nel momento in cui la struttura produttiva si è diffusa e smaterializzata, l’operaio di fabbrica non può più essere la figura atta a riassumere la contraddizione centrale del capitalismo e a guidare, quindi, la rivolta contro lo stato di cose esistente. Ma allora, nell’epoca post-fordista, la classe generale qual è?</span> <span style="color: #000000;">Ce n&#8217;è ancora una?</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/toni-negri-autonomia-operaia-terrorismo-accademia-di-francia-francia-parigi-cesare-battisti-1323684055654.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3469" title="toni-negri-autonomia-operaia-terrorismo-accademia-di-francia-francia-parigi-cesare-battisti--1323684055654" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/toni-negri-autonomia-operaia-terrorismo-accademia-di-francia-francia-parigi-cesare-battisti-1323684055654-300x166.jpg" alt="" width="300" height="166" /></a>Proprio uno dei protagonisti dell’operaismo nonché fondatore del primo movimento che ha parlato in Italia di precariato (Autonomia Operaia), ha deciso di rispondere saltando a pie’ pari il problema. <strong>Toni Negri</strong>, insieme al sodale statunitense <strong>Michael Hardt</strong>, ha infatti a tale scopo elaborato il concetto di <em>moltitudine</em>. Quest’ultima, nella visione negriana, è un’aggregazione di massa trasversale alle classi che ha come collante un ritorno al senso comunitario delle prime comunità cristiane. Del resto, l’idea di una rivoluzione che nasca dalla materializzazione di un nuovo <em>ecumene</em> – o per meglio dire di una nuova <em>ecclesia</em> – ha numerosi sostenitori. Tra i tanti, possiamo citare:<strong> a) Giorgio Agamben</strong>, che sta studiando da anni <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4604"><span style="text-decoration: underline;">i principi costituenti messi in atto da Paolo di Tarso all’alba del cristianesimo</span></a></span>;<strong> b)</strong> <strong>Slavoj Zizek</strong>, che afferma chiaramente come il principio unificatore del neocomunismo debba essere &#8220;<em>quel Dio </em></span><em>c<span style="color: #000000;">h</span></em><span style="color: #000000;"><em>e si è completamente &#8220;fatto uomo&#8221;, che non solo non esiste, ma anche sa di non esistere, trasformandosi completamente nell&#8217;amore che unisce tutti i membri dello &#8220;Spirito Santo&#8221;,  e cioè del partito o del collettivo emancipativo</em>&#8220;.</span><br />
<span style="font-size: small; color: #000000;">Questo <strong>neo-paleocristianesimo</strong>, peraltro, non investe soltanto i filosofi e la sinistra di movimento, ma si è fatto strada anche nel campo della <strong>sinistra</strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/Vendola_Nichi_-_al_Pride_di_Roma_16-6-2007_-_4_-_Foto_Giovanni_DallOrto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3470" title="Vendola_Nichi_-_al_Pride_di_Roma_16-6-2007_-_4_-_Foto_Giovanni_DallOrto" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/Vendola_Nichi_-_al_Pride_di_Roma_16-6-2007_-_4_-_Foto_Giovanni_DallOrto-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> <strong>riformista</strong>: <strong>a)</strong> la &#8220;narrazione&#8221; di <strong>Nichi Vendola</strong>, lungi dal richiamare alla lotta di classe, afferma che la profezia contenuta nella fede cristiana &#8220;<em>essendo anche una grande sfida culturale, è importante si diffonda nella vita pubblica</em>&#8220;; <strong>b)</strong> <strong>Stefano Fassina</strong> &#8211; colui che sta cercando di spostare il PD su posizioni meno liberali e più socialdemocratiche &#8211; ha fatto un passo più in là sostenendo che &#8220;<em>il pensiero sociale della Chiesa offre l&#8217;opportunità per rianimare e amalgamare in un impasto inedito e adeguato alle sfide del tempo le rinsecchite culture politiche approdate nel PD</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il problema è che tutto questo porta dritti a un impianto concettuale pre-marxista. Nel caso della sinistra di movimento, riconduce a un certo socialismo utopico del XIX secolo. Quindi, tutto porta a bypassare il tema dei<strong> rapporti di potere</strong> nel mondo del lavoro nonché quelli inerenti alla produzione di valore. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma se i rapporti di potere non sono più la contraddizione centrale, perché mai le oligarchie dominanti se ne occupano tanto? Perché la BCE, per esempio, impone alla Grecia e all’Italia di ridurre la capacità contrattuale dei lavoratori? Non sarà che i rapporti di potere &#8211; e cioè i rapporti tra le classi &#8211; sono ancora il tema centrale e che il tema post-classista e neo-paleocristiano della nuova <em>ecclesia</em> sia soltanto una scorciatoia teorica?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">ALLA RICERCA DELLE CLASSE GENERALE 2 &#8211; COGNITARIATO E ALTRE PAROLE ASTRUSE</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/berardi_franco_bifo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3472" title="Valerio Monteventi" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/berardi_franco_bifo-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Negli anni ’90 e fino ai primi anni duemila, in ambito teorico hanno avuto una certa fortuna il concetto di <em>cognitariato</em> nonché alcuni sinonimi e derivati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In generale, i cognitari sarebbero la classe di coloro che lavorano con la conoscenza, cioè con e nella trasmissione di saperi e informazioni. La loro centralità nel rapporto Capitale-Lavoro deriverebbe dal fatto che il capitalismo è oggi immateriale e basato, per l’appunto, sulla circolazione informativa. </span><br />
<span style="color: #000000;">Sulla centralità della classe cognitaria <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ciaomondoyeswecan.myblog.it/archive/2011/06/28/bifo-verso-l-insurrezione-europea.html"><span style="text-decoration: underline;">ha scritto molto, tra gli altri, <strong>Franco “Bifo” Berardi</strong></span></a></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi è uscito fuori &#8211; sempre all’inizio dello scorso decennio &#8211; il paradigma similare di <em>Quinto Stato</em> grazie all’omonimo sito diretto da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.key4biz.it/Analisi_e_Dati/Bibliotech/2011/04/Economia_Digitale_Capitalismo_Lavoro_Mercato_Sfruttamento_Carlo_Formenti_Egea.html"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Carlo Formenti</strong></span></a></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopodiché vi sono state ulteriori variazioni terminologiche sul tema, perlopiù anglofone: <em>networkers</em>, <em>knowledge-workers</em> e così via.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la conoscenza è davvero il tratto saliente del capitalismo odierno? Non c’è forse un po’ di sopravvalutazione? In fondo, <strong>il<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/kmstudy.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3473" title="kmstudy" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/kmstudy.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a> capitalismo non è sempre stato un’economia della conoscenza?</strong> Per chiarire la questione, è forse sufficiente leggere questo brano: &#8220;<em>Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale (</em>knowledge<em>) è diventato forza produttiva immediata, e quindi le condizioni del processo vitale stesso sono passate sotto il controllo del general intellect, e rimodellate in conformità a esso</em>&#8220;. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il frammento è di <strong>Marx</strong>, tratto dai <em>Grundrisse</em>. Dunque, il capitalismo era interpretabile come sistema cognitivo già 150 anni fa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Forse, allora, per definire il <em>quid</em> del capitalismo attuale occorre guardare altrove.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">ALLA RICERCA DELLE CLASSE GENERALE 3 &#8211; LE ILLUSIONI SULLA CLASSE CREATIVA</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/richardflorida_thumb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3475" title="richardflorida_thumb" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/richardflorida_thumb.jpg" alt="" width="350" height="268" /></a>Dal momento che negli Stati Uniti la parola “classe” è di comune uso scientifico, per un certo periodo ha avuto fortuna il paradigma di <em>classe creativa</em>, ideato dallo studioso americano <strong>Richard Florida</strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Secondo Florida – sociologo di orientamento <em>liberal</em> o forse no – la classe creativa è la schiera crescente di coloro che, per far funzionare il sistema capitalista, debbono mettere “a valore” quell’elemento singolare e irripetibile che è la creatività. Il nuovo ceto sarebbe dunque costituito dai lavoratori del web, da quelli dello spettacolo, dagli stilisti e dai designer, dagli architetti, dai pubblicitari e così via.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie al libro del 2002 <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.worldischanging.org/WIC/it/blogpost.wp?contentId=BLG523"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><em>L&#8217;ascesa della nuova classe creativa</em></span></a></span>, questo paradigma ha avuto in anni recenti una discreta eco e ha altresì avuto importanti divulgatori italiani: su tutti <strong>Irene Tinagli</strong> (per un certo tempo collaboratrice di Florida) e <strong>Aldo Bonomi</strong> (colui che ha mixato le categorie di De Rita con quelle marxiste).</span><br />
<span style="color: #000000;"> In realtà, la messa al lavoro della singolarità individuale non è un concetto poi così nuovo. Era già presente, infatti, nei primi anni ’80 con <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://giorgiosonnante.altervista.org/index.php/percorsi/164-rivoluzioni-industriali/453-toyotismo.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">le teorie del toyotismo o della qualità totale</span></a></span>. Ma, a parte questo, il problema principale della teoria sulla classe creativa risiede nell’intenzione palesemente ideologica dei suoi divulgatori: <strong>individuare l’avvento d’una nuova borghesia</strong>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Scrive, infatti, Richard Florida: &#8220;<em>Il crescente divario economico fra la classe creativa e le altre classi è radicato nel tessuto stesso dell&#8217;irrefrenabile ascesa dell&#8217;economia creativa</em>&#8220;</span><span style="color: #000000;"> (nel senso che la nascente classe creativa sarebbe un ceto benestante)</span>.<br />
<span style="color: #000000;"> E scrive, inoltre, Aldo Bonomi: &#8220;<em>Se il capitalismo si è fatto molecolare e diffuso e se la maggioranza trova lavoro in forme individuali di collaborazione, di <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/jpg_5542154.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3476" title="jpg_5542154" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/jpg_5542154.jpg" alt="" width="308" height="204" /></a>lavoro temporaneo, o facendo l’imprenditore di se stesso, questo significa che dal basso del sistema, dalla sua orizzontalità territoriale, qualcosa si muove premendo verso l’alto per esprimere nuove élite</em>&#8220;. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, vogliamo tutti vivere in un mondo più piacevole, giusto? E allora: meglio teorizzare l’avvento di nuovi benestanti che quello di nuovi sfigati, no? Peccato, allora, che si tratti soltanto di una mera velleità. Già, perché in realtà la maggioranza numerica di coloro che lavorano nei settori creativi non è affatto una nuova élite, bensì una massa  precaria e sottopagata. Per quanto riguarda i numeri atti a dimostrare tale affermazione, beh, basta comparare i dati sulle nuove assunzioni (che avvengono in misura crescente entro i settori creativi) con quelli relativi alle retribuzioni (che diminuiscono sempre più).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">ALLA RICERCA DELLE CLASSE GENERALE 4 – SINISTRA E MIGRANTI: UN AMORE NON RICAMBIATO</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/immigrati-lavoro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3478" title="immigrati-lavoro" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/immigrati-lavoro.jpg" alt="" width="382" height="298" /></a>L’orizzonte neo-paleocristiano consolidatosi presso la sinistra, ha fatto sì che il tema dei lavoratori venisse sostituito da quello dei <em>poveri</em>. A quel punto, era necessario individuare una classe che rispondesse alla nuova esigenza: sudetta classe, ebbene, è stata quella dei <strong>migranti</strong>. Per più di un decennio, a sinistra, ha prevalso l’idea che i migranti fossero la nuova classe generale. Innanzitutto perché poveri e poi &#8211; <em>last but not least</em> &#8211; perché rispondenti all’immagine oleografica degli sfruttati. A onor del vero, vi è però anche una produzione teorica mirante a spiegare la scelta strategica intorno ai migranti sul piano delle tematiche marxiane di valore e plusvalore: vedi, ad esempio, <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://multitudes.samizdat.net/Capitalismo-migrazioni-e-lotte"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">i numerosi scritti di <strong>Sandro Mezzadra</strong> sull’argomento</span></a></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad ogni modo, nel corso degli ultimi dieci anni si sono succedute innumerevoli “manifestazioni di migranti” durante le quali abbiamo visto sfilare – salvo alcune, generose eccezioni &#8211; una manciata di centro-africani accompagnati da una sterminata massa di italiani.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopodiché, la Storia ha fatto le sue verifiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 2011, movimenti di giovani precari hanno cominciato a formarsi in Portogallo, Inghilterra, Spagna, Grecia e Italia. All’interno di queste mobilitazioni e alla prova dei fatti d’una grave crisi economica, la presenza dei migranti – cioè di quella che si presumeva essere la nuova classe generale – è stata pressoché nulla.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">ALLA RICERCA DELLA CLASSE GENERALE 5 – ARRIVA SAN PRECARIO (CON I SUOI LIMITI)</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 2001, la sinistra di movimento è in piena fase no-global, ovvero all’inizio del già citato approccio neo-paleocristiano inerente a<em> moltitudine</em>, nuova <em>ecclesia</em> e via misticheggiando<em></em>. <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/2005-euromayday1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3482" title="2005-euromayday" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/2005-euromayday1.jpg" alt="" width="250" height="354" /></a>Alcuni collettivi di Milano organizzano però un’iniziativa in totale controtendenza che pone al centro, nuovamente, il tema del lavoro. Nasce così la <em>Mayday Parade</em>, poi ribattezzata <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.euromayday.org/"><span style="color: #ff0000;"><em>Euromayday</em></span></a></span>: una manifestazione di lavoratori precari che si svolge ogni 1° maggio nel capoluogo lombardo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 2004, dall’area che si riconosce nella <em>Mayday</em> sorge il brand di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://kit.sanprecario.info/"><strong><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">San Precari</span><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">o</span></strong></a></span>. Un network di collettivi, di progetti e iniziative incentrati sulla rivendicazione della categoria “precario” in quanto<em> principio di soggettività di classe</em>. Ecco, dunque, intorno a quel network, fiorire i Punti San Precario, il Pronto Intervento Precario, la sfilata di moda di capi d’abbigliamento precari, la raccolta di figurine dei supereroi precari, la campagna per lo Sciopero Precario e così via. Insomma, la lotta di classe torna prepotentemente nel lessico e nelle pratiche della sinistra di movimento, con “precario” al posto di “operaio”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi, movimenti di massa composti perlopiù da precari hanno riempito le piazze d’Europa, la mobilitazione è riesplosa negli Stati Uniti<em style="color: #000000;"></em> e i temi del lavoro sono stati altresì al centro della rivolta sociale in Tunisia. Dunque, guardando retrospettivamente ai tempi di Genova-G8 e dintorni, possiamo dire che la storia ha dato ragione a San Precario e alla sua individuazione del precariato come classe generale, mentre ha dato torto ai neo-paleocristiani e alla loro ricerca d’una nu</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/san_precario_prefettura_011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3488" title="san_precario_prefettura_01" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/san_precario_prefettura_011.jpg" alt="" width="254" height="266" /></a></span><span style="color: #000000;">ova <em>ecclesia</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Naturalmente, questo non signi</span><span style="color: #000000;">fica che San Precario non abbia dei limiti significativi. Vale la pena elencarli perché si tratta, in fondo, dei soliti limiti de</span><span style="color: #000000;">lla sinistra di movimento:</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> a)</strong> In primo luogo, vi è manc</span><span style="color: #000000;">anza di comprensione del fatto che il Novecento può essere superato soltanto andando oltre il divario tra riformisti e rivoluzionari. Tutte le conquiste decisive del movimento operaio sono state ottenute, infatti, grazie alla compresenza – certamente non pacifica &#8211; di istanze riformiste e istanze rivoluzionarie. In altre parole né il riformismo né l’antagonismo, da soli, hanno mai portato in Occidente a un sig</span><span style="color: #000000;">nificativo aumento di potere politico dei lavoratori.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> b)</strong> San Precario pone al centro delle sue azioni e riflessioni, quasi esclusivamente il lavoro dipendente. Il che è chiaramente una forte limitazione, giacché<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/San-Precario-al-Salone-del-Libro-di-Torino2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3489" title="San-Precario-al-Salone-del-Libro-di-Torino" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/San-Precario-al-Salone-del-Libro-di-Torino2.jpg" alt="" width="291" height="217" /></a> un’immensa quantità di dati sta a dimostrare che buona parte dell’universo precario interagisce col mercato del lavoro in forme autonome (partita Iva, ma non solo).</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> c)</strong> Inoltre, il network di San Precario pone come antagonista principale l’impresa. Anche qui possiamo parlare di limitazione giacché &#8211; <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.dossetti.com/corso/corso%202009/200905bologna.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">come ben argomentato dal sociologo Sergio Bologna</span></a></span> &#8211; molte imprese altro non sono che gruppi di lavoratori autonomi che, per entrare nel mercato del lavoro, si sono dovuti iscrivere alla Camera di Commercio. Dunque, una grossa fetta di “imprenditori” altro non è che un segmento della variegata galassia precaria.<br />
<strong>d)</strong> Infine, chi vive saltellando tra una prestazione occasionale e un lavoretto in nero, non ha una condizione “salariata” e dunque non ha un antagonista-datore materialmente stabile contro cui rivolgersi. Nella frammentazione attuale, quindi, occorre riflettere sul fatto che <em>la contrapposizione decisiva potrebbe non essere fra precari e impresa, bensì fra precari e Stato</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">SE MONTI, DRAGHI E MARCHIONNE CI INDICANO LA VIA…</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">San Precario, ad ogni modo, è “soltanto” un’avanguardia. A sinistra, oggi, è nettamente prevalente l’opzione neo-paleocristiana di cui abbiamo detto sopra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/251010-sergio-marchionne-e-fabio-fazio-large.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3497" title="251010-sergio-marchionne-e-fabio-fazio-large" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/251010-sergio-marchionne-e-fabio-fazio-large.jpg" alt="" width="350" height="210" /></a>Per fortuna, c’è qualcuno che sta venendo in soccorso al paradigma della lotta di classe: sono le oligarchie economico-finanziarie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Perché <strong>Sergio Marchionne</strong> ha voluto, a suo tempo, inserire la norma di limitazione sugli scioperi nella trattativa a Mirafiori? Davvero c’entrava qualcosa la produttività?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Perché la BCE, guidata da <strong>Mario Draghi</strong>, ha imposto alla Grecia l’abolizione dei contratti collettivi e settoriali e la generalizzazione di quelli individuali? Davvero c’entra qualcosa il rischio-default?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Perché <strong>Mario Monti</strong> e soci insistono così tanto sull’abolizione dell’Articolo 18 quando la statistica dimostra, invece, <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.agoravox.it/Perche-ci-si-ostina-contro-l.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">che si tratta d’un elemento economicamente irrilevante</span></a></span>? Davvero è per eliminare – come dicono – le disparità tra garantiti e non garantiti?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ora, a meno che non si voglia sostenere che le oligarchie finanziarie si stiano battendo su<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/monti-fazio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3498" title="monti-fazio" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/monti-fazio.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a> posizioni di retroguardia, la risposta a queste domande è tragicamente elementare: <em>l’obiettivo del capitalismo è abbattere tutto ciò che la lotta di classe operaia ha conquistato nel Novecento</em>. Non è un problema di contabilità, cioè di costi del welfare, bensì di <strong>potere politico</strong>. Si tratta di abbattere, cioè, tutte le forme di potere contrattuale e di rivendicazione collettiva. Senza compromessi. Annunciando, in cambio, elemosine alle quali viene dato il nome di “ammortizzatori”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ormai, non ci serve più a nulla ripetere che i sindacati hanno gravi responsabilità per il fatto che si sia arrivati a questo punto. La questione, oggi, è che ogni azione dei poteri economici mira all&#8217;abattimento del potere politico dei lavoratori. Questo, senza bisogno di far troppa filosofia, dovrebbe spingerci a rottamare l’opzione neo-paleocristiana della sinistra in quanto fuga dal campo di battaglia. I nemici si occupano di lavoro e di potere contrattuale dei lavoratori e tu che fai? Bypassi il problema pontificando su nuovo umanesimo e solidarismo cristiano?</span><br />
<span style="color: #000000;"> No, qui la lotta è per il potere e soltanto per il potere. Qualunque istanza che non rivendichi il potere politico dei lavoratori, è un esercizio sterile e vuoto. <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/riot-dog-20081.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3511" title="riot-dog-2008" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/riot-dog-20081.jpg" alt="" width="361" height="238" /></a>Quella in cui le nostre esistenze</span><span style="color: #000000;"> individuali sono immerse è, a tutti gli effetti, una <strong>guerra di classe</strong>. Ed è una guerra perché &#8211; al contrario di quanto avvenuto nelle varie fasi del secolo scorso &#8211; non si concluderà con un compromesso (il <em>welfare state</em> fu, in fin dei conti, un compromesso se si pensa alle istanze rivoluzionarie presenti nel movimento operaio dell’epoca).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo, naturalmente, non significa che non permangano enormi interrogativi. Non basta affermare che i precari sono la classe generale. Sì, certo, <strong>i precari <em>sono</em> la nuova classe generale</strong>. Lo sono perché esprimono, solo in Italia, 10 milioni di esistenze private d&#8217;una futura pensione, private dei diritti costituzionali sul lavoro, private del <em>welfare state</em> come gli operai dell’800. In altre parole, i precari sono lo specchio rovesciato della &#8220;vecchia&#8221; classe generale, vale a dire gli operai: nella condizione precaria si rispecchiano cioè &#8211; in termini di negazione &#8211; tutte le conquiste realizzate in 150 anni di lotta operaia. I precari riassumono quindi la contraddizione generale del capitalismo e, se esplodessero in massa, Monti, Draghi e i banchieri di cui questi ultimi sono a libro paga avrebbero di che tremare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma forse, oggi, “la classe” è qualche cosa di più esteso. Oltre che di classe, cioè, bisognerebbe parlare di <em>blocco sociale</em>. Senza andare a finire nell’indeterminazione della “moltitudine”, infatti, possiamo dire che il paradigma dei precari come classe generale deve tener conto di alcune criticità che pongono il tema di un’alleanza strategica con ceti tecnicamente<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/a23_172886211.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3507" title="a23_17288621" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/03/a23_172886211.jpg" alt="" width="418" height="235" /></a> non precari. Le criticità in questione sono:</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> a)</strong> l’estinzione della classe media, dunque una precarizzazione trasversale e generalizzata;</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> b)</strong> la precarizzazione progressiva del lavoro un tempo garantito (vedi vicenda Fiat, vedi attacco di Monti all’Articolo 18);</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> c)</strong> la precarizzazione d&#8217;una larga parte del ceto appartenente alle Piccole Medie Imprese (<span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.firenzetoday.it/eventi/fiaccolata-imprenditori-suicidi-firenze-9-marzo-2012.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">vedi i 2.500 suicidi di piccoli imprenditori verificatisi dal 2008 a oggi</span></a></span>).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insomma, può darsi che la guerra di classe alle porte non debba riguardare solo i precari ma consti, invece, d’uno scontro frontale che vedrà lavoratori e ceti produttivi da una parte e parassiti delle oligarchie finanziarie dall’altra. </span><br />
<span style="color: #000000;">In pratica, la stragrande maggioranza della società contro </span><span style="color: #000000;">quella piccola casta che ci propina ogni giorno, tramite mass-media asserviti, la sua farneticante ideologia incentrata su <em>spread</em>, <em>rating</em> e rassicurazione dei mercati.</span></p>
<p style="text-align: right;"><em>(5 di 28 &#8211; continua)</em><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
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		<title>Glossario di Guerra &#8211; B come BANCA CENTRALE EUROPEA</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 19:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[LA BCE HA IMPOSTO UNA POLITICA ECONOMICA ALLA GRECIA. TALE POLITICA HA GENERATO RECESSIONE,  POVERTÀ DI MASSA E ZERO CRESCITA. ADESSO, ANCHE L’ITALIA STA SEGUENDO INDICAZIONI BCE. LA GUERRA TRA LAVORATORI E OLIGARCHIE ECONOMICHE, DUNQUE, CONSTERÀ DI UNO SCONTRO FRONTALE SIA CON LA BCE CHE, PER FORZA DI COSE, CON QUESTA UNIONE EUROPEA. TALE SCONTRO AVRÀ IL COMPITO, IN PRIMO LUOGO, DI SMASCHERARE LA NATURA NON TECNICA, BENSÌ IDEOLOGICA, DELLE POLITICHE DI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA BCE E APOCALISSE GRECA: LA CATASTROFE Se tu fossi uno di quei 30.000 dipendenti pubblici della Grecia &#8211; molti dei quali cinquantenni e padri di famiglia &#8211; licenziati di colpo senza alcun ammortizzatore sociale, cosa faresti? Se tu fossi uno di quei tanti cittadini che, dopo un’esistenza vissuta entro gli standard occidentali, si trovano oggi condannati a una miseria da Terzo Mondo, cosa penseresti? Saresti ancora favorevole all’Unione Europea e all’Euro? Fortunatamente, chi scrive non è in grado di rispondere a queste domande poiché non è un lavoratore greco padre di famiglia. Essere un lavoratore precario italiano, però, può far sì che la situazione della Grecia appaia non già la vicenda distante d’un paese estero, bensì memento di un’Apocalisse che potrebbe, da un momento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000; font-size: x-small;"><strong>LA BCE HA IMPOSTO UNA POLITICA ECONOMICA ALLA GRECIA. TALE POLITICA HA GENERATO RECESSIONE,  POVERTÀ DI MASSA E ZERO CRESCITA. ADESSO, ANCHE L’ITALIA STA SEGUENDO INDICAZIONI BCE. LA GUERRA TRA LAVORATORI E OLIGARCHIE ECONOMICHE, DUNQUE, CONSTERÀ DI UNO SCONTRO FRONTALE SIA CON LA BCE CHE, PER FORZA DI COSE, CON QUESTA UNIONE EUROPEA. TALE SCONTRO AVRÀ IL COMPITO, IN PRIMO LUOGO, DI SMASCHERARE LA NATURA NON TECNICA, BENSÌ IDEOLOGICA, DELLE POLITICHE DI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>BCE E APOCALISSE GRECA: LA CATASTROFE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/draghi-vampiro.jpg"><img class="size-medium wp-image-3342 alignleft" title="draghi-vampiro" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/draghi-vampiro-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Se tu fossi uno di quei <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.siwikinews.it/index.php?title=Grecia,_al_via_il_taglio_di_30mila_statali"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">30.000 dipendenti pubblici della Grecia</span></a></span></span> &#8211; molti dei quali cinquantenni e padri di famiglia &#8211; licenziati di colpo senza alcun ammortizzatore sociale, cosa faresti? Se tu fossi uno di quei tanti cittadini che, dopo un’esistenza vissuta entro gli standard occidentali, si trovano oggi condannati a una miseria da Terzo Mondo, cosa penseresti? Saresti ancora favorevole all’Unione Europea e all’Euro?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fortunatamente, chi scrive non è in grado di rispondere a queste domande poiché non è un lavoratore greco padre di famiglia. Essere un lavoratore precario italiano, però, può far sì che la situazione della Grecia appaia non già la vicenda distante d’un paese estero, bensì memento di un’Apocalisse che potrebbe, da un momento all’altro, abbattersi con violenza sulla propria esistenza individuale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Parlando di Grecia e di Apocalisse, il secondo dei due termini (che, guarda caso, è greco) va inteso in entrambi i sensi comunemente attribuiti, ovvero: <strong>a)</strong> l’Apocalisse in quanto evento catastrofico e definitivo; <strong>b)</strong> l’Apocalisse in quanto disvelamento (come da etimologia: <em>ἀποκαλύπτω = rivelo</em>).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Partiamo allora dall’Apocalisse-catastrofe con una breve &#8211; e ovviamente incompleta &#8211; cronologia delle vicende economiche:</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>a)</strong> </span><span style="color: #000000;">Nel 2001, la banca d’affari Goldman Sachs </span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.nytimes.com/2010/02/14/business/global/14debt.html?pagewanted=all"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">acquista segretamente 2,3 miliardi di titoli di stato greci</span></a></span></span>. In questo modo, il governo greco di centrodestra può <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/athens_plus11.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3344" title="athens_plus1" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/athens_plus11.jpg" alt="" width="416" height="274" /></a>nascondere la cifra equivalente dal proprio bilancio e, quindi, dal debito pubblico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>b)</strong> <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Agli inizi del 2009, Goldman Sachs inizia </span></span></span><span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.ultimenotizie.we-news.com/politica/estera/6231-goldman-sachs-ha-causato-la-crisi-di-grecia-e-italia-e-ora-impone-la-soluzione"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">una serie di manovre speculative in Borsa</span></a></span></span><span style="color: #000000;"> per impedire la vendita dei titoli di stato della Grecia</span><span style="color: #000000;">. Ne consegue l&#8217;esplosione d&#8217;una crisi economica che porta il paese a elezioni anticipate.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>c)</strong> <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.grecia.cc/elezioni_in_grecia.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">Sale al potere il centrosinistra</span></a></span> e, subito, si scopre che i conti dell’amministrazione precedente sono contraffatti. <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Nel dicembre 2009, </span></span></span></span><span style="color: #000000;">le agenzie di rating </span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/crisi-grecia.htm"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">declassano il debito greco</span></a></span></span>. A seguito di ciò, la recessione si fa ancora più acuta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>d)</strong> Il governo di George Papandreou inizia quindi una trattativa con BCE e FMI per ristrutturare il debito pubblico. <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Nell’aprile 2010, </span></span></span><span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.corriereinformazione.it/2011061511010/istituzioni/unione-europea/grecia-sullorlo-del-baratro-sociale-ed-economico-la-bce-avverte-sul-rischio-effetto-domino.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">la BCE offre 30 miliardi</span></a></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> in cambio di un piano di austerità volto ad abbassare il costo del lavoro e a ridurre il welfare</span></span></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>e)</strong> Dal momento che né il piano di austerità, né misure successive imposte dalla BCE generano alcun effetto di ripresa, il governo greco deve negoziare un nuovo piano di salvataggio, con annesse ulteriori misure di tagli alla spesa e al costo del lavoro. <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Il 31 ottobre 2011 Papandreou annuncia, quindi, che questo rinnovato intervento </span></span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">sarà sottoposto a </span></span></span><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-31/papandreou-referendum-nuovo-piano-191250.shtml?uuid=AawY6cHE"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">referendum popolare</span></a></span></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>f)</strong> Il 3 novembre, durante il G20 di Cannes, nel corso d’una riunione segreta, Angela Merkel, Nicholas Sarkozy e altri dirigenti di UE e BCE <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">impongono al premier greco </span></span></span><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.corriere.it/economia/11_novembre_03/g20-grecia-euro_412f53d6-05f0-11e1-a74a-dac8530a33df.shtml"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">la cancellazione della consultazione referendaria</span></a></span></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/2011-12-31T153152Z_1_BTRE7BU175E00_RTROPTP_3_NEWS-US-GREECE_JPG_475x310_q85.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3345" title="2011-12-31T153152Z_1_BTRE7BU175E00_RTROPTP_3_NEWS-US-GREECE_JPG_475x310_q85" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/2011-12-31T153152Z_1_BTRE7BU175E00_RTROPTP_3_NEWS-US-GREECE_JPG_475x310_q85.jpg" alt="" width="334" height="261" /></a>g)</strong> Quattro giorni dopo, Papandreou si dimette. In nome dello stato d’emergenza, però, non si va alle elezioni. S’insedia, invece, un governo di solidarietà nazionale presieduto da Lucas Papademos, consulente di Goldman Sachs, ex-Vicepresidente della BCE e, soprattutto, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lucas_Papademos"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">Governatore della Banca di Grecia</span></a></span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> ai tempi (1994-2002) dei prestiti &#8220;creativi&#8221; elargiti al governo ellenico dalla <em>merchant bank</em> americana</span></span></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>h)</strong> In questi giorni, la BCE sta chiedendo alla Grecia – in cambio della concessione di un nuovo prestito – <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6364/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">un nuovo piano</span></a></span></span></span><span style="color: #000000;"> che prevede altri 150.000 licenziamenti nel settore pubblico, l’abolizione dei contratti collettivi e dei contratti settoriali e la legalizzazione esclusiva dei contratti individuali, nonché tagli drastici a stipendi e pensioni</span><span style="color: #000000;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>BCE E APOCALISSE GRECA: IL DISVELAMENTO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per capire cosa l’apocalisse greca abbia disvelato, è innanzitutto necessario elencare i numeri della macelleria sociale in atto (dati al 2011):</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>a)</strong> Gli impiegati greci hanno visto diminuire del 30% il proprio reddito medio annuale.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/run_1205070i.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3346" title="run_1205070i" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/run_1205070i.jpg" alt="" width="427" height="275" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>b)</strong> I precari hanno visto scendere il proprio reddito medio mensile da 700 a 595 euro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>c)</strong> La sanità pubblica ha subìto tagli intorno al 40%.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>d)</strong> I suicidi sono aumentati del 25%.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>e)</strong> Le pensioni sono state tagliate del 20%.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>f)</strong> <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Secondo i dati della </span></span></span><span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><a href="http://www.ilcambiamento.it/crisi/grecia_crisi_nera_poverta_suicidi.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">Confederazione nazionale del commercio ellenica</span></a></span>, nove greci su dieci hanno abolito le spese per il vestiario e per le calzature, otto su dieci le spese per i divertimenti, e ben uno su quattro non riesce ad avere i soldi per acquistare generi di prima necessità, dunque si trova al di sotto della soglia di povertà (circa tre milioni di persone, ovvero il 27,7% della popolazione).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Orbene, cosa significa tutto questo?</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Primo. </strong>Chi guida l’Unione Europea e la BCE, è disposto a difendere l’Euro <em>con qualsiasi mezzo</em>: indipendentemente, quindi, dai costi sociali che questa difesa può comportare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Secondo.</strong> Lo <em>stato d’eccezione</em> o <em>stato di guerra</em> sospende, <em>de facto</em>, la democrazia. Secondo i sondaggi, se oggi in Grecia si andasse alle elezioni</span> <span style="color: #000000;">la sinistra radicale otterrebbe </span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/12/11/18018-in-grecia-comunisti-e-sinistra-radicale-oltre-35-socialisti/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">oltre il 35% dei suffragi</span></a></span></span>. Dunque, tutto lascia supporre che in Grecia non si voterà ancora per un bel pezzo&#8230;</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>Terzo.</strong> La perdita di sovranità nazionale in favore del nuovo contenitore europeo non consta – come raccontava l’ideologia europeista – d’un trasferimento di sovranità verso un organismo federale di tipo statunitense, bensì d’una nuda e cruda sottrazione di sovranità ai cittadini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/0OcbE3SiRCGMq0nhz5lrxg.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3348" title="0OcbE3SiRCGMq0nhz5lrxg" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/0OcbE3SiRCGMq0nhz5lrxg.jpeg" alt="" width="347" height="308" /></a>Quarto.</strong> Chi dirige la banca d’affari Goldman Sachs &#8211; anziché essere fucilato sulla pubblica piazza per aver causato cotanto disatro &#8211; ha insediato i propri uomini alla guida degli ambiti istituzionali decisivi. In questo momento il premier greco, il premier italiano e il Governatore della BCE sono tutti e tre strettamente collegati a Goldman Sachs.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A sinistra, chi menziona quest&#8217;ultimo dato di fatto viene solitamente accusato di complottismo. Vale la pena leggere, per esempio, cosa scrive Gad Lerner a riguardo: &#8220;<em>Il contemporaneo avvicendamento di Monti e Papademos alla guida d’Italia e Grecia, non equivale certo alla congiura evocata da troppi imbecilli; ma deve pur farci riflettere sulle conseguenze provocate dall’indebolirsi della politica. Tutti dobbiamo augurarci di essere governati in futuro da una classe dirigente sempre più cosmopolita, anglofona, adusa alla consuetudine degli organismi </em></span><span style="color: #000000;"><em><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/gadlerner-postribolo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3349" title="gadlerner-postribolo" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/gadlerner-postribolo.jpg" alt="" width="131" height="95" /></a></em></span><span style="color: #000000;"><em>sovranazionali</em>&#8220;. Beh, che dire? Il mondo in cui vive Lerner, in fin dei conti, è</span><span style="color: #000000;"> bellissimo: governanti cosmopoliti, anglofoni, adusi alle consuetudini&#8230; tutto meraviglioso, no? Poi, vabbè, per quanto riguarda </span><span style="color: #000000;">il fatto che Draghi, Monti e Papademos siano tutt&#8217;e tre di Goldman Sachs, negarlo non è proprio possibile. E allora, assumendo l&#8217;ottica del buon Lerner, non rimane che una sola, semplice spiegazione: trattasi di mera coincidenza!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>BCE E PRE-APOCALISSE ITALIANA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’Italia si è ritrovata, come concordano tutti i commentatori politici ed economici, in una situazione “pre-greca”. Pertanto, il governo Berlusconi è stato fatto fuori. Un po’ perché inviso agli USA in seguito all’accordo sul gasdotto <em>South Stream</em> con la Russia; un po’ perché divenuto insopportabile agli altri leader europei; un po’ perché in rotta di collisione coi vertici di Confindustria; un po’, infine, per manifesta cialtroneria nel gestire la crisi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Presidente della Repubblica, però, ha deciso di non indire le elezioni. Se si fosse andati al voto, si diceva, ci sarebbe stato il<em> default</em> dell&#8217;Italia. Dunque,<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/the-goldman-sachs1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3350" title="the-goldman-sachs1" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/the-goldman-sachs1.jpg" alt="" width="425" height="343" /></a> Napolitano ha dato l&#8217;incarico di Presidente del Consiglio a Mario Monti, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Monti"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><em>International Advisor</em> di Goldman Sachs dal 2005</span></a></span></span>.<br />
Sì, proprio come in Grecia. (Come già detto, quindi, a meno che non vogliate passare per complottisti, non potete far altro che interpretare il tutto come una coincidenza.)</span><br />
<span style="color: #000000;"> A tre mesi dall&#8217;insediamento del Governo Monti, la situazione sociale italiana è la seguente:</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>a)</strong> Secondo l&#8217;Istat, 8,3 milioni di italiani versano in uno stato di povertà relativa, mentre 3,1 milioni affrontano la povertà assoluta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>b)</strong> Il 48,5% dei disoccupati è senza lavoro da un anno.<strong></strong></span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>c)</strong> <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">Nel 2011, </span></span></span></span><span style="color: #000000;">il numero di piccole-medie imprese fallite </span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.pmi.it/economia/mercati/articolo/51570/boom-di-fallimenti-aziendali-le-societa-a-rischio-insolvenza.html?autorefresh=yes"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">è aumentato del 7,4%</span></a></span></span> (rispetto al dato dell&#8217;anno prima, però, in cui l&#8217;aumento di fallimenti aveva raggiunto quota 19,8%).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>d)</strong> Nel 2009, il 76% dei suicidi &#8211; aumentati complessivamente del 5,6% &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/03/news/suicidi_fra_i_disoccupati-27543146/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">sono stati commessi da disoccupati</span></a></span></span>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo, si tratta di situazioni ereditate dal recente passato e che il precedente Governo Berlusconi non ha mai mostrato aver intenzione di affrontare. Ma ora la domanda è: sotto la guida dell’uomo che <em>Repubblica</em> e <em>Corriere della Sera</em> incensano ogni giorno come Salvatore della Patria, questi dati si apprestano a migliorare o peggiorare?</span> <span style="color: #000000;">Anzi, la domanda corretta è ancora un&#8217;altra: i tagli alla spesa pubblica &#8211; e quindi al welfare &#8211; sono davvero un fatto &#8220;tecnico&#8221;? Sono realmente una necessità oggettiva?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Beh, tanto per dirne una, secondo molti economisti di comprovata fede</span><span style="color: #000000;"> liberal</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/Krugman_New-articleInline.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3351" title="Krugman_New-articleInline" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/Krugman_New-articleInline.jpg" alt="" width="82" height="103" /></a></span><span style="color: #000000;">e &#8211; come Paul Krugman, Joseph Stiglitz o Nouriel Roubini &#8211; le politiche BCE di austerità e tagli alla spesa pubblica (dunque anche le politiche del Governo Monti) <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://it.finance.yahoo.com/notizie/stiglitz-governanti-europei-hanno-siglato-110800644.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">mettono ancor più a rischio l’Euro</span></a></span></span>. D&#8217;altronde, questi economisti <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.lettera43.it/economia/macro/17061/la-grecia-al-50-fuori-dall-euro.htm"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">avevano già criticato</span></a></span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">, a più riprese, le indicazioni rivolte dalla BCE alla Grecia</span></span></span>. Il motivo è semplice: </span><span style="color: #000000;">i tagli alla spesa pubblica impoveriscono la gente, </span><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.nuovitaliani.it/adon.pl?act=doc&amp;doc=2992"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">generano recessione</span></a></span></span></span> e la <span style="color: #000000;">recessione è il contrario della crescita</span><span style="color: #000000;">.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/manifestazione-15-ottobre-638x425.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3354" title="manifestazione-15-ottobre-638x425" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/manifestazione-15-ottobre-638x425.jpg" alt="" width="351" height="234" /></a>Cambiando discorso, vale la pena ricordare la manifestazione internazionale del movimento <em>Indignados/OccupyWallStreet</em> del 15 ottobre scorso: nella sua articolazione italiana, quella mobilitazione prese di mira proprio il direttorio economico europeo <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_ottobre_12/indignados-banca%20d%27italia-%20lettera-crisi-1901800917414.shtml"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">e, in particolare, Mario Draghi e la BCE</span></a></span></span>. Più specificamente, la lettera da questi inviata, il 5 agosto 2011, all&#8217;allora Governo Berlusconi. Suddetta missiva conteneva, infatti, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/09/29/news/lettera_bce_italia-22397484/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">indicazioni di tagli alla spesa pubblica</span></a></span></span></span> <span style="color: #000000;">e di &#8220;modernizzazione&#8221; del mercato del lavoro nel senso di favorire i licenziamenti e rottamare lo Statuto dei Lavoratori</span><span style="color: #000000;">.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene, il compito esplicito e dichiarato del Governo Monti non è altro che portare ad attuazione gli indirizzi contenuti in quella lettera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>IL COLLASSO DELL&#8217;EUROTEOLOGIA<br />
</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In definitiva, tutto questo chiama in causa l’europeismo come dottrina ideologica o, <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000;"><a href="http://temi.repubblica.it/limes/europa-quella-identita-condivisa-che-manca-allunione/30947"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">per usare una recente definizone di Lucio Caracciolo</span></a></span></span>, come <em>euroteologia</em>.<br />
Negli ultimi vent’anni, soprattutto a sinistra, l’idea di Europa ha coinciso con un certo tipo di europeismo, cioè con un’impianto di assiomi pressoché indiscutibili. E oggi, dinanzi all’evidenza della crisi, i teologi dell&#8217;Euro non possono far altro che ripetere tautologicamente le stesse certezze dottrinarie.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/prodi4.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3355" title="prodi4" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/prodi4.jpg" alt="" width="356" height="241" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> In sintesi, quali erano stati gli assiomi dell’europeismo teologico?</span> <span style="color: #000000;">Sostanzialmente tre:</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>a)</strong> Senza l’Euro, sarebbe la catastrofe: gli stati-nazione non sarebbero in grado di reggere le “grandi sfide” della globalizzazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>b)</strong> L’Unione Europea e l’Eurozona rappresentano un modello socio-economico strutturalmente e valorialmente alternativo agli Stati Uniti: soprattutto in virtù dell’esistenza d&#8217;un welfare state.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>c)</strong> Il superamento degli stati-nazione costituisce un’evoluzione, in senso federale, della democrazia rappresentativa. Sposta, cioè, gli ambiti della sovranità popolare senza per questo diminuirne l&#8217;effettività.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ebbene, l’attuale crisi economica – e la vicenda greca in particolare – hanno reso <em>falsi dall’A alla Z</em> tutti e tre questi assiomi. In questo momento, i cittadini greci sono difatti: <strong>a)</strong> immersi in quella catastrofe senza sbocchi che l’Euro avrebbe dovuto evitare;<strong> b)</strong> spogliati del welfare state; <strong>c)</strong> deprivati della sovr</span><span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/nazi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3356" title="nazi" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/nazi.jpg" alt="" width="196" height="268" /></a></span><span style="color: #000000;">anità popolare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <em>Questa</em> Europa, dunque, ha seppellito l&#8217;euroteologia perché i fondamenti ideologici di quest&#8217;ultima hanno perduto, oramai, qualunque aderenza con la realtà. Il che potrebbe voler dire, peraltro, che <em>questa</em> Unione Europea potrebbe altresì mettere in crisi la possibilità stessa dell’Europa come ambito istituzionale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Già, perché le vittorie elettorali dell’estrema destra in Olanda, Finlandia e Austria &#8211; nonché l’instaurazione d&#8217;un fascismo vero e proprio in Ungheria &#8211; esprimono segnali evidenti. La<em> working class</em> e il ceto medio in estinzione, stanno comprendendo come tutto ciò che la retorica del centrosinistra europeo definisce <em>“grandi sfide”</em>, per la gente normale consti semplicemente d&#8217;un insieme di <em>grandi sfighe</em>. I lavoratori europei, insomma, votano chi – affermando che la globalizzazione è reversibile – fornisce loro un barlume di speranza. Dunque, votano e voteranno sempre di più per l’estrema destra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">L’EUROPA SENZA LA GLOBALIZZAZIONE: A SINISTRA QUALCOSA SI MUOVE (FORSE)</span><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La sinistra di movimento, da sempre, ha posto un’idea di Europa contrapposta a quella propugnata dagli euroteologi. Una qualche forma embrionale di “Europa dal basso”, del resto, ha iniziato a intravedersi grazie alle mobilitazioni, perlopiù di lavoratori precari, che hanno attraversato tutto il continente nel corso del 2011.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eppure, è forse più significativo e indicativo osservare quanto si muove nell&#8217;ambito della sinistra riformista. Per un semplice motivo: negli ultimi vent’anni quest&#8217;ultima ha aderito pedissequamente all’europeismo di stampo monetarista e liberista e cioè all&#8217;euroteologia. Ora però, nel caos generale, sulla superficie dell’ideologia fin qui sostenuta inizia a intravedersi qualche incrinatura.</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/master.ed_miliband12.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3361" title="master.ed_miliband1" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/master.ed_miliband12.jpg" alt="" width="94" height="94" /></a><br />
<span style="color: #000000;"><strong> a)</strong> In Inghilterra, il segretario del Partito Laburista Ed Milliband ha dato il via alla stagione del <em>Blue Labour</em>. Una delle tesi centrali di questo nuovo</span><span style="color: #000000;"> corso laburista riguarda la revisione del punto di vista sulla globalizzazione: <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.thecommentator.com/article/470/whatever_happened_to_blue_labour_"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">quest&#8217;ultima viene cioè letta in senso negativo</span></a></span></span><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"> ed è auspicato, al suo posto, l&#8217;avvento d&#8217;una nuova società comunitaria, organica e localista</span></span></span>. Un punto di vista senz&#8217;altro conservatore che indica, però, come la sinistra non possa più permettersi l&#8217;identificazione con il paradigma globalista.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/france_arnaud_montebourg_socialist_primary.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3362" title="france_arnaud_montebourg_socialist_primary" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/france_arnaud_montebourg_socialist_primary.jpg" alt="" width="157" height="104" /></a><strong>b)</strong> Alle Primarie del Partito Socialista Francese, <span style="color: #ff0000;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;">il candidato Arnaud Montebourg ha preso </span></span></span><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.iljournal.it/2011/chi-e-arnaud-montebourg/269349"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">il 17% dei voti</span></a></span></span>. Montebourg propugna un vero e proprio <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://gio88-giova.blogspot.com/2011/10/arnaud-montebourg-il-socialista-eretico.html"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">piano d&#8217;attacco alla globalizzazione</span></a></span></span>: protezionismo economico, parziale statalizzazione delle banche, divieto per le imprese a delocalizzare. Ma tutto questo non a livello francese, bensì europeo. Dunque compare, forse per la prima volta, <em style="color: #000000;">un&#8217;idea di</em> <em>Europa senza globalizzazione</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong> c)</strong> Per quanto riguarda l’Italia, pretendere che in casa riformista possa partire una critica alla globalizzazione, beh, diciamo che sarebbe davvero chiedere troppo. Nondimeno, qualcosa sta accadendo: ai vertici del PD, qualcuno si sta forse rendendo conto che con <em>questa</em> Unione Europea non si può più andare avanti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il qualcuno in questione è il Responsabile Economia e Lavoro del partito, Stefano Fassina. Vale la pena elencare alcune sue dichiarazioni:</span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/stefano-fassina-partito-democratico-sinistra-liberal-radicali-bersani-pd-gianluigi-paragone-1322231356604.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3363" title="stefano-fassina-partito-democratico-sinistra-liberal-radicali-bersani-pd-gianluigi-paragone--1322231356604" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/stefano-fassina-partito-democratico-sinistra-liberal-radicali-bersani-pd-gianluigi-paragone-1322231356604.jpg" alt="" width="234" height="175" /></a><br />
<span style="color: #000000;"> A proposito della lettera inviata dalla BCE al Governo Berlusconi: &#8220;<em>La ricetta neoliberista riproposta dalla BCE, in sintonia con i governi conservatori, prima che iniqua, è irrealistica</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;">A proposito di modelli sociali: &#8220;<em>il paradigma liberal-democratico va superato</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A proposito delle <span style="text-decoration: underline; color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/11/08/news/ecco_la_nuova_lettera_di_olly_rhen_serve_una_manovra_aggiuntiva-24673486/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">indicazioni di maggior flessibilità nel lavoro</span></a></span></span><span> poste all&#8217;Italia dal Commissario UE agli Affari Economici, Olli Rehn</span>: &#8220;<em>Le indicazioni per la crescita riproposte dal Commissario europeo Rehn sono deprimenti sul piano intellettuale ed economico</em>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quest’ultimo pronunciamento è valso a Fassina <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;"><a href="http://www.romacapitalenews.com/pd-spaccato-i-liberal-vogliono-le-dimissioni-di-fassina-bersani-tace/"><span style="color: #ff0000; text-decoration: underline;">la richiesta di dimissioni</span></a></span></span></span><span style="color: #000000;"> da parte dell’ala &#8220;liberal&#8221; del partito</span><span style="color: #000000;">. Tale richiesta è però caduta nel vuoto poiché Fassina, in realtà, ha sempre parlato per conto del Segretario Nazionale del PD, Pierluigi Bersani. Con buona pace dei giudizi liquidatori sul PD come “partito del Grande Capitale”, dunque, intorno al mandato di Bersani si sta svolgendo a sinistra un <em>redde rationem</em> decisivo. Bersani si sta cioè contrapponendo all&#8217;idea &#8211; propugnata da Veltroni, da Prodi, da <em>Repubblica</em> e da molti altri &#8211; secondo cui il principale partito del centrosinistra italiano dovrebbe abbandonare<em> del tutto</em> la socialdemocrazia in favore del liberalismo.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>L’EUROPA NELLA STAGIONE DELLE RIVOLTE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un po’ tutti concordano sul fatto che la crisi economica porterà, in tutt’Europa, a una stagione di rivolte sociali. Tali rivolte avranno come obiettivo la BCE e, inevitabilmente, <em>questa</em> Unione Europea. </span><br />
<span style="color: #000000;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/student-protest-athens-leads-violent-clashes-riot-police_525004.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3389" title="student-protest-athens-leads-violent-clashes-riot-police_525004" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/02/student-protest-athens-leads-violent-clashes-riot-police_525004.jpg" alt="" width="353" height="234" /></a>Al di là delle pur importantissime vicende interne alla sinistra riformista, infatti, è evidente che senza una mobilitazione radicale e di massa, non sarà possibile liberarsi dalle oligarchie finanziarie che governano UE e BCE. Inoltre, senza una mobilitazione chiaramente connotata a sinistra, il malcontento sociale finirà per incanalarsi verso l&#8217;estrema destra: quest&#8217;ultima non è, del resto, un&#8217;ipotesi peregrina giacché tale processo è in corso oramai da anni. </span><br />
<span style="color: #000000;">Dunque, è ragionevole &#8211; e in qualche modo da &#8220;moderati&#8221; &#8211; salutare con favore l&#8217;insorgenza di piazza prossima ventura. Gli interrogativi a riguardo, però, non sono pochi:</span><br />
<span style="color: #000000;">Riuscirà questa stagione di mobilitazioni ad avere una persistenza e, quindi, ad andare oltre la tipica fenomenologia intermittente – a “ondate” – dei movimenti?<br />
Riusciranno questi movimenti a esprimere una posizione chiara e definitiva sulla globalizzazione? </span><br />
<span style="color: #000000;">Riuscirà questa mobilitazione ad affermare che l&#8217;Euro non può essere difeso <em>a ogni costo</em>? Riuscirà cioè ad affermare che &#8211; nella <em>eventualità</em> d&#8217;una situazione analoga a quella della Grecia &#8211; potrebbe esser lecito mettere in discussione l&#8217;Euro? </span><br />
<span style="color: #000000;">Riuscirà ad andare oltre la rivendicazione di diritti e farsi <em>potere costituente</em>? </span><br />
<span style="color: #000000;">Riuscirà a costringere i centrosinistra europei a rivedere le proprie posizioni?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Beh, diciamo che per ottenere risposta a tutte queste domande non ci sarà da aspettare molto&#8230;</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>(4 di 28 &#8211; continua)</em></span></p>
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		<title>Glossario di Guerra &#8211; A come APOCALISSE</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 18:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CHE SI PARLI DI CRISI FINANZIARIA, AMBIENTALE O ENERGETICA, LA PAROLA APOCALISSE IMPERVERSA COME NON MAI NEI MEDIA E NELL’IMMAGINARIO. A PRIMA VISTA, NESSUNO APPARE DAVVERO PREOCCUPATO DELLA FINE DEL MONDO. FORSE, PERÒ, IL PROLIFERARE DI NARRAZIONI SULLA FINE DETERMINA UN EFFETTO ASSAI PIÙ SOTTILE: FORSE ALIMENTA QUEL SENSO D’IMPOTENZA E DI RASSEGNAZIONE COLLETTIVA CHE, NEL DIBATTITO FILOSOFICO ODIERNO, VIENE IDENTIFICATO TRAMITE L’ESPRESSIONE “FINE DEL FUTURO&#8221; QUANDO LA SCIENZA ANNUNCIA L&#8217;APOCALISSE Cominciamo dalla presenza della Fine, delle narrazioni sulla Fine, nel mediascape o flusso mediatico che dir si voglia. Un elemento poco dibattuto, riguarda l’impressionante numero di notizie inerenti il mondo “a scadenza”. Citiamo qualche esempio limitandoci, deliberatamente, all’ambito scientifico: a) Il  27 settembre 2011 sarà ricordato come l’Overshoot Day, ovvero il giorno in cui il consumo di risorse naturali ha superato la capacità annuale del pianeta di produrne. Secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 tale rapporto tra domanda e offerte di risorse giungerà al collasso. b) Secondo l’Uk Energy Research Council, entro il 2030 si raggiungerà il cosiddetto picco del petrolio. Secondo l’International Energy Agency, invece, il crash petrolifero è in dirittura d’arrivo già per il 2015. c) Secondo il britannico Met Office Hadley Centre, il riscaldamento globale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-size: x-small;"><strong><span style="color: #800000;">CHE SI PARLI DI CRISI FINANZIARIA, AMBIENTALE O ENERGETICA, LA PAROLA APOCALISSE IMPERVERSA COME NON MAI NEI MEDIA E NELL’IMMAGINARIO. A PRIMA VISTA, NESSUNO APPARE DAVVERO PREOCCUPATO DELLA FINE DEL MONDO. FORSE, PERÒ, IL PROLIFERARE DI NARRAZIONI SULLA FINE DETERMINA UN EFFETTO ASSAI PIÙ SOTTILE: FORSE ALIMENTA QUEL SENSO D’IMPOTENZA E DI RASSEGNAZIONE COLLETTIVA CHE, NEL DIBATTITO FILOSOFICO ODIERNO, VIENE IDENTIFICATO TRAMITE L’ESPRESSIONE “FINE DEL FUTURO&#8221;</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #0000ff;">QUANDO LA SCIENZA ANNUNCIA L&#8217;APOCALISSE</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cominciamo dalla presenza della Fine, delle narrazioni sulla Fine, nel <em>mediascape</em> o flusso mediatico che dir si voglia. Un elemento poco dibattuto, riguarda<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/global-warming.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3252" title="global-warming" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/global-warming-150x150.jpg" alt="" width="118" height="118" /></span></a> l’impressionante numero di notizie inerenti il mondo “a scadenza”. Citiamo qualche esempio limitandoci, deliberatamente, all’ambito scientifico:</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong>a)</strong> Il  27 settembre 2011 sarà ricordato come</span> <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2011/09/26/news/overshoot_day-22239830/">l’<em>Overshoot Day</em></a><span style="color: #000000;">, ovvero il giorno in cui il consumo di risorse naturali ha superato la capacità annuale del pianeta di produrne.</span> <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/22/risorse-naturali-ne-consumiamo-troppe-entro-il-2050-situazione-al-collasso/112942/">Secondo le Nazioni Unite</a><span style="color: #000000;">, entro il 2050 t</span>ale<span style="color: #000000;"> rapporto tra domanda e offerte di risorse giungerà al collasso.</span><br />
<strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/oil_crash3_sml1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3289" title="oil_crash3_sml" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/oil_crash3_sml1.jpg" alt="" width="186" height="227" /></a>b)</strong> <a href="http://www.ecologiae.com/picco-petrolio-previsto-2030-cosa-succedera/9536/">Secondo l’<em>Uk Energy Research Council</em></a><span style="color: #000000;">, entro il 2030 si raggiungerà il cosiddetto picco del petrolio.</span> <a href="http://petrolio.blogosfere.it/2007/07/fatih-biroliea-nel-2015-sbatteremo-contro-un-muro.html">Secondo l’<em>International Energy Agency</em></a><span style="color: #000000;">, invece, il crash petrolifero è in dirittura d’arrivo già per il 2015.</span><br />
<strong>c)</strong> <a href="http://www.tuttoscienze.com/ultime-notizie/cambiamenti-climatici-ecco-i-risultati-di-un-nuovo-studio-britannico">Secondo il britannico <em>Met Office Hadley Centre</em></a><span style="color: #000000;">, il riscaldamento globale non consterà di un aumento di 2°c della temperatura &#8211; come si pensava fino a qualche anno fa &#8211; bensì di 4°c con conseguenze, ovviamente, apocalittiche.</span><br />
<span style="color: #000000;"><strong>d)</strong> Il <em>Bullettin of the Atomic Scientist</em> – il team americano che si occupa del <em>Doomsday Clock</em>, ovvero l’orologio simbolico c</span>he<span style="color: #000000;"> indica il grado d’imminenza di una terza guerra mondiale –</span> <a href="http://www.lescienze.it/lanci/2012/01/11/news/bulletin_of_atomic_scientists_doomsday_clock_moves_1_minute_closer_tomidnight-785567/">ha deciso di spostare le lancette dai 6 minuti del 2011 agli attuali 5 minuti &#8220;a mezzanotte&#8221;</a>.<br />
<span style="color: #000000;"><strong>e)</strong> </span><span style="color: #000000;">Questo s</span><span style="color: #000000;">enza dimenticare, naturalmente, le innumerevoli narrazioni della Fine collegate all&#8217;attuale crisi economica</span>, <a href="http://www.borsaforextradingfinanza.net/article-la-cina-avverte-che-l-ipotesi-di-default-usa-e-come-giocare-col-fuoco-di-emily-kaiser-76548326.html">con tanto di previsioni su default globale <em>et similia</em></a>.<br />
<span style="color: #000000;">Insomma, sbeffeggiare l’escatologismo esoterico e new age (profezia Maya e dintorni) è una causa persa. Risulta <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/doomsday-clock-now-moved-to-5-minutes-to-midnight-january-10-2012.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3317" title="doomsday-clock-now-moved-to-5-minutes-to-midnight-january-10-2012" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/doomsday-clock-now-moved-to-5-minutes-to-midnight-january-10-2012-300x225.jpg" alt="" width="168" height="126" /></a>perfettamente inutile, cioè, bollare la tendenza apocalittica del tempo presente come irrazionalista quando</span>,<span style="color: #000000;"> invece</span>, è<span style="color: #000000;"> l’estabilishment scientifico a sfornare, a ritmo serrato, un’immagine dell’Armageddon dietro l’altra.<br />
L’ambito scientifico sta dunque producendo degli studi e questi ultimi, opportunamente amplificati dai media, stanno instillando nell’immaginario la quieta consapevolezza che il futuro collettivo abbia, ineluttabilmente, una data di scadenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>CINEMA E APOCALISSE: L&#8217;APPROCCIO RIFLESSIVO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/kirsten-dunst-nuda-melancholia-41.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3282" title="kirsten-dunst-nuda-melancholia-4" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/kirsten-dunst-nuda-melancholia-41-300x185.jpg" alt="" width="231" height="142" /></a><span style="color: #000000;">Alla scienza e ai media, va poi aggiunto il ruolo non meno importante dell’industria culturale e, in particolar modo, dell’industria cinematografica. La fine del mondo è tema che sta rimbalzando, negli ultimi anni, da un autore all’altro: Steven Soderbergh con</span> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=2zQ94tGIDnE"><em>Contagion</em></a><span style="color: #000000;">, Lars Von Trier con</span> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=6NlWr8ultfg"><em>Melancholia</em></a><span style="color: #000000;">, Abel Ferrara con</span> <a href="http://www.cineblog.it/post/30237/venezia-2011-444-last-day-on-earth-la-recensione-del-film-di-abel-ferrara"><em>4:44 – Last Day on Earth</em></a> <span style="color: #000000;">e via elencando.<br />
Il cinema contemporaneo consta però di due tipologie d’Apocalisse differenti. Vi è infatti un’apocalittica più riflessiva e un’altra che mostra, al contrario, esplicita volontà di resa verso il fatalismo più rassegnato se non, addirittura, una deriva verso il fondamentalismo religioso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla prima categoria, quella riflessiva, è senz’altro ascrivibile uno dei serial televisivi di maggior successo planeta</span><span style="color: #000000;">ri</span><span style="color: #000000;">o </span><span style="color: #000000;">ne</span><span style="color: #000000;">l 2011, <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/the-walking-dead602.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3281" title="the-walking-dead60" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/the-walking-dead602-300x180.jpg" alt="" width="306" height="183" /></a>ovvero <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ABl3Qg9iuhg"><em>The</em><em> Walking Dead</em></a>. Si tratta d’un racconto survivalista e corale, ambientato in un mondo nel quale la società</span><span style="color: #000000;"> è collassata a causa di una zombie-epidemia. In questo caso, l’Apocalisse funge da stimolo a introspezioni tutt’altro che banali: qual è, ad esempio, il fondamento dell’etica nel momento in cui la società e le sue strutture cessano di esistere? Quali valori morali e sociali sono effettivamente interiorizzati e quali, invece, sono meri riflessi condizionati di una quotidianità vissuta all’interno d’uno specifico sistema sociale?<br />
<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/dddd.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3275" title="dddd" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/dddd-150x150.jpg" alt="" width="82" height="82" /></a>All’apocalittica riflessiva, può altresì essere associato <a href="http://www.youtube.com/watch?v=kE5g_ki5Vhg"><em>The Road</em></a>, tanto il romanzo di Cormac McCarthy quanto l’omonimo film del 2009.  Anche qui ci troviamo al cospetto di interrogativi non banali: nella dissoluzione di ogni principio etico, di ogni legame sociale, di ogni futuro concepibile, in cosa consiste la speranza? Qual è il suo fondamento concettuale, quale la sua ragion d’essere?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>CINEMA E APOCALISSE: L&#8217;APPROCCIO IDEOLOGICO</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla riflessività critica di queste opere si contrappongono, purtroppo, gli intenti ideologici del resto della produzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/316846-2012-de-roland-emmerich-637x0-2.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-3260" title="316846-2012-de-roland-emmerich-637x0-2" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/316846-2012-de-roland-emmerich-637x0-2-225x300.jpg" alt="" width="257" height="342" /></span></a>A cominciare dal <em>disaster movie</em> più spettacolare della storia del cinema, ovvero</span> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9lX1_n8R6KA"><em>2012</em> di Roland Emmerich</a>. <span style="color: #000000;">In questo blockbuster, soltanto i ricchi e i potenti si salvano dall’Apocalisse. Ma, tra un terremoto e uno tsunami, ecco uno dei “buoni” spiegare agli spettatori tutta quanta la morale (si fa per dire) della situazione. Egli dice, infatti: sì, vabbè, è vero che si salveranno solo i ricchi però, suvvia, può sempre darsi che, alla fine, possa fortuitamente scamparla pure un tizio qualsiasi; ed è proprio in questa fortuita salvezza, difatti, che incorre l’oscuro scrittore protagonista del film. Dunque, la narrazione della Fine serve a Emmerich per esaltare il principio liberista della <em>lotteria sociale</em>.<br />
Il vecchio darwinismo sociale, infatti, alludeva perlomeno a una regola meritocratica: il più forte vince sul più debole. Col paradigma più recente della lotteria, invece, apprendiamo che un fattore ineffabile, un X-Factor, un concatenamento aleatorio – in soldoni: una robusta botta di culo – è l’unica, legittima e possibile chiave di successo dei pochi rispetto alla sfiga dei molti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Varrebbe la pena, poi, soffermarsi su quelle pellicole secondo cui il vuoto di senso determinato dalla Fine può essere coperto soltanto dalla fede religiosa. In questo filone fondamentalista, spiccano</span> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tEe8WJpZN7c"><em>Codice Genesi</em></a> <span style="color: #000000;">del 2010 e</span> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gA9GVOFVDsI"><em>Io sono Leggenda</em></a> <span style="color: #000000;">del 2007 (rispetto all’ideologia oscurantista di quest’ultimo, consiglio la recensione del filosofo Slavoj Zizek contenuta nel suo recente</span> <a href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=7189&amp;titolo=VIVERE+ALLA+FINE+DEI+TEMPI"><em>Vivere alla fine dei tempi</em></a><span style="color: #000000;">).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>L&#8217;APOCALISSE IN TELEVISIONE</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/history-channel-seven-signs-apocalypse.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3261" title="history-channel-seven-signs-apocalypse" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/history-channel-seven-signs-apocalypse-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><span style="color: #000000;">Infine, al filone dell’apocalittica fondamentalista va senz’altro aggiunta la produzione televisiva. Nell’ambito di questa, spiccano su tutto e tutti i “documentari” di <em>History Channel</em>. Il palinsesto di questa rete consta infatti d’un profluvio di Apocalissi, di tutti i colori e in tutte le salse, volto a insinuare che la verità delle Sacre Scritture risieda nella loro interpretazione non già </span>simbolica e<span style="color: #000000;"> filosofica, bensì letterale.</span><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=JcVV7VGd0gg">Guardando questo video</a><span style="color: #000000;">, potrete farvi un’idea di come Rupert Murdoch stia facendo penetrare l’integralismo evangelico degli Stati Uniti dentro le case di noi europei.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>L&#8217;APOCALISSE NELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Detto questo, la Fine del Mondo è davvero presente nei nostri pensieri quotidiani o in quelli delle persone a noi vicine?<br />
No, non lo è.<br />
Ma allora: quest’imponente produzione mediatica e culturale sulla Fine a che cosa serve? Quali effetti concreti produce?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il dibattito filosofico contemporaneo suggerisce una risposta: le narrazioni sulla Fine sono la fenomenologia d</span>&#8216;<span style="color: #000000;">un processo profondo, iniziato da tempo<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/ZOMBIELANDstripper1.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignright size-medium wp-image-3286" title="ZOMBIELANDstripper" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/ZOMBIELANDstripper1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></span></a> nell’immaginario collettivo, che può essere denominato <em>fine del futuro</em>. In breve, secondo questo paradigma, stiamo assistendo al capovolgimento della modernità e dei suoi addentellati ideologici grazie al venir meno d’una qualsivoglia </span><span style="color: #000000;">visione</span><span style="color: #000000;"> condivisa e collettiva di avvenire. Di qui, un senso d’impotenza e rassegnazione che neutralizza non soltanto ogni idea collettiva di futuro, ma ogni idea collettiva in quanto tale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto questo ha a che fare, peraltro, con il lavoro. Il dominio ideologico della tecnica e del progresso si era in origine associato a quell’idea filosofica che, da Hegel a Marx, </span><span style="color: #000000;">avev</span><span style="color: #000000;">a individuato nel lavoro il fondamento dell’essere. Nel momento in cui il lavoro perde però consistenza materiale e si precarizza, nel momento in cui la tecnica – come profetizzato sempre da Marx nei <em>Grundrisse</em> – si emancipa dal lavoro, ecco scomparire il fondamento ontologico del progresso e del tempo storico. Ecco scomparire, dunque, il futuro.</span><br />
<span style="color: #000000;">Eppure, l’atteggiamento di molti filosofi non sembra essere devoto più di tanto al pessimismo.</span><br />
<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/iconefine1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3283" title="iconefine" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/iconefine1.gif" alt="" width="150" height="246" /></a><strong><span style="color: #000000;">a)</span></strong> <a href="http://www.agalmaweb.org/editoriale.php?rivistaID=19">Nella raccolta di s</a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.agalmaweb.org/editoriale.php?rivistaID=19">aggi <em>Il Senso della Fine</em></a>, il filosofo Mario Perniola scrive che l’onnipervadenza dell’apocalittica – come sempre succede quando un certo fenomeno giunge a un punto apicale sì da lasciar germinare il proprio opposto – racchiude </span><span style="color: #000000;">un impercettibile inizio.<br />
</span><span style="color: #000000;"><strong>b)</strong></span><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.filosofico.net/iconefine.html">Nel saggio <em>Icone della Fine</em></a>, il filosofo Andrea Tagliapietra ipotizza che dai sentori di questa saturazione del tempo potrebbe derivare un processo di “smobilitazione” atto a far cessare la “malattia da infinito” dello sviluppo capitalista, ovvero la  forsennata corsa della tecnica a occupare sempre più spazio, a sostituire il mondo.<br />
</span><span style="color: #000000;"><strong>c)</strong></span><span style="color: #000000;"> Nel 2001, Toni Negri ha affermato che “l’escatologia è stata forse l&#8217;unica chiave positiva dell&#8217;Occidente” aggiungendo, dieci<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Negri11.gif"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3273" title="Negri1" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Negri11-150x150.gif" alt="" width="79" height="79" /></a> anni dopo,  che l’attuale crisi economica (coincidente, come dicevamo più sopra, con una delle tante narrazioni della Fine) sta dischiudendo una nuova potenza costituente e quest’ultima, attraverso le lotte sociali, sta ponendo a fondamento dell’essere ciò che è comune fra gli uomini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="color: #0000ff;">IL RUOLO DELL&#8217;APOCALISSE NELLA LOTTA PER IL COMUNE</span></strong><br />
</span></p>
<p style="color: #000000; text-align: justify;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/acqua-pubblica1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3268" title="acqua-pubblica" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/acqua-pubblica1-150x150.jpg" alt="" width="121" height="121" /></a><span style="color: #000000;">Orbene, eccoci finalmente arrivati al punto. Le grandi contraddizioni di questa epoca, i grandi movimenti di contestazione e in generale i conflitti sociali più recenti, stanno ruotando intorno al tema del <em>comune</em>. Da parte dei </span><span style="color: #000000;">suoi teorici e, più vagamente, da parte dei molti</span><span style="color: #000000;"> che lottano per l’acqua pubblica o per la libertà di condivisione di saperi sul web, il <em>comune</em> è percepito come un dispositivo ontologico. In senso più o meno spinoziano, il<em> comune</em> è cioè letto come un accrescimento dell’essere in virtù della sua valenza relazionale. In questa lotta mortale che vede da una parte l’istanza del <em>comune</em> e dall’altra le <em>enclosures</em> imposte dal sistema capitalista, ebbene, l’Apocalisse svolge un ruolo cruciale. Il problema è solo capire di quale ruolo si tratti.<br />
Cosa vuole dire tutto questo?<br />
Nell’ottica ottimista, vuole grosso modo dire che:<br />
<strong>a) </strong> l’apocalittica è un prodotto del cristianesimo e rappresenta – come argomentato dall’antropologo Renè Girard – l’avvento di una rapprese</span><span style="color: #000000;">n</span><span style="color: #000000;">t</span><span style="color: #000000;">a</span><span style="color: #000000;">zione non più<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/muss9711.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3291" title="muss971" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/muss9711-276x300.jpg" alt="" width="183" height="198" /></a> ciclica, bensì lineare del tempo storico;<br />
<strong>b) </strong>il comunismo del ‘900 era incentrato su un’idea lineare e progressiva del tempo storico e quindi – come intuito dal filosofo Karl Loewith nonché dal biblista Sergio Quinzio – esso non è stato altro che la traslazione secolarizzata dell’apocalittica cristiana;<br />
<strong>c)</strong> quindi, se da una parte le narrazioni della Fine tendono a occludere la percezione di ciò che è comune fra gli uomini, nondimeno potrebbero preludere a potenzialità di fuoriuscita dalla rassegnazione e a un nuovo sentire collettivo; potrebbero cioè determinare </span>-<span style="color: #000000;"> al pari del paleocristianesimo di due millenni fa </span>-<span style="color: #000000;"> la visione di “cielo nuovo e terra nuova”.</span><br />
<span style="color: #000000;">Ci troviamo, pertanto, dinanzi a <em>due assiomi contrapposti</em>:</span><br />
<span style="color: #000000;"> <strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/NuovaGerusalemme2.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3288" title="NuovaGerusalemme" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/NuovaGerusalemme2-300x289.jpg" alt="" width="300" height="289" /></span></a>a)</strong>  </span>L<span style="color: #000000;">e narrazioni sulla Fine sono terreno di conquista per il fatalismo e il fondamentalismo, nascono dalla perdita di senso della triade tecnica-lavoro-progresso e, esprimendo sfiducia nel tempo storico, esprimono sfiducia nella sfera collettiva</span>. D<span style="color: #000000;">unque, <em>l’Apocalisse come impossibilità del comune a manifestarsi</em></span>.<br />
<span style="color: #000000;"> <strong>b)</strong>  </span>L<span style="color: #000000;">e narrazioni sulla Fine denunciano la mancanza di senso dell’ideologia dominante</span>. <span style="color: #000000;">Difatti i</span><span style="color: #000000;">l capitalismo, per legittimarsi, utilizza ancor oggi categorie ideologiche come “crescita”, “modernità” e “progresso”</span>, <span style="color: #000000;">ma</span><span style="color: #000000;"> il problema è che suddette categorie – venuto meno il lavoro come fondamento dell’essere – hanno </span><span style="color: #000000;">recis</span><span style="color: #000000;">o il rapporto originari</span>amente<span style="color: #000000;"> intessuto con il tempo storico e con la sfera relazionale</span>. Pertanto,<span style="color: #000000;"> questa “impossibilità” del capitalismo sta consentendo la nascita d</span>&#8216;<span style="color: #000000;">una rinnovata percezione del tempo e delle relazioni </span>e quest&#8217;ultima <span style="color: #000000;">sta, sin da ora, </span>emerge<span style="color: #000000;">ndo proprio in ragione delle macerie che ci avvolgono</span>. D<span style="color: #000000;">unque,<em> l’Apocalisse come palingenesi del comune</em>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In conclusione, allora, ci resta una sola domanda: quale di questi due assiomi, alla fine, ci troveremo a verificare? Quale di essi prevarrà?</span><strong></strong></p>
<p style="color: #000000; text-align: right;"><strong><span style="color: #ff0000;"><br />
</span></strong><em><span style="color: #000000;">(3 di 28 &#8211; continua)</span></em></p>
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		<title>Glossario di Guerra 2012 &#8211; SO&#8217; MARIO</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Paccosi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DI SEGUITO, IL SO’ MARIO DEL GLOSSARIO DI GUERRA 2012. A OGNI VOCE CORRISPONDERÀ, NELLE PROSSIME SETTIMANE, UN BREVE ARTICOLO VOLTO PIÙ A PORRE DOMANDE CHE A OFFRIRE RISPOSTE. L’INTRODUZIONE, COMUNQUE, POTETE LEGGERLA CLICCANDO QUI. I CAPITOLI SARANNO PUBBLICATI AL RITMO DI DUE-TRE A SETTIMANA.  BUONA LETTURA. A come Apocalisse Che si parli di crisi finanziaria, ambientale o energetica, la parola Apocalisse imperversa come non mai nei media e nell’immaginario. A prima vista, nessuno appare davvero preoccupato della fine del mondo. Forse, però, il proliferare di narrazioni sulla Fine determina un effetto assai più sottile: forse alimenta quel senso d’impotenza e di rassegnazione collettiva che, nel dibattito filosofico odierno, viene identificato tramite l’espressione “fine del futuro”. B come Banca Centrale Europea La BCE ha imposto una politica economica alla Grecia. Tale politica ha generato recessione,  povertà di massa e zero crescita. Adesso, anche l’Italia sta seguendo indicazioni BCE. La guerra tra lavoratori e oligarchie economiche, dunque, consterà di uno scontro frontale sia con la BCE che, per forza di cose, con questa Unione Europea. Tale scontro avrà il compito, in primo luogo, di smascherare la natura non tecnica, bensì ideologica, delle politiche di tagli alla spesa pubblica. C come Classe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000; font-size: x-small;"><strong><span style="color: #800000;">DI SEGUITO, IL</span> <span style="background-color: #ffffff; color: #0000ff;">SO’ MARIO</span> <span style="color: #800000;">DEL GLOSSARIO DI GUERRA 2012. A OGNI VOCE CORRISPONDERÀ, NELLE PROSSIME SETTIMANE, UN BREVE ARTICOLO VOLTO PIÙ A PORRE DOMANDE CHE A OFFRIRE RISPOSTE. L’INTRODUZIONE, COMUNQUE, POTETE LEGGERLA </span><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.salottoprecario.it/2012/01/24/glossario-di-guerra-2012-introduzione/"><span style="color: #0000ff;">CLICCANDO QUI</span></a></span><span style="color: #800000;">. I CAPITOLI SARANNO PUBBLICATI AL RITMO DI DUE-TRE A SETTIMANA.  BUONA LETTURA.</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/405241_3121136237934_1550406188_32988208_1779935682_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3184" title="405241_3121136237934_1550406188_32988208_1779935682_n" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/405241_3121136237934_1550406188_32988208_1779935682_n-269x300.jpg" alt="" width="228" height="254" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/end-is-near-785574.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3185" title="end-is-near-785574" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/end-is-near-785574-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>A come Apocalisse</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Che si parli di crisi finanziaria, ambientale o energetica, la parola Apocalisse imperversa come non mai nei media e nell’immaginario. A prima vista, nessuno appare davvero preoccupato della fine del mondo. Forse, però, il proliferare di narrazioni sulla Fine determina un effetto assai più sottile: forse alimenta quel senso d’impotenza e di rassegnazione collettiva che, nel dibattito filosofico odierno, viene identificato tramite l’espressione “fine del futuro”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">B come Banca Centrale Europea<a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/mario-draghi-vampiro-bce1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3186" title="mario-draghi-vampiro-bce1" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/mario-draghi-vampiro-bce1-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a></span></strong><br />
<span style="color: #000000;">La BCE ha imposto una politica economica alla Grecia. Tale politica ha generato recessione,  povertà di massa e zero crescita. Adesso, anche l’Italia sta seguendo indicazioni BCE. La guerra tra lavoratori e oligarchie economiche, dunque, consterà di uno scontro frontale sia con la BCE che, per forza di cose, con <em>questa</em> Unione Europea. Tale scontro avrà il compito, in primo luogo, di smascherare la natura non tecnica, bensì ideologica, delle politiche di tagli alla spesa pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>C c</strong></span><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/settesette_01.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3188" title="settesette_01" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/settesette_01-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a></strong></span><span style="color: #0000ff;"><strong>ome Classe sociale</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Nel decennio scorso, abbiamo ascoltato una trasversale campagna ideologica che enunciava la scomparsa delle classi. In realtà, si trattava d’una discussione soltanto italiana e priva di riscontro nelle scienze sociali. L’esplosione della crisi economica e l’aumento delle diseguaglianze, poi, hanno finito per tacitare la questione. È però evidente che le classi di oggi non sono le stesse del Novecento. Ma allora: quali e cosa sono le classi nel dibattito sociologico odierno?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>D come Destre</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Jenni_Duncombe_Nazi_flag.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3189" title="Jenni_Duncombe_Nazi_flag" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Jenni_Duncombe_Nazi_flag-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Si fa presto a dire destra. Ci sono, invece, molte destre: quella nostalgica dei neo-nazisti; quella territoriale-identitaria che cresce in Europa e, in Italia, <em>sub specie</em> Lega; c’è una destra italiana erede della Loggia P2, ovvero i berlusconiani; c’è la destra liberista che, sul piano internazionale, guida UE e BCE; c’è molta destra nei movimenti giustizialisti nati dalla Rete; <em>last but not least</em>, c’è una destra – anch’essa liberista – ch’è situata all’interno dei partiti e dei giornali del centrosinistra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/images.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3190" title="images" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/images-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>E come Equitalia</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Cortei di protesta, occupazioni degli uffici: il movimento di massa contro Equitalia non si placa, né si lascia intimidire da pochi bombaroli utili al potere. Anzi, tutto lascia presagire che l’agenzia di riscossione sia destinata a diventare, sempre più, l’oggetto principale della rabbia popolare, il capro espiatorio della crisi. Questo, per la sinistra, potrebbe rivelarsi un problema. Saprà quest’ultima confrontarsi, cioè, con una mobilitazione di lavoratori in rivolta contro le tasse?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>F come Fisco</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/tumblr_l9xrz5WjKJ1qbuq2bo1_500.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3192" title="tumblr_l9xrz5WjKJ1qbuq2bo1_500" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/tumblr_l9xrz5WjKJ1qbuq2bo1_500-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Il Governo Monti annuncia guerra all’evasione: non parla di far emergere il sommerso, ma solo di repressione fiscale. È giusto colpire il gioielliere dichiarante 10.000 € annui? Sì, lo è. È giusto colpire, ancora una volta, milioni di precari, autonomi, artigiani e piccole imprese? No, non lo è. Dunque, occorre capire in <strong>c</strong>osa si stia per tradurre, realmente, la “lotta all’evasione”. Colpirà i benestanti o, dietro la facciata, si cela l’assalto finale delle oligarchie ai piccoli produttori?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/388535_10150362327397382_71253357381_8680814_344988933_n.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3194" title="388535_10150362327397382_71253357381_8680814_344988933_n" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/388535_10150362327397382_71253357381_8680814_344988933_n-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>G come Goldman Sachs</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">A sinistra, per paura di apparire complottisti, non si parla della banca d’affari Goldman Sachs. Eppure, ci sono dei dati di fatto accertati: a) Goldman Sachs ha avuto un ruolo di primo piano sia nella bolla speculativa dei mutui <em>subprime</em> americani, sia nell’indebitamento della Grecia; b) il Presidente della BCE, il premier greco e il premier italiano provengono tutti da Goldman Sachs. Parlare di questo non è complottismo. È solo guardare la realtà per quella che è.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #0000ff;">H come Hugo Chavez</span></strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Chavez-Fist.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3195" title="Chavez Fist" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Chavez-Fist-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Per ciò che riguarda la democrazia, il Venezuela di Chavez probabilmente non è il migliore dei modelli. I risultati sul piano delle politiche sociali, però, parlano chiaro. Chavez è fulcro di un’alternativa geopolitica a quel dominio di FMI e Banca Mondiale che sta strangolando anche noi. Il nuovo socialismo sudamericano ci insegna, forse, che la guerra tra lavoratori e oligarchie finanziarie non può essere combattuta senza una seria riflessione sul tema del <em>potere</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Che-flag-Iceland.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3197" title="Che-flag-Iceland" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Che-flag-Iceland-150x150.png" alt="" width="128" height="128" /></a>I come Islanda</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">La rivoluzione islandese non ha portato, come si sente dire, al ripudio totale del debito e alla rottura con l’FMI. Malgrado le esagerazioni sul web, la vicenda fornisce però indicazioni: a) la mobilitazione sociale<em> potrebbe</em> portare al ripudio del debito; gli islandesi, difatti, hanno rifiutato di pagare i debiti esteri della banca <em>Icesave</em>: parziale, ma comunque una vittoria; b) la mobilitazione può imporsi politicamente sulle oligarchie transnazionali: l’FMI aveva condizionato i prestiti al taglio del welfare ma, ben presto, ha dovuto rinunciare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>J come Job Immigration (lavoro migrante)</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrati-lavoro.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3199" title="immigrati-lavoro" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/immigrati-lavoro-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Per quale motivo, nel Libro I de <em>Il Capitale</em>, Marx definisce l’immigrazione uno strumento dei padroni contro la classe operaia? Per quale motivo Confindustria sta chiedendo che in Italia – nel pieno d’una crisi occupazionale &#8211; i flussi migratori aumentino? Insomma: che succede se a sinistra, sul tema, si passa dall’approccio morale all’analisi materialista? Succede, in primis, che la lotta per i diritti di cittadinanza dei migranti </span><span style="color: #000000;">può, forse, sganciarsi</span><span style="color: #000000;"> dall&#8217;adesione ideologica alla globalizzazione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/KrugmanAndStiglitz.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3201" title="KrugmanAndStiglitz" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/KrugmanAndStiglitz-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>K come Krugman (e altri economisti)</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Economisti di fede liberale come Krugman, Stiglitz e Roubini criticano – chi più chi meno – le politiche economiche imposte dalla BCE (e dalla UE) prima alla Grecia e quindi all’Italia. Motivo: sono politiche che creano recessione e che, con buona probabilità, non salveranno l’euro. La critica principale riguarda proprio quel dogma che nessuno – nei partiti come nei media – osa mettere in discussione: la necessità dei tagli alla spesa pubblica.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>L come Libia</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/gheddafi-corpo2-afp-258.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3204" title="gheddafi-corpo2-afp-258" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/gheddafi-corpo2-afp-258-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Oggi il quadro è chiaro, giacché i fatti sono trapelati anche nei media mainstream. In Libia è stata combattuta una guerra colonialista tramite una notizia falsa (i bombardamenti di Gheddafi sui manifestanti): un’alleanza tra NATO e jihad islamica atta a favorire Total e British Petroleum. E la menzogna ha visto connivente tutta la sinistra: sia quella riformista che quella di movimento. Tutta la “primavera araba”, pertanto, dev’essere ri-analizzata in modo materialista anziché poetico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/the-goldman-sachs.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3203" title="the-goldman-sachs" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/the-goldman-sachs-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>M come Mario Monti</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Mario Monti è un esponente dell’oligarchia finanziaria che egemonizza l’Occidente. L’obiettivo dell’oligarchia è azzerare quel <em>potere politico</em> che i lavoratori hanno conquistato durante il fordismo. Ma vi è anche l’obiettivo di trasformare i due principali partiti italiani: a) il PDL, dovrebbe emanciparsi dall’eredità della P2 e divenire un partito liberista “normale”; b) il PD, invece, dovrebbe affossare quanto rimastogli in eredità dalla socialdemocrazia e dal movimento operaio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>N come Neocomunismo</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/IMGP6454.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3205" title="IMGP6454" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/IMGP6454-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Il neocomunismo non è un’ideologia, bensì una costellazione di idee e pratiche diverse. Neocomunismo sono tutte le lotte e istanze incentrate sul tema del <em>comune</em>: dalle libertà digitali sul web all’acqua pubblica. Il neocomunismo è potente perché, rivendicando ciò che è comune, parla del linguaggio con cui comunichiamo, dell’aria che respiriamo. Il neocomunismo è altresì debole poiché pone il tema dei diritti senza, al momento, porre altrettanta riflessione sul tema del <em>potere</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/v_for_vendetta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3206" title="v_for_vendetta" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/v_for_vendetta-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>O come Occupy Wall Street</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Il nuovo movimento di contestazione globale è l’espressione materiale, al momento, della guerra fra lavoratori e oligarchie economiche. Il suo punto di forza sta nel negare la natura tecnica – cioè oggettiva e necessaria – delle politiche liberiste. Il suo punto di debolezza è invece il non avere una posizione chiara sul paradigma a monte, ovvero sulla globalizzazione. Infine, questo movimento ha lo stesso problema dei suoi recenti predecessori: crea sì conflitto sociale, però a intermittenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>P come Precari</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/san_precario_prefettura_01.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3208" title="san_precario_prefettura_01" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/san_precario_prefettura_01-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Nel 2011, i precari europei hanno cominciato a trasformarsi in una classe cosciente d’esser tale; ovvero, secondo la definizione di Marx, in una classe <em>per sé</em>. Mobilitazioni precarie hanno pervaso l’Europa come mai prima. Il punto non è più, dunque, la presa di coscienza o meno dei precari, bensì il chiedersi se essi siano la <em>classe generale</em> del XXI secolo. Occorre una specificità precaria oppure la precarizzazione di tutto il lavoro impone, ormai, un’idea di classe lavoratrice più estesa?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/brain-wash.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3213" title="brain-wash" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/brain-wash-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>Q come Quotidianità</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">La mobilitazione sociale si esprime, oggi, con eventi spettacolari ed extra-quotidiani (Genova-G8, V-Day). Lo stato di cose esistente, invece, si riproduce con il lavoro, i media, i consumi, cioè nella quotidianità. Come superare questo gap? Guardando alle origini del movimento dei lavoratori, questi si rafforzò con le Mutue e le Case del Popolo. Seppe cioè uscire dalla condanna all’intermittenza &#8211; che è propria delle lotte sociali &#8211; creando strumenti d’aggregazione quotidiana.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>R come Repubblica (il quotidiano)</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/fcef1420a8e6d96d514549fa3bb6134a_XL.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3214" title="fcef1420a8e6d96d514549fa3bb6134a_XL" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/fcef1420a8e6d96d514549fa3bb6134a_XL-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Da circa trent’anni, il giornale-partito del liberismo “progressista” tenta di etero-dirigere la sinistra italiana. I risultati: sconfitte elettorali a gogò e scollamento progressivo della sinistra dal mondo del lavoro. La <em>vision</em> di <em>Repubblica</em> è quella d’un bipolarismo composto da due schieramenti, entrambi liberisti. Oggi, col Governo Monti, Scalfari e soci hanno trovato prospettiva d’attuazione a tale schema. Di qui, la propaganda pedissequa che il quotidiano riserva ogni giorno al governo “tecnico”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/berti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3215" title="berti" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/berti-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>S come Sinistre</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Assistiamo al fallimento di due sinistre. Quella cosiddetta radicale, legata all’intermittenza dei movimenti e, dunque, incapace d’incidere sulla quotidianità. Quella riformista che, invece, voleva cambiare il capitalismo accettandone la struttura: l’attuale perdita di potere politico dei lavoratori denuncia il fallimento anche di tale opzione. Ma se entrambe le sinistre han fallito, non sarà proprio la frattura tra riformismo e rivoluzione &#8211; avvenuta ai primi del Novecento – ciò che oggi occorrerebbe superare?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>T come Teoria del Complotto</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/twin-towers-pics.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3216" title="twin towers pics" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/twin-towers-pics-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Il proliferare di teorie del complotto è certo dovuto al fatto che Internet funziona per ridondanze. Ma c’è anche la valanga di menzogne che, da un decennio, i media propagano in politica estera. L’abbiam visto con l’Iraq, poi con la Libia. Da una parte chi, con semplicismo, vede complotti ovunque. Dall’altra, chi afferma che i complotti non esistono. Che fare per il buon senso? Come far capire, cioè, che molte teorie del complotto sono sciocchezze ma alcune, forse, non lo sono affatto?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/garda-attn.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3217" title="garda-attn" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/garda-attn-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>U come Ungheria</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">La guerra scatenata da oligarchie e BCE contro i lavoratori, ha fatto sì che i partiti di estrema destra siano cresciuti in tutta Europa. E in Ungheria, con la vittoria elettorale di Viktor Orbàn, il fascismo si è alla fine materializzato. A molti lavoratori europei, al ceto medio sotto attacco, l’estrema destra appare – giacché anti-globalista – come l’unica via di fuga. Per scongiurare il fascismo, allora, occorre </span>forse<span style="color: #000000;"> una sinistra emancipata dal mito della globalizzazione</span>?</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>V come Vaffanculo Day (Grillo, Casaleggio e le multinazionali)</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/grillo-casaleggio.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3219" title="grillo-casaleggio" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/grillo-casaleggio-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Sappiamo, da tempo, che i siti web di Grillo e Di Pietro sono gestiti dalla Casaleggio Associati. Ora che Gianroberto Casaleggio ha pubblicato un libro assieme a Grillo, sappiamo altresì che si tratta d’una relazione non professionale, ma politica. Casaleggio, uomo vicino alle principali <em>corporation</em> americane, propugna l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Tutti d&#8217;accordo, vero? Beh, che ne direste se, invece, questo comportasse l’instaurazione d’un sistema politico controllato, come negli USA, dalle classi ricche e dalle multinazionali?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/poster.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3221" title="poster" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/poster-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>W come Welfare State</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">La sinistra, per trent’anni, si è arroccata a difesa del welfare conquistato dai lavoratori durante il fordismo. Il risultato di tale strategia “difensivista” sono sotto i nostri occhi: sconfitta totale e inappellabile. Il vecchio welfare, però, fu ottenuto grazie a un insieme di rivendicazioni radicali, massimaliste, <em>di potere</em>. Affinché vinca l’unica idea “aggressiva” di welfare degli ultimi decenni &#8211; il reddito di cittadinanza – è allora necessario comprendere a fondo la storia della lotta di classe.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>X come X-Hour (ora X)</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Obama-Libya.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3220" title="Obama-Libya" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Obama-Libya-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Molto presto ci sarà una guerra. Nessuno ne parla eppure non si è mai vista, nella storia umana, una crisi strutturale che non abbia trovato sbocco nella guerra. Secondo gli analisti geopolitici, non si tratterà d’una guerra delimitata a un piccolo stato, bensì di un conflitto macro-regionale, probabilmente in Medio Oriente. Insomma, non vi sono certezze fuorché una: la sinistra – come per l’11 settembre, come per l’aggressione coloniale alla Libia – sarà impreparata a interpretare quel che accadrà.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong> <a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Muhammad_Yunus.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3225" title="Muhammad_Yunus" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/Muhammad_Yunus-150x150.jpg" alt="" width="128" height="128" /></a>Y come Yunus</strong></span><br />
<span style="color: #000000;">Il microcredito inventato da Muhammad Yunus in Bangladesh, non è certo la risoluzione ai mali del liberismo. Ma indica, all’Europa e all’Italia, i parziali paradigmi di un welfare post-fordista: a) l’autovalorizzazione delle classi povere si esprime spesso, nel Terzo Mondo come nelle periferie italiane, tramite attività di natura imprenditoriale; b) aiutare i lavoratori a imprendere, può portare all’emersione di quest’immensa “imprenditorialità precaria”, cioè alla fuoriuscita dal lavoro nero.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Z come Zizek</strong></span><a href="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/slavoj_zizek.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-3226" title="slavoj_zizek" src="http://www.salottoprecario.it/wp-content/uploads/2012/01/slavoj_zizek-150x150.jpg" alt="" width="124" height="124" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Slavoj Zizek è il filosofo neocomunista oggi più “di tendenza”. Il concetto-chiave di <em>comune</em> è stato, a suo tempo, sistematizzato da Toni Negri e Michael Hardt. Con Zizek, però, tale concetto si tinge di elementi nuovi: a) l’antagonismo tra neocomunismo e globalizzazione reale; b) la divergenza col multiculturalismo e quindi la necessità, per la sinistra, di introdurre un universalismo non fondato sulla tolleranza, bensì sulla lotta comune.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><em>(2 di 28 &#8211; continua)</em></span></p>
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