CIRCOLO PD CREATIVI E PRECARI – MANIFESTO D’INTENTI

19/07/2010
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Il Circolo Creativi e Precari del PD nasce dall’idea di alcuni lavoratori precari iscritti al Partito Democratico di Bologna. L’intento generale è quello di creare, a partire dal capoluogo emiliano-romagnolo, un ambito di aggregazione e partecipazione rivolto al mondo dei lavoratori flessibili e precari. Obiettivo del Circolo è dunque favorire processi autonomi di coalizione, nonché l’elaborazione di proposte politiche per la città inerenti al mondo del lavoro flessibile. Sulla base di quanto sopra, il Circolo intende infine far sì che il principale partito del centrosinistra, il PD, divenga punto di riferimento per fasce sociali e generazionali che la politica, oggi, rappresenta in maniera discontinua.

1. CATEGORIE ED ELEMENTI DI ANALISI

Cosa intendiamo con precarietà

Il Circolo non intende occuparsi della precarietà soltanto nel senso che la giurisdizione del lavoro attribuisce a tale termine. L’utilizzo di quest’ultimo ha infatti, per questo gruppo di lavoro, un senso più estensivo e sociologico. Chiamiamo cioè precari tutti coloro che lavorano per procacciarsi un reddito ma che – indipendentemente dalla specifica condizione giuridico-lavorativa e indipendentemente dall’essere lavoratori dipendenti o autonomi – hanno in comune fra loro quattro caratteristiche: a) non hanno un impiego fisso; b) hanno una prospettiva scarsa o nulla di ottenere una futura pensione; c) soffrono la difficoltà o l’impossibilità di metter su famiglia e/o di procreare; d) faticano o non riescono affatto ad accedere al credito.

Un’emergenza sociale

L’attività del Circolo parte dal presupposto che esista un’oggettiva emergenza sociale. Secondo il sociologo Luciano Gallino, la comparazione di diversi valori statistici – compresi quelli inerenti al lavoro sommerso e semi-sommerso – porta a stimare che la condizione flessibile e precaria riguardi, in Italia, 10-11 milioni di persone. Questi numeri, ebbene, indicano un terzo della forza-lavoro complessiva del paese.

Un’emergenza generazionale

L’emergenza sociale è altresì espressione di un’emergenza generazionale. Le forme della flessibilità riguardano infatti, in larghissima maggioranza, i cittadini entrati nel mercato del lavoro a partire dal 1998, anno in cui è stata sistematizzata e messa a norma la flessibilità nel lavoro dipendente. Il punto centrale è che questa massa crescente di giovani non è riuscita a trovare rappresentanza – se non settoriale e comunque entro ridotte dimensioni – nei sindacati e nelle associazioni di categoria.

Un’emergenza democratica

Ricapitolando, risulta che 10-11 milioni di cittadini – che costituiscono altresì la maggioranza delle fasce generazionali dai 40 anni in giù – non abbiano rappresentanza all’interno dell’agenda politica, né rappresentazione sui mass-media. Questo fatto ci consente, allora, di enunciare l’esistenza d’una vera e propria emergenza democratica.

Il dibattito nel Partito Democratico sulle nuove forme del lavoro

Il dibattito nel PD su questi temi discende da quello preesistente nei partiti fondatori. Al di là di posizioni circoscritte, suddetto dibattito è egemonizzato da due punti di vista che ripetono, da oltre dieci anni, ciascuno la stessa immutabile tesi: una prima posizione tende ad accettare la flessibilità ma, allo stesso tempo, ne minimizza l’aspetto di emergenza sociale rifiutando, ad esempio, l’utilizzo del termine “precari”; l’altra posizione propugna l’idea che il lavoro a tempo determinato debba essere norma giuridica e il lavoro flessibile eccezione; secondo quest’idea, la precarietà può essere risolta soltanto creando un gran numero di posti fissi.

La nostra posizione nel dibattito

Questo Circolo vuole invece dibattere, promuovere – nonché sperimentare sul territorio – forme di flexsecurity non limitate ai lavoratori parasubordinati (co.co.pro. et similia), bensì estese a tutti i cittadini afflitti da precarietà e impossibilità di pianificare il futuro: quindi estese anche ai lavoratori autonomi, a coloro che svolgono prestazioni occasionali, ai tanti che sopravvivono nel sommerso. Inoltre, a fronte di un deterioramento del lavoro dipendente – sempre più temporaneo e sottopagato – per molti giovani non si profila alternativa all’infuori del divenire “imprenditori di se stessi”. Di conseguenza, riteniamo che non costituirebbe un ossimoro utilizzare l’espressione imprenditorialità precaria per qualificare la mutazione che il lavoro sta oggi attraversando.

Come far vincere le elezioni al PD: un ragionamento semplice

Le sconfitte elettorali che il PD ha subito di recente, hanno dato vita a una lunga serie di ricette e soluzioni per risalire la china, talvolta antitetiche fra loro: per battere il centrodestra, il Partito secondo alcuni dovrebbe rivolgersi all’elettorato moderato; secondo altri dovrebbe manifestare un’identità più di sinistra; secondo altri ancora dovrebbe andare oltre destra e sinistra; e così via. Noi ci limitiamo, invece, a suggerire quanto segue: in Italia, la galassia dei lavori flessibili è composta da 10-11 milioni di persone, in prevalenza cittadini under-40 e aventi un reddito mensile dai 1.000 euro in giù. La stragrande maggioranza di questa massa, ebbene, non è rappresentata da sindacati o da associazioni di categoria. Pertanto, noi riteniamo che, su un corpo elettorale di circa 50 milioni di persone, riuscire a rappresentare almeno una parte di questi 10 milioni potrebbe fare la differenza.

Per un nuovo rapporto tra politica e scienze sociali

Non molti deputati e senatori italiani, oggi, sanno che la somma delle diverse forme di lavoro flessibile conduce a una stima di 10-11 milioni di persone. Pertanto – al fine di costruire una proposta riformista realmente puntuale ed efficace – questo circolo ritiene indispensabile il collegare l’azione politica alle scienze sociali nonché ai dati e alle ricerche che esse producono.

Per un nuovo rapporto tra riformismo e mobilitazione sociale

Questo Circolo auspica la nascita di processi di coalizione e mobilitazione non settoriali del lavoro flessibile. Solo in questo modo potranno emergere con chiarezza, dinanzi all’opinione pubblica e dinanzi alla politica, le caratteristiche quantitative e qualitative nonché i bisogni reali della  nuova composizione del lavoro. Solo in questo modo potrà essere messo in atto un riformismo in grado di rispondere, con adeguate tecnicalità e precisione, ai mutamenti del nostro tempo.

La biopolitica dal movimento operaio ai lavoratori precari

Al fine di promuovere processi di coalizione del lavoro flessibile, questo Circolo si propone di creare punti di riferimento territoriali collegati alla quotidianità. Quest’ultima, però, va sostanziata del paradigma “biopolitico” che le Società Operaie di Mutuo Soccorso – tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, prima della nascita del welfare – seppero delineare creando spazi socio-ricreativi per la classe operaia: esse promossero con successo, cioè, un senso d’identità collettiva incentrato tanto sul tempo di lavoro quanto sul tempo libero. Quanto detto si associa altresì alla necessità di studiare le sinergie, esistenti e potenziali, fra web e territorio: due ambiti del sociale accomunati dalla caratteristica di determinare direttamente il contatto e l’interazione fra i cittadini.

2. LA SITUAZIONE DI BOLOGNA

L’invecchiamento demografico

La politica bolognese si fonda, da oltre un decennio, sull’idea che occorra privilegiare il rapporto con la maggioranza dei votanti, vale a dire con le fasce anziane della popolazione.

Questo Circolo ritiene che questo non tenga conto degli ultimi risultati elettorali, nei quali si denota – per il centrosinistra – un’erosione progressiva di consenso presso gli under-40 sia a Bologna che in Emilia-Romagna. Inoltre, i bolognesi residenti dai 18 ai 40 anni sono circa 100.000 su un totale di 370.000 abitanti. Tale dato segnala un aumento considerevole di popolazione giovanile – nell’ordine di decine di migliaia – verificatosi proprio nell’ultimo decennio.

La narrazione su “degrado” e “residenti”

Il tema dell’invecchiamento demografico ha generato, negli ultimi anni, una narrazione incentrata sulle categorie di “degrado” e “residenti”. Il concetto di degrado, sorto a causa di situazioni di oggettivo disagio sociale nel centro storico, ha finito per estendersi alla socialità giovanile in quanto tale; il concetto di residenti, invece, ha finito per riguardare – anche grazie ai media locali – esclusivamente quel segmento di cittadini che protesta contro la socialità giovanile. Questo circolo intende, allora: a) rivendicare il diritto alla socialità; b) attribuire la definizione di “residenti” a tutti i bolognesi e non solo a una parte di essi; c) sostenere le rivendicazioni di diritto al riposo ma, allo stesso tempo, respingere le manifestazioni di intolleranza.

Il settore dell’entertainment/vita notturna e la crisi economica

Secondo diverse ricerche svolte in Emilia-Romagna, il settore dell’entertainment/vita notturna (pub, discoteche, circoli Arci) assorbe una quota imponente di forza-lavoro giovanile. Eppure, il tema dell’invecchiamento demografico e la narrazione sul “degrado” e i “residenti” hanno portato, in anni recenti, a far sì che politica e media locali identificassero questi esercizi con il degrado. Questo ha portato a un’imponente stretta sul piano normativo, fiscale e, soprattutto, sul piano delle sanzioni. Questo Circolo ritiene, al contrario, che nell’attuale fase di crisi economica il settore dell’entertainment/vita notturna vada sostenuto per ragioni di diritto all’impresa e di diritto al lavoro.

Centralità politica delle aree dismesse

Questo Circolo intende far propria la proposta sulle aree dismesse elaborata dalle associazioni e dai singoli lavoratori che hanno partecipato, all’inizio del 2010, ai Salotti Precari del Quartiere San Vitale; tale proposta ha avuto altresì l’apprezzamento del Quartiere stesso tramite ordine del giorno approvato in Consiglio il 16 febbraio. Nella proposta si richiede che una o più di quelle vaste aree dismesse – di cui è prevista la riqualificazione nell’ambito del Piano Unitario di Valorizzazione sottoscritto dal Comune di Bologna e dal Demanio nel marzo 2009 – venga destinata a: “spazi ove creare, realizzare progetti, organizzare iniziative sociali e culturali, fare formazione, misurarsi col mercato, aprire collaborazioni, incontrarsi quotidianamente. Non tanto contenitori culturali o dello svago quanto, soprattutto, luoghi di promozione del lavoro per quelle decine di migliaia di creativi, precari, freelance ed associazioni che operano nella nostra città e che rappresentano il vero, autentico patrimonio culturale di quest’ultima”.

Centralità politica dell’associazionismo culturale

Un numero crescente di precari cerca di affrontare il mercato del lavoro in forma autonoma, cioè imprendendo. Ma, dal momento che costituire un’impresa richiede capitali, lo strumento giuridico prescelto ha finito per essere, sempre più spesso, l’associazione culturale. Riteniamo, pertanto, che l’intervento politico e amministrativo sull’associazionismo debba partire dal presupposto che una larga parte del mondo associativo –ovvero la stragrande maggioranza delle associazioni nate a partire dagli anni ‘90 – costituisce oggi, a Bologna, una componente numericamente rilevante del lavoro flessibile.

Nuovi format per promuovere la  partecipazione

Riteniamo che i già citati Salotti Precari del Quartiere San Vitale abbiano rappresentato il più innovativo esperimento svolto a Bologna, almeno nell’ultimo decennio, sul terreno della partecipazione in ambito istituzionale: si è trattato di un nuovo format all’interno del quale i lavoratori flessibili hanno potuto discutere informalmente, individuare problematiche comuni, elaborare proposte di welfare da sottoporre alle amministrazioni locali.

Il rapporto con “l’antipolitica”

Questo Circolo intende interloquire con il mondo giovanile e del lavoro flessibile e ciò comporta – nell’attuale fase storica – il comprendere, introiettare e tradurre le categorie della cosiddetta “antipolitica”. Il compito che ci prefiggiamo è quello di riuscire a tradurre le istanze “antipolitiche” – anche le più radicali – in percorsi normativi e legislativi realistici, realizzabili e improntati alla soddisfazione di bisogni materiali.

L’apertura alla “società civile”

Il Circolo intende promuovere – sulla base del punto c, comma 4 dell’Articolo 2 del Partito – l’apertura delle liste elettorali del PD bolognese a elettori che non abbiano un percorso di partito. In particolar modo, propugniamo tale apertura verso coloro che hanno un reddito dai 1.200 euro in giù. Riteniamo quindi che l’allargamento alla “società civile” debba comprendere i lavoratori flessibili e, non ultimi, coloro che – come blogger, dj, organizzatori di eventi culturali, sviluppatori web – svolgono mestieri creativi a elevato grado di esposizione sociale.

3. I NOSTRI OBIETTIVI

Quattro indirizzi per un nuovo welfare

Intendiamo progettare e sperimentare, a Bologna, elementi di nuovo welfare. Riteniamo che quest’ultimo sia definibile secondo quattro indirizzi: a) welfare mix: ovvero un welfare che sorga dalla collaborazione fra pubblica amministrazione e soggetti sociali, in particolar modo le associazioni culturali composte da lavoratori precari; b) welfare territoriale: un’attività di servizio ideata in uno specifico territorio per rispondere alle specifiche necessità di quest’ultimo; c)welfare di outcome: servizi che potenzino l’autonomia dei soggetti, ovvero la loro capacità d’imprendere e mettersi in relazione con il mercato; d)welfare mutualistico: come agli albori del movimento operaio – ai tempi delle Società Operaie di Mutuo Soccorso – il principio-guida per innovare il welfare potrebbe essere quello di stimolare il mutuo aiuto e, nel 2010, tale assunto potrebbe tradursi nella maggiore possibilità, per i precari, di scambiarsi consulenze, competenze e prestazioni.

Un centro di produzione e servizi per il lavoro creativo

A partire dalle istanze emerse presso i Salotti Precari del Quartiere San Vitale, intendiamo aprire una campagna politica per promuovere e creare eventi e strutture che fungano da incubatori per le nuove professionalità del lavoro flessibile. Gli spazi per questi incubatori dovrebbero essere individuati, innanzitutto, sulla base del Piano Unitario di Valorizzazione elaborato dal Comune di Bologna in relazione alle aree dismesse.

Sportelli di consulenza e formazione

Intendiamo favorire la nascita di sportelli di consulenza gratuita, gestiti da associazioni di lavoratori precari e rivolti ad altri lavoratori precari. Queste attività – sia online che, soprattutto, front-office – dovrebbero poter disporre di rapporti di convenzione con l’Informagiovani del Comune di Bologna e con i Centri per l’Impiego della Provincia.

Consulte periodiche

Intendiamo realizzare consulte periodiche rivolte al mondo giovanile e flessibile nelle quali vengano discusse e valutate le politiche dell’Amministrazione Comunale e dei Quartieri. Oltre alle politiche riguardanti il lavoro, la casa e l’associazionismo, queste consulte dovrebbero riguardare anche quelle particolari tematiche su cui i giovani nell’ultimo decennio – pur materialmente coinvolti – hanno avuto difficoltà a prendere posizione: l’urbanistica, le politiche sulla sicurezza e le norme contro il degrado.

Spazi per il lavoro, spazi per lo svago

Dall’idea di un incubatore deputato ad attività di produzione e servizio e dall’ipotesi di sportelli di consulenza per precari gestiti da precari, discende la vision generale d’una rete di luoghi e strutture in cui i singoli possano, senza soluzione di continuità, condividere quotidianamente la propria dimensione produttiva e lavorativa nonché la socialità e il tempo libero.

4. LE NOSTRE ATTIVITÀ

Continuità con l’esperienza politica e amministrativa di Salotto Precario

L’attività del Circolo si pone in continuità con l’esperienza politica e amministrativa di Salotto Precario: uno dei pochi spazi di elaborazione politica, a Bologna, in grado di rivendicare autentica rappresentatività rispetto all’ambito delle nuove forme del lavoro. Pertanto, il Circolo si avvarrà del blog di Salotto Precario (http://www.salottoprecario.it) e utilizzerà, altresì, il brand del Salotto per contrassegnare una parte delle proprie iniziative sul territorio.

Attività di ricerca e seminariali

Le attività del Circolo prenderanno il via con alcune iniziative di studio, realizzate nella prospettiva di ripristinare un rapporto continuativo e fecondo tra politica e scienze sociali. Queste iniziative si avvarranno da una parte dell’apporto di quegli esponenti del Circolo stesso che, negli ultimi anni, hanno svolto ricerche sociali sul lavoro precario per conto della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Bologna, dall’altra a queste iniziative verranno invitati a relazionare saggisti e ricercatori esterni.

Attività di consulenza e formazione

In una seconda fase – collegata alla possibilità o meno di reperire fondi – il Circolo intende mettere in atto attività basilari di consulenza e formazione per i lavoratori precari, sia dipendenti che freelance.

Attività ricreative e culturali

Il Circolo intende creare momenti periodici d’incontro, probabilmente bisettimanali, rivolti ai lavoratori precari. Questi incontri consteranno di feste e aperitivi e si svolgeranno, di volta in volta, nei vari circoli PD o in altre spazi cittadini disposti a offrire ospitalità. Questi appuntamenti potranno inoltre essere – entro i limiti delle possibilità economiche e logistiche – occasione per i lavoratori creativi di presentare propri progetti, lanciare temi di discussione e dibattito, effettuare showcase musicali, proiettare video, realizzare performance o mostre.

CONCLUSIONI

Il presente manifesto rappresenta, in definitiva, il tentativo di costruire un’attività politica che sappia essere anche ricerca sociale applicata. Un’attività in cui gli attivisti-promotori appartengono al medesimo strato sociale dei fruitori.

Un’attività politica che mira tanto ad allargare la capacità di rappresentanza del Partito Democratico, quanto a potenziare l’autonomia dei processi di coalizione fra lavoratori.

Bologna, giugno 2010

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