GLOSSARIO DI GUERRA 2012
Tra crisi economica, guerra sociale e neocomunismo
INTRODUZIONE
DOPO UN LUNGO PERIODO DI PAUSA DOVUTO A IMPEGNI LAVORATIVI DEI REDATTORI, SALOTTO PRECARIO RIPRENDE LE PUBBLICAZIONI E LO FA UTILIZZANDO LA FORMULA OGGI PIÙ IN VOGA, OVVERO L’ELENCO.
UN PICCOLO ARTICOLO PER OGNI LETTERA DELL’ALFABETO E, IN CORRISPONDENZA DI OGNI LETTERA, UN TEMA D’ATTUALITÀ. QUESTO GLOSSARIO DI GUERRA PROVERÀ DUNQUE, DA UN PUNTO DI VISTA MARXISTA, A FARE IL PUNTO SULLA SITUAZIONE CHE STIAMO ATTRAVERSANDO.
IN QUALCHE CASO SARANNO ESPLICITATE DELLE TESI, IN ALTRI CASI CI SI LIMITERÀ A PORRE DELLE DOMANDE. ALCUNE VOLTE SI PARLERÀ DEL CONTESTO INTERNAZIONALE, ALTRE VOLTE SI PORRÀ ATTENZIONE ALLE VICENDE ITALIANE. INOLTRE, CI SI SFORZERÀ IL PIÙ POSSIBILE DI PROVARE E DOCUMENTARE QUANTO SI VA ESPONENDO. IN NESSUN CASO, COMUNQUE, SI AVRÀ LA PRETESA DI PROPORRE SOLUZIONI “CHIAVI IN MANO” ALLA FASE CRITICA CHE STIAMO VIVENDO.
LA POSTA IN GIOCO È IL POTERE POLITICO
Utilizziamo l’espressione “Glossario di Guerra” per il semplice motivo che c’è una guerra sociale in corso. Nei paesi occidentali, questa guerra vede in campo da una parte le oligarchie economico-finanziarie che controllano tanto l’economia quanto le istituzioni statali; dall’altra, la massa dei lavoratori precari alla quale vanno aggiungendosi, oramai, quei lavoratori un tempo garantiti e che si trovano, oggi, in fase di progressiva preca
rizzazione.
In questa guerra, la posta in gioco è una sola: il potere politico. A fronte della crisi, le oligarchie occidentali si pongono infatti l’obiettivo di azzerare quel potere politico che il mondo del lavoro ha conquistato nel Novecento e, in particolare, durante quella specifica fase del capitalismo che è passata alla storia col nome di fordismo.
D’altro canto, quel potere politico fu il risultato d’un compromesso: la spaventosa pressione delle lotte operaie, la soggettivazione politica del mondo giovanile, nonché l’esondazione della forza-lavoro femminile, portarono – dapprima agli inizi e poi durante la metà del secolo scorso – alla materializzazione del welfare moderno. Non c’è alcun diritto o alcuna tutela – dallo Statuto dei Lavoratori in Italia alle misure per la continuità di reddito nel resto d’Europa – che non sia espressione d’un compromesso conseguente a un conflitto sociale. Dunque, non esiste storia del welfare state che non sia, anche e soprattutto, una storia di lotta per il potere politico.
PERCHÉ PARLIAMO DI GUERRA
Se riteniamo necessario parlare di guerra, inoltre, non è per mero gusto dell’iperbole retorica e, tantomeno, per alludere all’impiego delle armi. Parliamo di guerra perché, al termine di questo ciclo, non vi sarà alcun compromesso. Sul piano politico, qualcuno vincerà e qualcun altro soccomberà. E in guerra, difatti, l’obiettivo è proprio quello di annientare il nemico oppure di porlo in una condizione di minorità irreversibile.
Il welfare fordista e il welfare d’inizio Novecento fecero sì che la massa dei lavoratori acquisisse un relativo potere politico nei confronti dei capitalisti e, soprattutto, nei confronti dello Stato. Oggi, affinché il capitalismo possa sopravvivere a se stesso, affinché possa metamorfosarsi per l’ennesima volta, è assolutamente indispensabile azzerare quel potere politico.
Il problema non sono i diritti, non è la produttività e non è neppure il costo del lavoro in quanto tale: quelle sono tutte manifestazioni, fenomenologie d’un problema più ampio ch’è situato a monte.
Senza alcuna ironia, dobbiamo ringraziare Sergio Marchionne per averci aperto gli occhi. Grazie al colpo di mano sul diritto di sciopero da questi effettuato a Pomigliano, abbiamo potuto comprendere che il problema – la questione di vita o di morte, per la struttura capitalista – consta innanzitutto del potere politico. Ovvero dell’azzerare la capacità dei lavoratori d’interdire, di concertare, d’insubordinarsi, di confrontarsi in maniera paritetica, di disporre di strutture organizzative autonome, di esprimere un’effettiva sovranità e un effettivo potere.
Lo scenario della crisi nell’Eurozona, l’insediamento degli uomini della banca d’affari Goldman Sachs nelle postazioni-chiave, il Governo Monti in Italia… ciascuno di questi elementi è tassello della guerra sociale in corso. Ciascuno di questi elementi costituisce uno snodo strategico, un passaggio cruciale della lotta per il potere politico che si sta combattendo tra oligarchie e lavoratori.
IL FALLIMENTO DELLE DUE SINISTRE
In questo scenario, il Glossario di Guerra analizzerà il fallimento della sinistra, senza porre alcuna distinzione, a riguardo, tra sinistra riformista e sinistra di movimento.
Entrambe le sinistre sono state finora – seppure in modo diverso – prive di strumenti interpretativi adeguati e hanno, anzi, aderito subordinatamente ai paradigmi liberisti tra i quali, sopra tutti, la globalizzazione. Da Romano Prodi a Toni Negri, tutta la sinistra al gran completo ha difatti declamato, nell’ultimo decennio, accorati peana alla globalizzazione: i risultati di questo innamoramento, ebbene, sono sotto i nostri occhi.
Particolarmente grave, peraltro, risulta la responsabilità della sinistra sindacale. Quest’ultima si trova da trent’anni arroccata a difesa del welfare fordista, in una sorta di guerra di trincea. Malgrado le ripetute vittorie strategiche riportate dall’estabilishment liberista, a tutt’oggi i sindacati non appaiono sfiorati da dubbio alcuno. In altre parole, sembrano non considerare il fatto che qualsiasi guerra, per essere vinta, non potrà mai – mai e poi mai – essere combattuta solo ed esclusivamente in difesa.
Ad ogni modo, per argomentare sul fallimento delle due sinistre, non c’è bisogno di fare troppa filosofia: negli ultimi decenni il mondo del lavoro non ha fatto altro che cedere, passo dopo passo, quote crescenti di potere politico. In un’ottica materialista, si dà il caso che contino i risultati e soltanto quelli. Orbene, sul piano dei risultati concreti, negli ultimi trent’anni, il fallimento della sinistra – sia riformista che di movimento – pesa in tutta la sua materialità e concretezza.
Ma allora, se entrambe le sinistre hanno fallito, non potrebbe darsi che sia proprio la frattura tra riformismo e rivoluzione – avvenuta ai primi del Novecento – ciò che oggi occorrerebbe superare?
L’AVVENTO DEL NEOCOMUNISMO
All’orizzonte di questo deserto, si aggira lo spettro – tanto etereo quanto vasto – del neocomunismo.
Quest’ultimo non è un’ideologia né un movimento, bensì una costellazione di idee e pratiche eterogenee. Neocomunismo sono, infatti, tutte le lotte e istanze incentrate sul tema del comune: dalle libertà digitali sul web all’acqua pubblica.
Quindi, non si tratta veramente d’uno “spettro”, bensì di una potenza agente già sviluppata e consolidata. Stiamo cioè parlando dell’unica mutazione antropologica – negli ultimi decenni e in Occidente – che non sia stata determinata dal liberismo.
Sul versante della teoria, il neocomunismo dispone d’un vasto esercito che comprende Alain Badiou, Toni Negri, Slavoj Zizek e tantissimi altri.
Esso acquisisce altresì una relativa soggettività politica, al momento, tramite i movimenti occidentali di contestazione quali Indignados e Occupy Wall Street nonché, saltuariamente, tramite delimitate istanze espresse da parti del campo riformista. In altre parole, il neocomunismo esprime sia continuità che discontinuità dalla sinistra novecentesca. Tra gli
aspetti discontinui, però, vi è una sensibile tendenza a bypassare la centralità delle tematiche del lavoro; dunque, a bypassare i conflitti fra le classi sociali nonché la questione generale del potere politico.
Uno dei principali compiti del Glossario di Guerra consterà, pertanto, dell’analizzare punti di forza e punti di debolezza del neocomunismo. Questo al fine di comprendere se la costellazione neocomunista sia o meno in grado di combattere la guerra sociale in corso e se abbia, soprattutto, chance di vincerla.
LE VOCI DEL GLOSSARIO
Di seguito, le voci del glossario che si susseguiranno nelle prossime settimane:
A come Apocalisse B come Banca Centrale Europea C come Classe sociale D come Destre E come Equitalia F come Fisco G come Goldman Sachs H come Hugo Chavez I come Islanda J come Job Immigration (lavoro migrante) K come Krugman (e altri economisti) L come Libia M come Mario Monti N come Neocomunismo O come Occupy Wall Street P come Precari Q come Quotidianità R come Repubblica (il quotidiano) S come Sinistre T come Teorie del Complotto U come Ungheria V come Vaffanculo Day (Grillo, Casaleggio e le multinazionali) W come Welfare State X come X-Hour (ora X) Y come Yunus Z come Zizek
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