Oggi recensiamo un manifesto politico che viene presentato, in questi giorni, in giro per l’Italia. Si tratta del Manifesto dei lavoratori autonomi di seconda generazione, redatto da ACTA: quell’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato che avevamo già citato ai tempi del nostro sit-in sotto la sede dell’Inps.
L’espressione “lavoro autonomo di seconda generazione” emerse nel dibattito sociologico italiano a partire dal 1997, grazie al sociologo Sergio Bologna. Questi, insieme ad Andrea Fumagalli, curò una raccolta di saggi intitolata all’argomento che, all’epoca, suscitò ampio dibattito (fra gli addetti ai lavori, ovviamente). In breve, il lavoro autonomo di seconda generazione – secondo Bologna – costituisce una delle caratteristiche centrali di quel ciclo economico più che trentennale usualmente definito postfordismo. Il variegato insieme costituito da partite Iva, consulenti , web workers e freelance che ingrossa da decenni il mercato del lavoro non costituisce, secondo questa tesi, una mera resa ai valori individualisti della competizione mercantile ma rappresenta, piuttosto, una pulsione di massa verso la creatività, l’indipendenza e l’autovalorizazione nel lavoro.
Il Manifesto che Acta sta presentando in questi giorni è dunque espressione soggettiva e autonoma - diretta, insomma – del lavoro autonomo di seconda generazione. Il paradigma a suo tempo elaborato da Sergio Bologna viene qui ripreso, ma adattato al tempo presente. Infatti, c’è da prendere atto di come nell’ultimo decennio – e in particolare con l’avvento della crisi globale nel 2008 – il lavoro autonomo si sia, in larga misura, precarizzato.
Il Manifesto di Acta dice, molto in sintesi, le seguenti cose:
1) Negli anni ’90, ai tempi della new economy, vi fu un’illusione di massa sulle “magnifiche sorti e progressive ” di quel periodo, nonché tutta un’epica iper-ottimista sul diventare “imprenditori di se stessi”. Quella visione si è, alla fine, scontrata con la dura realtà d’un mercato sempre più difficile e impenetrabile. Ciò malgrado, quell’istanza di autovalorizzazione e indipendenza che sta all’origine del lavoro autonomo contemporaneo, va oggi preservata e valorizzata.
2) Sul piano giuridico, il lavoro autonomo indipendente non ha un riconoscimento vero e proprio giacché esso viene definito soltanto atttraverso il Codice Civile. Lo Statuto dei Lavoratori del 1970, inoltre, prevede tutele e ammortizzatori solo ed esclusivamente per il lavoro dipendente tradizionale. Per i precari dipendenti e per gli autonomi, invece, non è previsto nulla di nulla.
3) Sul piano della fiscalità e della previdenza, occorre più trasparenza nella gestione dei fondi previdenziali come l’Inps, nonché maggiori possibilità di rinviabilità e detraibilità per determinati versamenti contributivi.
4) Sul piano dei diritti universali, i lavoratori autonomi devono ricevere piena assistenza pubblica nei periodi di maternità e malattia, nonché adeguati ammortizzatori sociali nei periodi in cui mancano committenti per cui lavorare.
5) Sul piano della formazione, va detto che la necessità di “formazione permanente” che il mercato impone ai singoli dovrebbe tradursi, soprattutto grazie al web, in possibilità di autoformazione. Questo perché il mercato esistente della formazione è inefficace e, fondamentalmente, finalizzato a mantenere in vita con finanziamenti pubblici Enti legati a questa o quella associazione di categoria. Occorre, inoltre, la totale deducibilità dei costi sostenuti per l’autoformazione, nonché l’emissione di voucher (una sorta di “buoni spesa”) che il singolo lavoratore possa spendere anche al di fuori dell’ambito degli enti accreditati.
6) Sul piano della coalizione e della mobilitazione, sono necessarie iniziative di pressione e di protesta nei confronti dell’assetto legislativo vigente, nonché l’opporsi al tentativo di risolvere i problemi istituendo nuovi Ordini professionali.
Ai punti sopra elencati, nel Manifesto si aggiungono altresì l’elencazione dei servizi che Acta offre ai propri associati (formazione, co-working, convenzioni a tariffa agevolata con commercialisti), più una serie di ulteriori rivendicazioni fiscali riguardanti Irap e Iva.
Quest’ultimo punto è, sicuramente, il più difficile da far passare presso un uditorio di sinistra. La lotta fiscale, da sempre, viene interpretata in tali contesti come una cosa “di destra”. Ma la progressiva autonomizzazione del mondo del lavoro dovrebbe far capire che, oggi, il fronte di lotta per i lavoratori si trova anche lì: sul piano fiscale. (La Lega Nord l’ha capito da vent’anni e, infatti, a ogni elezione riesce a erodere sempre più alla sinistra i consensi della working class.)
Concludendo, Acta afferma di volersi assumere il compito storico di “impedire la svalorizzazione del capitale umano nell’epoca della conoscenza”.
Che altro dire? Salotto Precario è in piena sintonia con Acta nell’analisi, nel merito delle proposte, nonché nella modalità operative.
In altre parole, speriamo d’incontrarci presto!













“Concludendo, Acta afferma … nell’epoca della conoscenza”.
Tranne riconoscere la proprietà intellettuale di chi, ha ideato e realizzato il QUINTO STATO, cioè io. Oltre a un’enormità di altro lavoro che, da volontaria e in quanto art director, ho fatto in questi anni per Acta.
“Che altro dire? Salotto Precario è in piena sintonia con Acta nell’analisi, nel merito delle proposte, nonché nella modalità operative.
In altre parole, speriamo d’incontrarci presto!”
Davvero?
Lo sapete che Acta è, da sempre, totalmente contraria al reddito di cittadinanza?
Che Acta voleva fare al governo la proposta di aumentare la nostra età pensionabile in cambio di pochi mesi di indennità maternità? Il governo l’ha, ovviamente, preceduta.
Acta ha orrore di essere identificata con i precari e rivendica l’orgoglio di essere partita IVA: imprenditori di se stessi, anche se senza lavoro, senza diritti, senza tutele e senza pensione
Cosa abbiamo a che fare noi precari con una associazione di un centinaio di soci (in tutta Italia) che aborre essere identificata con noi e che mai, mai e poi mai è scesa in piazza con i precari?
[...] di Acta devo dire qualcosa di costruttivamente critico. Io condivido praticamente tutto del loro Manifesto del Lavoro Autonomo. Non capisco, però, il loro volersi smarcare a tutti i costi dall’ambito del lavoro precario [...]