Quanti sono i precari in Italia? Tempo fa, l’Istat stimò 3 milioni. L’Isfol scrisse d’un range tra i 3,5 e i 4, 5 milioni. L’Eurispes elaborò invece una stima di 6 milioni. E l’elenco potrebbe continuare a lungo, presentando cifre sempre divergenti.
Ma perché tutti “danno i numeri” in ordine sparso? Il motivo è che il termine “precari”, per la giurisdizione del lavoro, riguarda soltanto alcune parti del lavoro flessibile. E, soprattutto, vi è disaccordo su quali di queste parti debbano essere incluse nella lista e quali no. A seconda delle diverse statistiche, quindi, non vengono annoverati fra i precari gli interinali, le numerose partite Iva “povere” nate dal 2003 a oggi, le prestazioni occasionali e il lavoro in nero.
Occorre pertanto far uscire la discussione dal piano tecnico-giuridico e provare, invece, a elaborare una definizione sociologica del concetto di precarietà. Nel nostro piccolo, noi di Salotto Precario abbiamo provato qualche tempo fa a stabilire che “precari” possono dirsi quei cittadini aventi in comune quattro caratteristiche: a) non avere un impiego fisso; b) avere una prospettiva scarsa o nulla di ottenere una futura pensione; c) soffrire la difficoltà o l’impossibilità di metter su famiglia e/o di procreare; d) faticare o non riuscire affatto ad accedere al credito.
Tutto questo ci porta ad affermare che, fra le tante stime numeriche esistenti, la più corretta è quella del sociologo Luciano Gallino. Questi, nel suo saggio del 2007 Il lavoro non è una merce, sommò le varie categorie di persone afflitte da precarietà e ne ricavò una stima di 6 milioni ai quali dovevano però essere aggiunti 4,8 milioni di lavoratori in nero. Totale: tra i 10 e gli 11 milioni di italiani.
(Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, l’ammontare dei precari è ufficialmente stimato intorno alle 300.000 persone. Ora, sulla base delle considerazioni a livello nazionale di cui sopra, appare ovvio che tale cifra dovrebbe essere come minimo raddoppiata.)
Passare da un paradigma giuslavoristico a una definizione di tipo sociologico, comporta ovviamente conseguenze a livello di azione politica. Significa, infatti, non delimitarsi entro le politiche del lavoro e aprire, invece, un nuovo fronte di battaglia sul piano delle politiche sociali. In altre parole, si tratta di immaginare interventi non soltanto rivolti a specifiche categorie di lavoratori, bensì destinati a tutti i cittadini, in età lavorativa, che siano in possesso delle quattro caratteristiche di cui sopra. Interventi concepiti a livello di Comune, Provincia e Regione. Interventi progettati in termini di servizi gratuiti (locali uso ufficio, assistenza fiscale e legale, ecc.), certificazione delle competenze (secondo ricerche della Regione Emilia-Romagna, più del 60% dei giovani svolge mestieri appresi in maniera informale: senza avere, cioè, un pezzo di carta che attesti il percorso di formazione svolto), basic income (reddito di cittadinanza o reddito-base nei periodi di non-lavoro).
Solo così – con delle politiche sociali – potranno essere inclusi sia i precari del lavoro dipendente che gli autonomi e i freelance. Solo così potranno essere inclusi i tanti che vagano da un “lavoretto” occasionale all’altro. Solo così si potrà intervenire sul lavoro precario e, allo stesso tempo, tentare di far fuoriuscire dal sommerso chi lavora in nero. Solo così, infine, potranno essere gettate le basi per un processo di coalizione e mobilitazione che porti i precari – di ogni tipologia e settore – a scendere in piazza e rivendicare quel diritto a un lavoro dignitoso che l’Articolo 4 della Costituzione garantisce (teoricamente) a ogni cittadino.
Quali politiche sociali a livello locale? Di questo, dunque, si parlerà alla Festa dell’Unità – giovedì 2 settembre alle ore 23.00 – durante il Salotto Precario intitolato Ci sono cose più urgenti dei graffiti. Per questo incontro, abbiamo invitato Rosanna Di Mauro (Coordinatrice Regionale Nidil-Cgil), Domenico Papaleo (Sinistra, Ecologia e Libertà) e un rappresentante della Campagna YesWeCash. Ovviamente, anche il pubblico avrà la possibilità di intervenire!
A giovedì!













[...] in termini sociologici: è precario, semplicemente, chi non ha lavoro fisso e non avrà pensione. Come da noi ricordato in precedenza, infatti, quando si definisce il concetto di precarietà soltanto in termini giuridico-contrattuali [...]